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Angela Merkel: la Germania, e l'Europa, si interrogano sul futuro senza di lei

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È importante che la grande coalizione tedesca anche senza la Merkel non smobiliti e riparta con una guida socialdemocratica che ancora di più dei conservatori vuole la nuova Europa. Abbiamo bisogno di una Germania che riesca a passare da locomotore dell’economia europea a guida politica della nuova Europa. Se restiamo a lungo senza la Germania, con una Francia incerta, sarà difficile mettere un po’ d’ordine in Europa e tanto meno sarà possibile mettere becco nella vera, grande sfida che è quella tra Stati Uniti e Cina. Della nuova Europa politica  la figura più carismatica di indirizzo e di guida è quella di Mario Draghi, ma dovrà vincere la partita degli investimenti in casa che è la partita della riunificazione delle due Italie e, a ben vedere, la partita decisiva della nuova Europa

NOI custodiamo una speranza. Anzi, qualcosa di più. Vogliamo dare credito a chi conosce meglio di noi le cose tedesche. Anche se sul mercato dei media non va per la maggiore, noi riteniamo che dopo tanti giri a vuoto tornerà la grande coalizione guidata questa volta dal socialdemocratico Olaf Scholz. Hanno detto per una vita che il partito junior (SPD) perde voti con un’emorragia di sangue elettorale a favore del partito senior (CDU/CSU) e invece accade l’esatto contrario che non può non alimentare interrogativi e riflessioni di medio periodo.

Ci sono fondate ragioni per non buttare a mare il valore della stabilità tedesca e ragioni ancora più fondate per proseguire nel solco della Merkel del Next Generation Eu e, cioè, del debito comune europeo e della solidarietà che è il valore finale della stabilità tedesca impersonificata dalla stessa Cancelliera e dal suo vice socialdemocratico, appunto Scholz, uscito vincitore dalle urne. Rispetto a questo disegno di Europa, che nasce dalla pandemia e dal nuovo ’29 mondiale che cambia gli umori dei cittadini tedeschi, i liberali scassano e i Verdi fanno confusione. Possono dare il loro contributo perché esprimono storie importanti, ma non devono esercitare poteri di ricatto.

Diciamocela tutta. C’è stata una Merkel1 che ha seguito gli umori dei cittadini tedeschi indignati perché i greci avevano falsificato il bilancio dello Stato e questo ha moltiplicato i danni prodotti dalla crisi dei debiti sovrani allargando ingiustamente il solco tra i  Paesi del Nord e del Sud dell’Europa. Si è somministrata la medicina sbagliata della austerità e, prima dell’arrivo di Draghi, la Banca centrale europea (Bce) ha sbagliato totalmente la politica monetaria. C’è stata una Merkel2 che ha ancora una volta seguito l’umore profondo della sua comunità che avverte il peso dell’isolamento determinato dalla pandemia e trova la forza per capire che le ragioni della solidarietà e la soluzione dell’unico grande squilibrio territoriale europeo sopravvissuto a tutto e a tutti, quello del Mezzogiorno d’Italia, devono essere i principi guida di un’Europa che sceglie senza indugi un assetto federale compiuto e persegue la coesione sociale.

Questi sono i punti cardinali della questione tedesca che coincidono con i punti cardinali della questione europea.  Che delimitano nel territorio italiano il campo da gioco dove si farà o non si farà la nuova Europa. Si restituirà o non si restituirà al mondo un player globale in un quadro geopolitico post nuovo ’29 mondiale che appare frammentato nel Vecchio  Continente, infiacchito in America e segnato dall’incognita cinese che fa più paura di tutto.  

La ripresa globale è legata alla Cina, ma nessuno sa veramente che cosa sta accadendo alla sua economia. Ci confrontiamo giorno dopo giorno con un problema geopolitico militare di livello alto, misurato dalla tensione tra Stati Uniti, Russia e Cina. C’è un problema che tende a essere strutturale che riguarda gli approvvigionamenti perché  la ripresa abbisogna di materie prime e di semilavorati che costano più di prima così come  di semiconduttori che ugualmente scarseggiano e hanno prezzi in aumento.  C’è un problema di livello ancora superiore che deve preoccupare ancora di più e riguarda la domanda  complessiva del mondo che scende. Soprattutto perché la grande fiammata americana fatta tutta di trasferimenti a famiglie e imprese rischia di esaurirsi all’interno del Piano di spesa pubblica corrente in quanto Biden fa fatica con il congresso a farsi approvare gli stimoli per sostenere la spesa pubblica produttiva a partire dalle infrastrutture e quella degli investimenti privati.

La verità, e non vi scandalizzate di questo confronto, è che le previsioni dell’economia italiana sono migliori di quelle che ci aspettavamo e le previsioni dell’economia del mondo sono peggiori  delle attese. La maggiore crescita italiana è quasi tutta interna perché il risparmio accumulato si sta spendendo e si sta spendendo perché il piano di vaccinazione condotto con mano ferma dal governo italiano ha avuto i migliori risultati al mondo in proporzione alla popolazione. Perché si percepisce che è cambiata l’accoglienza internazionale dell’Italia e si ha fiducia in chi ha determinato questo cambio di opinione globale su di noi. In realtà come per gli Stati Uniti anche per l’Italia sarà fondamentale il capitolo degli investimenti e, nel caso specifico, di quelli del Piano nazionale di ripresa e di resilienza.

Per questo Draghi con il suo consueto pragmatismo parla di tema arido,  magari  banale, ma assolutamente decisivo che è proprio quello di fare finalmente girare la macchina pubblica italiana degli investimenti e di farla girare a regime subito, non tra qualche anno, perché non abbiamo più tempo da comprare. Per questo Draghi preme per un patto sociale per l’Italia perché nessuno si può tirare fuori se si deve cambiare registro su investimenti, capitale umano, produttività.  Se la ripresa italiana è solo recupero di risparmio e esportazioni legate alla ripresa globale, allora rischiamo perché non basta il rimbalzone e la domanda mondiale è incerta. Gli Stati Uniti hanno annunciato un Piano da duemila miliardi di dollari e forse ne metteranno in circolo mille. L’Europa  ha annunciato un piano di 750 miliardi di euro e forse ne spenderà 600.

Vi rendete conto che di questi 600 miliardi un terzo sono solo italiani? Capite allora perché l’Italia è diventato il campo da gioco della nuova Europa? Vi rendete conto perché è importante che la macchina giri e che tutti aderiscano convintamente al nuovo patto sociale? Capite perché è importante che la grande coalizione tedesca non smobiliti e riparta con una guida socialdemocratica che ancora di più dei conservatori vuole la nuova Europa? Anche perché è evidente a tutti che la Bce ha creato liquidità e ha tenuto sotto controllo i tassi, ma come la Federal Reserve negli  Stati Uniti non potrà  farlo all’infinito. È noto che in America questo problema sta crescendo, hanno già  un’inflazione maggiore della nostra. Alla fine alzeranno i tassi e compreranno meno debito pubblico.  

Insomma: serve che l’Italia continui a fare il suo e dimostri di saperlo fare sul terreno scivolosissimo dell’attuazione delle riforme e degli investimenti, ma serve ancora di più che l’Europa non abbandoni il nuovo percorso intrapreso.  Perché ciò avvenga abbiamo bisogno di una Germania che riesca a passare da locomotore dell’economia europea a guida politica della nuova Europa. Non possono i tedeschi continuare a fare gli affari con i russi e con i cinesi e poi dire che l’energia è una cosa e l’Europa  è un’altra cosa. Nessuno provi a spacciare come grande esercizio di democrazia il fatto che dovremo attendere fino a Natale per avere un governo tedesco nella pienezza dei poteri. Un grande esercizio di democrazia viceversa è dire il giorno dopo le elezioni chi governa il Paese.

Speriamo solo che dopo tanti giri a vuoto si torni alla supercoalizione a guida socialdemocratica e si mantenga il tracciato già individuato che ha come architetto storico Mario Draghi, e che ha avuto nella Germania dell’ultimo scorcio di mandato da cancelliere della Merkel il più solido alleato politico. Se restiamo a lungo senza la Germania, con una Francia incerta e un Regno Unito che se ne è andato per i fatti suoi, sarà  già difficile mettere un po’  d’ordine in Europa e tanto meno sarà possibile mettere becco nella vera, grande sfida che è quella tra Stati Uniti e Cina. Della nuova Europa politica, con la Germania che a fatica resta nel solco tracciato, la figura più carismatica di indirizzo e di guida è quella di Mario Draghi, ma dovrà vincere la partita degli investimenti in casa che è la partita della riunificazione delle due Italie e, a ben vedere, la “finale della Champions League” della nuova Europa.

Così è se vi pare, disse Pirandello.  Che vuol dire che così è anche se non vi pare.


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