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Giorgia Meloni, presidente del Consiglio

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IL GOVERNO ha posto la fiducia in Aula al Senato sulla legge di Bilancio 2023 che sarà approvata oggi. A chiederla è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. La giornata di ieri era cominciata con la discussione generale sul ddl. In precedenza l’Assemblea di Palazzo Madama aveva approvato senza modifiche tutti gli articoli, da 2 a 21, della sezione II del provvedimento con gli stati di previsione dei ministeri e le relative tabelle, il totale generale della spesa, il quadro generale riassuntivo, le disposizioni diverse e l’entrata in vigore. Oggi alle 9, dunque, le dichiarazioni di voto, il voto di fiducia e il voto finale sul provvedimento. Con due giorni di anticipo, dunque, passerà la manovra, rispetto al termine perentorio del 31 dicembre: viene pertanto fugato il rischio del ricorso all’esercizio provvisorio di bilancio.

LA RIVOLTA DELLE OPPOSIZIONI

Nel frattempo, è stata approvata la nota di variazione al bilancio di previsione dello Stato per il triennio 2023-25, che apporta le modifiche al disegno di legge dovute agli emendamenti integrati al testo nel corso dell’iter parlamentare. In termini economici, con le modifiche si determina una riduzione delle spese correnti in termini di indebitamento netto e un incremento di quelle in conto capitale. Si riducono anche le entrate contributive.

Intanto, dopo avere occupato la commissione Bilancio, protestato sulla stampa e sui social e fatto appello al presidente del Senato, Ignazio La Russa, le opposizioni, per una volta unite, riescono a ottenere più tempo per l’esame, almeno formale, della legge di Bilancio. Anche se non servirà a nulla, visto che il governo, senza tentennamenti, ha posto la fiducia sull’approvazione del provvedimento, come per altro aveva fatto in occasione della votazione alla Camera. Per la verità, il governo avrebbe voluto tenere disgiunte la seduta risolutiva del Senato di oggi per l’approvazione della legge di Bilancio dalla conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prevista sempre per oggi. E potrebbe trovarsi a rispondere della nuova grana che rischia di scoppiare dentro la maggioranza, la questione divisiva delle concessioni balneari, per le quali Forza Italia ha annunciato ieri di essere pronta a chiedere l’ennesima proroga delle gare.

Mentre la premier si sottoporrà alla lunga serie di domande che la attendono (45 gli iscritti), il Senato dovrebbe comunque riuscire oggi a mettere il sigillo sulla prima tormentata manovra del Centrodestra. Iter compresso, alla fine oltre misura secondo le opposizioni, che hanno chiesto di avere almeno la possibilità di discuterne, visto che di intervenire nel merito non se ne parla. Un giorno in più non è una tragedia, si osserva nella maggioranza, ricordando che le ultime due manovre sono state chiuse addirittura il 30 dicembre. Ma l’accumularsi di errori e ritardi ha fatto infuriare allo stesso modo Pd, Avs, Iv e Movimento 5 Stelle.

LA GRANA CONCESSIONI

Chiuso non senza frizioni, anche all’interno della maggioranza, l’iter della manovra, per Meloni si presenta, come detto, la questione spinosa delle concessioni. La questione riguarda i 30mila balneari che, stando alle regole scritte nella legge sulla Concorrenza, nel 2023 dovrebbero vedere le concessioni messe a gara, come peraltro imposto anche da una sentenza del Consiglio di Stato. Un tema, quello delle concessioni e, in generale, dell’applicazione della legge Bolkestein, che ha visto negli anni il Centrodestra compatto a difesa di spiagge e ambulanti.

La direttiva Bolkestein ruota intorno al tema della liberalizzazione delle concessioni balneari, obbligando gli Stati a indire bandi pubblici per le loro assegnazioni. Se, da un lato, l’applicazione della direttiva potrebbe portare a un allineamento tra canoni attuali riscossi dallo Stato e valori degli stabilimenti balneari, dall’altro si rischierebbe una massiccia privatizzazione a favore di grandi imprenditori, fondi finanziari o multinazionali contro i quali gli attuali gestori (circa 30mila), spesso famiglie che hanno investito i propri risparmi per avviare e condurre le attività, avrebbero poche possibilità di concorrere nelle gare di appalto. I balneari si aspettavano – come dichiarato su un sito specializzato – un intervento di proroga che, per ora, non è previsto.

Ci penserà Forza Italia, assicura Maurizio Gasparri, con un emendamento al decreto Milleproroghe. Peraltro non c’è solo il problema delle vecchie concessioni, ma anche la proposta lanciata dalla ministra del Turismo, Daniela Santanché, di mettere a gara quelle spiagge che oggi sono libere e lasciate al degrado. Una questione che potrebbe riaprire vecchie ruggini (e procedure di infrazione) con Bruxelles proprio nel momento in cui il governo andrà a chiedere di rinegoziare il Pnrr.


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