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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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Il Sud è stato drasticamente tagliato nella spesa per la scuola e per la sanità, addirittura abolito nella spesa per infrastrutture degli ultimi cinque anni. Tutto ciò è avvenuto in un centro decisionale nascosto come la Conferenza Stato-Regioni. Ma ora è doveroso ringraziare pubblicamente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per avere posto come tema dominante proprio la crescita delle diseguaglianze. Chiunque si opponga al progetto integrato Alta velocità-porti-retroporti e Ponte sullo Stretto nel Mezzogiorno e alla sua attuazione in due-quattro anni massimo, accompagnato da una corposa fiscalità di vantaggio, si assume la responsabilità della disintegrazione del Paese

Ci siamo fatti del male da soli pensando di fare del bene al Nord con la favola della locomotiva. Ci siamo fatti male da soli fino al punto di essere capaci di autodistruggerci. Il dato è che non solo non abbiamo ridotto le diseguaglianze ma che volutamente le abbiamo addirittura incrementate. Tutto ciò è avvenuto in un arco temporale di dieci anni con una esplosione nell’ultimo quinquennio. Tutto ciò è avvenuto in un centro decisionale nascosto della democrazia tradita italiana che è la Conferenza Stato-Regioni dove si sono saldati gli interessi della Destra leghista e della Sinistra Padronale tosco-emiliana. La governance reale della spesa pubblica italiana è stata saldamente nelle mani “olandesi austriache” di casa nostra che hanno pagato il conto della austerità europea e della crisi industriale del Nord (cassa integrazione e morte della grande impresa) con le risorse nazionali e europee destinate alle donne e agli uomini del Sud per la spesa sociale e per gli investimenti in infrastrutture di sviluppo.

Si è fatto strame di ogni diritto di cittadinanza e si è ridotto il reddito pro capite del Mezzogiorno alla metà di quello del centronord ponendo le basi irreversibili della nuova questione settentrionale che è la sintesi della crisi di valori e di valore dell’economia del Nord alimentata dall’indebito privilegio assistenziale che ha fatto crescere clientele e mafie endogene e ha finito con il privarla del suo primo mercato interno di consumi svuotato dalle mani rapaci di amministratori regionali miopi e, spesso, disinvolti. Tutto questo è avvenuto nel silenzio complice generale e, cosa ancora più grave, nel silenzio complice delle classi di governo delle Regioni del Mezzogiorno e del suo ceto intellettuale. Terribile.

Questo giornale è nato nel segno di questa operazione Verità e lo ha fatto dal suo primo giorno di uscita affidandosi all’arma dell’inchiesta giornalistica sorretta dalla documentazione statistica e contabile della Repubblica italiana. In assoluta solitudine e prima di tutti, anzi nell’atteggiamento di sufficienza di molti, abbiamo calcolato in 60 e passa miliardi l’anno la sottrazione indebita di risorse pubbliche che il Nord opera a spese del Sud attraverso il trucco della spesa storica e un accordo di potere miserabile che viola i principi fondanti della Costituzione. Il Mezzogiorno è stato drasticamente tagliato nella spesa per la scuola e per la sanità, addirittura abolito nella spesa per infrastrutture degli ultimi cinque anni. Per questo vogliamo ringraziare pubblicamente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per avere posto come tema dominante nel cinquantennio delle Regioni proprio la crescita delle diseguaglianze.

Siamo al punto finale di una lunga, pluriennale storia sbagliata per l’Italia e per il Mezzogiorno. Siccome non ci siamo limitati a fare analisi e denunce, ma abbiamo dimostrato in modo capillare gli effetti perversi di queste scelte, misurandone ogni giorno e in ogni campo dimensione e qualità, oggi ci sentiamo di dire che ci avviamo alla irreversibilità del fenomeno. Senza interventi radicali immediati ci avviamo verso la irreversibile decrescita dell’intero Paese. Chiunque si opponga al progetto integrato Alta velocità-porti-retroporti e Ponte sullo Stretto nel Mezzogiorno e, soprattutto, alla sua attuazione a seconda delle opere in due-quattro anni massimo accompagnato da una corposa fiscalità di vantaggio, si assume la responsabilità della disintegrazione del Paese, dell’uscita dell’Italia dal novero delle economie industrializzate e del fallimento del progetto europeo. Mi sembra troppo anche per gli incalliti ragionieri padani “austro olandesi” della rendita pubblica nostrana. Anche perché l’abuso di potere che rischia di fare saltare il Paese oggi è nudo. Non consentiremo loro nuovi travestimenti.


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