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Michael Phillips

Tempo di lettura 2 Minuti

Il volto sorridente del ventenne Michael Phillips appare in prima pagina sul tabloid inglese “The Sun” il 25 settembre 1996. Il titolo a caratteri cubitali spiega il motivo di una tale “vetrina”: il giovane, che appena un mese prima ha ottenuto la qualifica di ingegnere aeronautico in British Airways, è uno degli arrestati in un’operazione anti-terrorismo delle forze speciali britanniche.

Passa un anno e mezzo in un carcere di massima sicurezza, per poi essere assolto e liberato. È un ragazzo cattolico cresciuto in Irlanda del Nord ai tempi dei “troubles”, una guerra a bassa intensità che ha insanguinato le strade della sua terra dal 1968 al 1998. Oggi si è rifatto una vita a Bologna, dove insegna inglese e dirige un notiziario per stranieri sul capoluogo emiliano, “Bologna Press”. Nella sua anima restano però le cicatrici del passato, che Michael ha voluto raccontare attraverso il libro autobiografico “A Belfast Boy” (ed. Homeless Book, 2020).

Fin dalla più tenera età respira il clima di odio tra la comunità cattolica e quella protestante. «Vivevamo in aree separate, emanciparsi da questa realtà era molto difficile», spiega Michael a “Il Quotidiano del Sud”. I boati delle esplosioni, i pianti per i lutti e il suono degli elicotteri e dei blindati erano sottofondi costanti. «La situazione era difficile anche per la classe operaia protestante», ma sui cattolici pesava il fardello di una discriminazione sociale antica di secoli. «Avevamo i militari britannici nelle nostre strade, quando si diventava adolescenti era quasi inevitabile covare un forte risentimento e reagire».

Rimasto orfano di padre da bambino, Michael cresce con sette fratelli e con una madre che prova a dar loro un destino diverso da quello acre che un simile contesto sembra imporre. Lui studia, viaggia all’estero, lavora, ma la violenza è come uno spettro che a un certo punto si riaffaccia.

Nel 1998 l’“Accordo del Venerdì Santo”, che Michael definisce «un passo fondamentale nel processo di pace». Spiega che da allora «la vita della comunità cattolica è migliorata, così come quella delle fasce popolari protestanti». Negli ultimi giorni, tuttavia, in Irlanda del Nord sembra riallungarsi la sinistra ombra della violenza settaria.

L’intesa sulla Brexit ha impedito il ripristino di una barriera commerciale tra Irlanda e Irlanda del Nord, mentre le merci che arrivano dalla Gran Bretagna devono sottostare a controlli doganali. «Gli unionisti si sentono abbandonati da Londra, questo spiega le loro recenti violenze», dice Michael. Il quale teme che possa ricrearsi una spirale che coinvolga anche le comunità cattoliche. «Sono preoccupato perché è appena iniziata la stagione delle marce (periodo di tensioni tra aprile e luglio in cui gli unionisti festeggiano con parate la vittoria del re protestante Guglielmo d’Orange del 1690, ndr)».

Tuttavia Michael scrutando il futuro non ha dubbi: «La divisione dell’isola ha causato troppe sofferenze. Ho sempre pensato che l’Irlanda sarebbe diventata unita, prima o poi. Ecco, sento che quel giorno non è più così lontano».


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