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La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte

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Il punto sottovalutato è che i tassi di interesse in Italia sono troppo alti rispetto agli altri Paesi anche nella stagione dei tassi ai minimi. Quindi chi investe sull’Italia si assicura un po’ di più perché c’è un rischio di più che ha la sua sintesi algebrica nel nostro debito pubblico. Come se ne esce? In un solo modo: spendendo bene i soldi europei. Facendo cioè l’esatto contrario di quello che si è fatto fino a oggi

NON vogliamo partecipare al bancolotto delle previsioni di crescita. Possiamo dire con tranquillità che la curva al rialzo del debito pubblico è sottostimata e che i numeri della tabellina triennale del Ministero dell’Economia risentono dell’ottimismo della volontà obbligatorio per dare ai mercati un segnale di fiducia. Il punto è che i fondi europei sono tanti, di vario tipo e di varia esigibilità. Sono sul Mes se li si vuole prendere per rispondere all’emergenza sanitaria. Sono sul Sure per finanziare la cassa integrazione e, in genere, spesa sociale. Sono alla voce Bei come prestiti per finanziare infrastrutture di sviluppo. Sono in misura rilevante (209 miliardi) compresi nel piano Next Generation Eu con un sistema di rendiconto e monitoraggio molto forti, in parte a fondo perduto in parte come finanziamenti onerosi ma di favore, figli di una scelta politica europeista innovativa sottoposta alle convulsioni che la portata di questa scelta determina. Il punto sottovalutato da tutti in casa è che i tassi di interesse italiani sono troppo alti rispetto agli altri Paesi anche nella stagione dei tassi ai minimi. Per un titolo decennale tedesco il tasso è negativo allo 0,54%, noi paghiamo lo 0,80%.

Apparteniamo ancora a due mondi diversi, chi sta sotto e chi sta sopra. Attenzione: per lo stesso titolo decennale la Spagna paga lo 0,23% e, cioè, poco più di un quarto di quanto paga l’Italia. Anche Portogallo e Cipro stanno messi meglio di noi. Insomma: tra quelli che stanno sopra lo zero, tranne la Grecia, siamo i peggiori. I mercati sono tante persone che risparmiano e gestori specializzati che gestiscono questi risparmi. In questa fase vogliono tutti rendimenti modesti ma non negativi e, per investire in Italia, si assicurano un po’ di più perché hanno un rischio di più che ha la sua sintesi algebrica nel nostro debito pubblico. Questa è la realtà che si tende a dimenticare.

Quando si parla dei 209 miliardi del Recovery Fund e della girandola di fondi comunitari e bancari europei se ne discute come se fossero tutte sovvenzioni a fondo perduto. Non è così, prima lo si capisce meglio è. Come se ne esce, allora? In un solo modo: spendendo bene, almeno un po’ meglio, i soldi europei. I finanziatori europei e i mercati vogliono sapere che cosa ci facciamo con questi quattrini e ancora troppi in Italia sostengono con pericolosa leggerezza che a caval donato non si guarda in bocca. Errore grave. Se il cavallo è prestato, non donato, si guarda eccome in bocca. Abbiamo davanti a noi lo stesso rischio del reddito di cittadinanza. Mi spiego: di fronte a chi sta male, di fronte a una debolezza diffusa, la collettività ha il dovere di aiutare, ha il dovere di farsi carico di queste sofferenze; ha il dovere di garantire alle persone in difficoltà un sostegno economico minimo e di porre le basi per un’occupazione produttiva delle stesse persone, questo insegnano le grandi democrazie occidentali. segue a pagina II

Se, invece, come è accaduto in Italia con il reddito di cittadinanza, chi dovrebbe “trovare” il lavoro a chi riceve l’aiuto “trova” solo il lavoro per se stesso non per gli altri, e magari compra un software dagli amici americani che si sapeva dall’inizio che non avrebbe funzionato ma lo si compra lo stesso, se insomma non si sanno spendere bene i soldi e non si sa fare una buona programmazione, allora i mercati ti fanno pagare di più perché capiscono che non sei capace di realizzare una buona, sostenuta, equilibrata ripresa economica, soprattutto a livello territoriale.

A quel punto, il debito costa di più e il suo rapporto sul prodotto interno lordo sale. Sbaglia chi dice di non curarsene perché tanto il debito è sostenibile fino a che i tassi sono bassi e tanto poi ci pensa la Bce a comprare tutto. Ragionamento del tipo “ma che ti agiti a fare tanto la Bce se li prende a qualunque tasso, ciò che spendi ti viene restituito come dividendo dalla Banca d’Italia che compra i titoli con i soldi della Bce” sono davvero pericolosi. Perché questi soldi oggi ci sono, ci saranno ancora a lungo, ma un bel giorno non ci saranno più.

Oggi abbiamo un’opportunità straordinaria per spendere bene i fondi europei, perché se ne saremo capaci, avremo un interesse del debito molto più basso, il prodotto salirà, e pagheremo ancora di meno. Questo è il circolo virtuoso che serve all’Italia. Purtroppo, i comportamenti sono tutti a favore del circolo vizioso opposto. Il primo, corposo indizio sono le manovre in atto per continuare a togliere al Mezzogiorno le risorse pubbliche della spesa sociale e infrastrutturale negate negli ultimi venti anni. Sono comportamenti miserevoli. Sono quelli che hanno portato l’Italia a essere l’ultima in Europa. Vogliamo continuare così?

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