Vladimir Putin
6 minuti per la letturaPasso dopo passo il rischio è che il piede si giri sull’economia che implode o su un nuovo rischio Italia sui mercati. Il sentiero è quello più stretto di tutti i Paesi europei perché abbiamo il più elevato tasso di dipendenza energetica e alimentare da Russia e Ucraina e abbiamo il debito pubblico al 150% del Pil. Per questo chi nella nostra politica grida sanzioni alla Russia non guarda il precipizio italiano collegato a differenza di quello che fanno tedeschi e austriaci. Impegniamoci perché la politica europea dica agli americani di lavorare per fare la pace, non per incendiare tutto e fare la pace solo in casa loro. La politica europea dovrebbe favorire il processo di condanna della storia di Putin e di confronto geopolitico serio tra Est e Ovest, pretendendo che Cina e Stati Uniti prendano loro in mano la matassa per sbrogliarla. Questo vuol dire fare politica e inseguire la pace, non gridare “sanzioni, sanzioni” quando il massimo di sanzioni fanno più male a noi europei che alla Russia.
L’Italia cammina su un sentiero strettissimo. Passo dopo passo il rischio è che il piede si giri sul burrone dell’economia che implode o sul burrone di un nuovo rischio Italia sui mercati. Il sentiero dell’Italia è quello più stretto di tutti i Paesi europei perché ha il più elevato tasso di dipendenza energetica e alimentare da Russia e Ucraina e perché ha il debito pubblico che è al 150% del prodotto interno lordo che la Germania non vede neppure con il binocolo.
Se ti muovi troppo in un senso dando aiuti a tutti corre il debito, implodono i mercati e torna la grande paura che abbiamo già vissuto una volta. Se ti muovi troppo nel senso opposto di modo che fai il minimo indispensabile perché il deficit può salire di qualche decimale rispetto a quello previsto, non di più, allora implode l’economia con milioni di posti di lavoro a rischio perché le aziende senza energia chiudono e le famiglie con i portafogli vuoti e al freddo non spendono. Ricordarsi che se implode l’economia poi esplode anche il debito, perché manca la crescita di prodotto interno lordo che permette di farlo scendere. Tutto questo appartiene alle informazioni basiche.
Tutti gli investitori del mondo, le imprese e le famiglie italiane guardano alle decisioni europee sulle nuove sanzioni nei confronti della Russia macchiatasi di orrori che appartengono alla peggiore storia criminale del mondo e che non possono rimanere impuniti. Sanno bene qual è la situazione nei rapporti sull’energia tra Putin e Europa i ministri dell’economia della Germania e dell’Austria. Hanno dichiarato senza tanti giri di parole che le loro economie non sopravviverebbero all’embargo del gas russo. L’allegra brigata dei politici italiani sente di avere alle spalle non un’economia più dipendente di quella tedesca e austriaca dalle materie prime russe e ucraine, ma una potenza economica (sic!) che trivella l’Adriatico e l’Africa in un mese e trova 29 miliardi di metri cubi di gas per fare camminare a regime le macchine della manifattura italiana e illuminare le case degli italiani. Capi e capetti si abbandonano alle dichiarazioni più estemporanee implorando l’arma letale della finanza della improbabile distruzione russa e della certa distruzione dell’Italia. Che è appunto il blocco delle importazioni di gas da Putin.
La verità è che l’economia nella politica italiana è diventata un surrogato della propaganda elettorale. Armare le famiglie contro le bollette, certo, non vedere quello che si è già fatto sia con il bilancio pubblico sia colpendo gli extraprofitti e il moltissimo che si deve ottenere dall’Europa come compensazioni finanziarie immediate e tetto massimo europeo e italiano al prezzo del gas e delle materie prime. Agendo questa volta sì di nuovo a livello europeo contro gli extraprofitti putiniani e di chi, come gli olandesi, vorrebbe addirittura moltiplicare sugli orrori di Bucha del crimine russo i loro extraprofitti finanziari.
Chiedere il blocco totale delle importazioni di gas dalla Russia per monetizzare il consenso di una popolazione italiana giustamente indignata per le mostruosità della guerra di Putin, ma ben guardandosi da usare un linguaggio di verità che riguarda i morti di guerra in economia italiani che sono proprio moltissimi di quelli giustamente indignati. Si fanno solo discorsi alla pancia degli elettori per come si presume che quella pancia, non dico il cervello, si svegli la mattina dopo perché già sanno i partiti che sul lungo periodo non godono né mai più godranno per un bel po’ di fiducia.
Ci si confronta sul fatto se fare o no un Documento di economia e finanza (Def) molto conservativo con un debito ancora al 150% sul prodotto interno lordo (Pil) e una crescita al 2,8% per evitare che scoppi un problema serio sui mercati magari tra un mese o tre. Oppure si prende atto che anche senza le sanzioni estreme dopo quelle durissime già prese siamo di fatto in recessione, ma che con quelle estreme ancora da adottare siamo dritti dritti in profonda recessione. Visto che già oggi le imprese vivono per alcune ore lo shock da offerta, ma rischiano di viverlo per mesi e, a quel punto, ogni previsione di perdere due o tre punti di Pil è destinata rivelarsi largamente insufficiente e il debito al 150% del Pil per quanto comunque gigantesco rischiamo di sognarcelo.
Siamo davanti a una tragedia reale, non di quelle teatrali greche. I prezzi del petrolio americano possono arrivare in una giornata a 150 dollari al barile, i titoli di stato Usa sono ai massimi livelli da tre anni e questo aumento dei bond segnala la grande recessione, nel nostro piccolissimo anche lo spread italiano risale. I prezzi della elettricità europea sono ai massimi livelli, il New York Times dice che l’Europa non ce la fa e il Wall Street Journal più repubblicano dice che Biden ha detto quello che diceva Trump e che Putin se ne deve andare. Noi, se si decidono le sanzioni estreme, dobbiamo mettere su dalla sera alla mattina un’organizzazione militare per il razionamento delle forniture e mandare gli stessi militari a fare riaprire le centrali a carbone di Spezia, di Monfalcone, di Vado ligure, di Brindisi, e così via. Servono un altro Figliuolo o comunque uomini dotati di autorità rispettata, e forse sarebbe bene fare ritornare come una volta presso i ministeri economici ingegneri e tecnici distaccati da Eni e Enel. Capiremmo tutti meglio come stanno realmente le cose.
La politica europea dovrebbe dire agli americani di lavorare per fare la pace, non per incendiare tutto e fare la pace in casa loro. La politica europea dovrebbe favorire il processo di condanna della storia di Putin e di confronto geopolitico serio tra Est e Ovest, chiamando alle loro responsabilità Cina e India, pretendendo che Cina e Stati Uniti prendano loro in mano la matassa per sbrogliarla. Questo vuol dire fare grande politica e inseguire davvero la pace, questo dicono le parole del Presidente Mattarella da cui abbiamo tutti da imparare, non gridare “sanzioni, sanzioni” quando il massimo di sanzioni che fanno male alla Russia le abbiamo già fatte e ciò che le nuove possono ottenere è solo di spaccare ancora di più il mondo tra Occidente e Oriente, consegnare la Russia nelle mani dei cinesi e il mondo nelle mani di cinesi, indiani, arabi e autocrati riuniti. Ah dimenticavo: mandare a gambe all’aria l’economia italiana.
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