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Macerie in Ucraina

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“UNO spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”: era il 1848. Oggi suona cosi: uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro della vittoria di Putin. Lo ammettono gli ucraini: stiamo perdendo. I tank sovietici a Kiev (sovietici sì, non è un lapsus, non sarebbe diverso da Budapest ’56 e Praga ’68, la protervia e l’ambizione imperialista sono le stesse) sarebbe una sconfitta pesantissima per l’Europa, oltre che la fine dell’esistenza dell’Ucraina come stato sovrano. Abbiamo rifornito gli arsenali ucraini, abbiamo tentato di strangolare l’economia russa con una serie di sanzioni sempre definite decisive, esiziali per il Cremlino (ma l’economia di Putin non è quella di Saddam o degli ayatollah). Fatto sta che Putin sta vincendo.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale ci si chiedeva se fosse giusto “morire per Danzica”, oggi chiediamocelo per Kiev. La Russia fu sconfitta solo dal Giappone, nel 1905 in una guerra periferica e dimenticata. Ma poi ha saputo respingere tutti, da Napoleone a Hitler. Il disegno dell’autocrazia russa è esplicito, dichiarato: tornare ai fasti di Caterina la Grande.

Quindi, che fare? Se Kiev cadesse, la Nato non sarebbe tenuta a intervenire perchè l’Ucraina non ricade sotto il suo ombrello protettivo, ma risuonerebbe un “alle armi” imperioso. Il presidente francese lo ha detto più volte: pronti a dispiegare truppe europee al fianco di Kiev. Con la pronta, ricorrente minaccia del Cremlino di ricorrere a una escalation nucleare. Medvedev, ventriloquo di Putin, dice che non si combatterà in Ucraina ma sui territori dei Paesi aggressori. Macron, ormai a fine mandato, forse pensa di ritagliarsi un posto nella storia come il nuovo Churchill, per riscattare il suo scialbo doppio mandato. Ma saremmo pronti a seguirlo?

Truppe occidentali con Kiev significherebbe Terza guerra mondiale con scenari nucleari molto probabili. E con la possibile vittoria di Trump alle presidenziali Usa di novembre, l’Europa si ritroverebbe a contare solo sulle sue forze. Ma è a questo scenario che dobbiamo prepararci. Se vuoi la pace, prepara la guerra. Bisognerà fare i conti col pacifismo a senso unico, col Pd sempre in mezzo a un guado, il movimentismo iper-eccitato dei Cinquestelle, l’ambiguità della Lega di Salvini, le cautele di Forza Italia, l’andazzo un pò naif di Fratelli l’Italia. Dobbiamo essere pronti a una risposta senza ambiguità. O almeno farlo credere


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