X
<
>

Francesco Caggiano

Share
6 minuti per la lettura

I followers che commentano entusiasti i suoi video lo definiscono il nuovo Alberto Angela, perché lui, Francesco Caggiano, 19 anni, mentre lascia che una vedova nera gli cammini su una mano o un serpente di un metro e mezzo si avvolga al suo braccio, continua ad enunciare con l’aplomb e la professionalità di un consumato divulgatore scientifico, informazioni precise e dettagliate sull’esemplare in questione, inquilino del bosco che ha raccolto a mani nude senza esitazioni durante una passeggiata nel bosco.

Francesco, romano, zazzera sbarazzina e tenuta mimetica d’ordinanza, naturalista in erba, è il protagonista del canale YouTube Nel mondo degli animali, creato quando frequentava appena la prima media, con una missione precisa: mostrare attraverso video dai toni pacati e a misura d’animale, che anche la creatura più minacciosa, come il serpente o la tarantola è una vita preziosa, che merita tutto il nostro rispetto.

Un anno fa il video Alla ricerca della vipera Aspis Francisciredi in cui lo youtuber si trova a tu per tu con le fauci del temutissimo rettile ha superato il milione di visualizzazioni, un vero record per un filmato dal contenuto scientifico, portando così alla ribalta del web il giovane appassionato di natura. Non solo. Grazie all’inaspettata popolarità, Francesco è uscito allo scoperto anche con la sua seconda passione, la musica, debuttando come cantante con i singoli Oggi sarò offline e Rimani. Un nuovo talento a corredo della fama di documentarista della natura, con cui ha stupito i followers.

Francesco, partiamo dall’inizio: come è nata la tua passione per gli animali?
«L’amore per la natura me lo porto dentro dalla prima infanzia. Sono sempre stato attratto dagli animali e provavo meraviglia ogni volta che potevo osservare da vicino una formica, un grillo, una lucertola. Mio padre anche lui appassionato di natura, mi portava con sé a passeggiare nella riserva naturale dell’Insugherata, un parco meraviglioso a poca distanza da casa mia. Qui ho cominciato fin da subito a prendere confidenza con gli insetti, i rettili, gli anfibi, animali innocui. Certo, come tutti i bambini ogni volta che trovavo un animaletto ne rivendicavo il possesso, tendevo a considerarlo un giocattolo. Anche quando andavo al mare, pescavo i pesciolini e pretendevo di portarmeli a casa, ma papà fin da subito mi insegnò a osservarli per poi lasciarli tornare nel loro habitat. Ricordo ancora il dispiacere quando dovevo riconsegnare al mare i pesciolini, ma poi, ho capito».

Non hai mai avuto paura dei ragni, dei serpenti?
«No. Ne ero affascinato e avevo voglia di saperne di più su di loro. Per questo leggevo continuamente libri sugli animali e guardavo documentari americani da cui assorbivo informazioni fondamentali per poterli trovare, osservare da vicino e toccare. Poi, avrò avuto 11 anni, incontrai per la prima volta una vipera: ricordo che mia madre era terrorizzata, conoscendomi, temeva che volessi toccarla. Mi vietò di avvicinarmi e mi disse che dovevo osservarla solo da lontano».

Quando hai preso per la prima volta un serpente con le mani?
«Poco dopo. Era un biacco. Lo trovai mentre giocavo con la mia migliore amica dietro casa. Un po’ mi guidava l’istinto, un po’ guardando i documentari avevo appreso le tecniche più sicure per farlo e così lo toccai. Del resto, non ho mai avuto paura, anche se nei miei video spiego sempre che questi animali sono pericolosi e invito a non toccarli per evitare comportamenti di emulazione».

Tra i tuoi coetanei come era vista questa tua passione?
«A scuola, mentre gli insegnanti apprezzavano e mi coinvolgevano nelle lezioni di scienze, dagli altri ragazzi ero sempre considerato quello un po’ strano. La natura non è di moda. Solo qualcuno riusciva a capirmi e magari si univa con me nelle escursioni».

Hai mai rischiato di essere morso?
«Sì. Mentre stavo girando un video, una vipera si è voltata di scatto e ho fatto appena in tempo ad allontanare la mano, altrimenti mi avrebbe morso. Conservo ancora quella ripresa. Nei miei video sottolineo sempre la pericolosità di questi animali, anche se spesso i morsi delle vipere vanno a secco. L’animale cioè, mordendo non inietta il veleno. Per stabilirlo però bisogna recarsi il prima possibile in ospedale. Solo i medici possono valutare correttamente la situazione e intervenire. Ma quel che dico sempre, è di evitare di uccidere gratuitamente questi rettili vittime del pregiudizio. La maggior parte sono innocui, vanno per la loro strada. Purtroppo però, ricevo spesso messaggi con foto di serpenti uccisi in cui mi si chiede di identificare la razza dell’animale. Cerco di essere gentile, ma certo, mi si stringe il cuore, i serpenti oltretutto sono una specie protetta».

Dall’osservazione nel silenzio, immerso nella natura, ai video su YouTube che radunano migliaia di followers. Come è andata?
«All’inizio mi limitavo a riprendere col cellulare gli animali che incontravo durante le mie passeggiate e a mostrarli ad amici e parenti. Poi, vedendo intorno a me che tanti ragazzi si disinteressavano agli animali e all’ambiente arrivando anche ad uccidere le bestiole che gli capitano a tiro, ho pensato che dovevo fare qualcosa in prima persona. Così a 12 anni, insieme a un amico ho aperto il canale Nel mondo degli animali. Mio padre mi regalò una Reflex e con quella iniziai. Lui tuttora mi aiuta nelle ripese. Per realizzare un video a volte ci vuole molto tempo: per trovare un esemplare spesso ci impiego mesi, mi alzo alle cinque e mi incammino per i boschi. È il momento più bello. Poi, le riprese le monto da solo».

Poi un anno fa un tuo video sulla vipera Aspis Francisciredi è diventato virale, raggiungendo più di un milione di visualizzazioni e sei diventato popolare.
«Sì. In passato avevo già pubblicato un video con la vipera che non aveva ottenuto tutto questo successo. La differenza sta nel fatto che in quel caso ero più inesperto e avevo filmato la vipera solo dopo averla trovata, invece il video della vipera Aspis Francisciredi rientrava in un format che avevo appena inaugurato, Alla ricerca di… in cui ho iniziato a coinvolgere lo spettatore nella ricerca dell’esemplare. In ogni caso, non me l’aspettavo assolutamente, ho sempre concepito l’attività del mio canale come un hobby. Oggi ricevo bei messaggi anche da professionisti del settore e so che spesso i miei video vengono trasmessi nelle scuole».

Hai ricevuto delle offerte di lavoro?
«Ricevo dei proventi da YouTube in base al numero delle visualizzazioni, alcune aziende produttrici di attrezzature sportive mi chiedono di pubblicizzare prodotti come torce, fototrappole. Sono stato contattato anche dal talent show Italia’s got Talent. Mi hanno proposto di partecipare al programma portando con me dei serpenti da mostrare, ma ho declinato l’offerta, perché non strapperei mai degli animali al loro ambiente per stressarli mostrandoli su un palco».

Come vedi il tuo futuro? Sogni davvero di diventare il nuovo Alberto Angela o sogni di sfondare nella musica, l’altra tua passione?
«Per il momento ho terminato il liceo scientifico e mi sono iscritto a biologia. Chiaramente condurre un programma televisivo sulla natura sarebbe bellissimo, senz’altro la realizzazione di un sogno. Ma anche il percorso musicale mi affascina molto, anche del canto non posso fare a meno. Mia mamma mi ha trasmesso la passione. Alle medie la mia insegnate di musica riteneva che avessi un potenziale e ho studiato canto con Paola Canestrelli e Fabrizio Palma. Mi piace scrivere i testi e l’anno scorso ho lanciato il mio primo singolo “Oggi sarò offline”, in cui parlo dell’importanza del contatto con la natura. Poi, con l’etichetta Believe ho lanciato sempre online, il secondo singolo “Rimani”. Non so cosa farò in futuro. Quel che è certo è che i miei sogni grazie alla rete possono diventare realtà».


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE