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Il Governo Conte bis attualmente in carica

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IL GOVERNO Conte che cosa vuole fare con il Recovery plan? I francesi chiariscono qual è il loro obiettivo e noi? Qual è il nostro obiettivo? Ce ne è uno solo possibile e urgente: riunificare le due Italie garantendo alle aree deboli ogni tipo di infrastruttura materiale e immateriale di cui sono state private in modo miope negli ultimi venti anni. Scuola e università, ricerca, rete in fibra, treni veloci, porti e retroporti riorganizzati, ospedali e medicina sul territorio. Bisogna intervenire qui, in un’area di venti milioni di persone che hanno un reddito pro capite pari alla metà degli altri due terzi, con un progetto organico dichiarato che abolisca le mance assistenziali e faccia le opere, investa sul capitale umano, recuperi una dimensione nazionale produttiva da grande economia industrializzata.

Bisogna fare questo perché se siamo diventati il grande malato d’Europa la ragione è una sola e riflette la veduta corta di chi ha saccheggiato il bilancio pubblico per finanziare l’assistenzialismo al Nord con i soldi dovuti per lo sviluppo al Sud. Serve un progetto organico dichiarato e condiviso. Invece niente di tutto ciò, il progetto se c’è davvero resta coperto, non appare in modo formalizzato e trasparente. Perché il buon lavoro di impostazione e metodologico del ministro Amendola è noto a tutti, così come lo sono le idee meridionaliste del Presidente Conte, ma la tattica politica quotidiana imperante e il tamburo di un’informazione mainstream impediscono di compiere il gesto solenne. L’informazione del volere fare è stata una regola in tempi passati ma abbiamo visto dove ci ha portati.

Sono sbalordito. Anche un cieco può “vedere” che in Italia la scuola non ha riaperto. Che tutti gli studenti del Mezzogiorno sono a casa, che in alcune regioni forse riapriranno il 24, in altre ancora dopo, in alcune aree interne addirittura mai. Tutto ciò non impedisce di raccontare a reti unificate che la scuola italiana ha riaperto. Ma riuscirà prima o poi qualcuno a dire che la scuola del Mezzogiorno, indipendentemente dal Covid, ha fame antica di buona edilizia scolastica, di sapone e carta igienica prima ancora dei banchi monoposti peraltro mai visti?

Ma davvero davvero vogliamo fare finta che chi ha il 15% di certificazione igienico-sanitaria parte alla pari con chi ne ha il 60% e passa? Ma vogliamo prendere atto o no, una volta per tutte, che ogni cittadino emiliano-romagnolo prende il triplo esatto di quello che riceve un cittadino campano per le sue reti infrastrutturali e che, di questo passo, possiamo solo chiudere l’Italia come grande Paese industrializzato?

Vogliamo continuare con la politica dei bonus, gli 80 euro, il reddito di cittadinanza, quota cento e così via, o vogliamo cominciare non a dire ma a mettere nero su bianco che gli 80 miliardi a fondo perduto del Recovery plan vanno tutti spesi nel Mezzogiorno per fare alta velocità e capacità ferroviarie da Napoli a Reggio Calabria e in Sicilia? Per fare decollare la grande logistica e la grande portualità mettendo in rete Napoli, Bari, Taranto e Gioia Tauro?

La vogliamo smettere con le gratuite giravolte della decarbonizzazione dove una volta c’era la prima acciaieria più pulita d’Europa e che deve tornare ad esserci integrata in un disegno serio di sviluppo ambientale? Vogliamo capirlo o no che se non investiamo in scuola, capitale umano, ricerca, università continueremo a sprecare il talento dei nostri giovani che si formano nelle università del Mezzogiorno e vanno a mettere a frutto altrove il capitale costruito con i nostri soldi?

Possibile che nemmeno l’esempio della università della Calabria con i suoi successi mondiali nell’intelligenza artificiale, i primati tecnologici di Napoli, Bari, Catania, il modello di Salerno, riescono a farci cambiare idea?

Vogliamo continuare con il clientelismo e con i bonus arrivando addirittura a fare i furbetti con i rimborsi sulle sanificazioni fatte dai privati che dovevano essere rimborsare al 60% e lo saranno forse al 9%? La vogliamo smettere o no di prenderci in giro per favore? Non ne posso più di sentire economisti à la page che tornano a parlare di “piccole opere” per le popolazioni del sud. Un autobus, le Ferrovie locali e così via, un’aula nuova, una riverniciatura e magari anche qualche servizio igienico rimesso a posto, ma siamo seri! Questo sì che è clientelismo puro oltre che velato, miope snobismo.

L’Italia ha bisogno di un’idea organizzata di sviluppo, questa idea si chiama grandi infrastrutture materiali e immateriali al Sud da realizzare in tre massimo quattro anni. Il resto sono chiacchiere molto pericolose. In alcuni casi immorali.

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