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NO, NON è la Bbc, è la Rai, la Rai TV. Ma per entrambe il futuro si deciderà nell’anno 2027. La televisione pubblica britannica, che non trasmette pubblicità, si vede aumentare di dieci sterline il canone, che passa a 169 sterline annue. La Rai vede il canone pagato in bolletta scendere da 90 a 70 euro. Ma non è una vittoria per la Bbc. Mentre per la Rai si tratta di un calo apparente per il proprio bilancio, perché la fiscalità generale verserà all’azienda una cifra di poco superiore ai 420 milioni di euro, cifra pari ai minori introiti versati dagli abbonati. In altre parole, un evasore fiscale pagherà un canone di soli 70 euro, mentre chi ha diritto all’esenzione pagherà comunque la quota spettante al bilancio dello Stato. L’intesa è che lo Stato verserà il contributo straordinario per tre anni, ma nella legge di Bilancio 2024 si è potuto prevederlo solo per il prossimo anno. Nel 2027 poi, scadrà l’attuale concessione decennale alla Rai quale servizio pubblico e lo stesso canone potrebbe essere completamente rivisto.

La situazione della Bbc non è poi così privilegiata come l’aumento del canone potrebbe far credere. L’intesa con il Governo conservatore, raggiunta nel gennaio 2022, era che, dopo due anni di congelamento, il canone dal 2024 aumentasse alla pari dell’inflazione: l’aumento avrebbe dovuto essere di 15 sterline per il prossimo anno. Certo, per la Bbc si tratta di un canone pari a circa 200 euro rispetto ai 70 euro più contributo straordinario per la Rai, meno quanto sottratto per il Fondo per il pluralismo e altri scopi. Per la Bbc il “buco” è pari a circa cento milioni di euro e il suo organo di governo ha sottolineato come “i nostri budget per i contenuti sono ora influenzati, il che avrà un impatto su tutto il settore creativo nel Regno Unito”. Il canone sarà in vigore almeno sino al 2027, secondo lo statuto della Bbc, ma molto dipenderà dall’andamento delle prossime elezioni generali che si terranno nel 2024. Per ora la Bbc ha varato un piano per ridurre i costi interni, tra l’altro “tagliando” 127 posti in uno dei suoi prodotti informativi di punta, Newsnight. Per diversi parlamentari conservatori il canone andrà abolito dal 2027.

La Rai ha avuto un calo dei suoi introiti ben superiore a quello della Bbc, nonostante il recupero dell’evasione – i paganti sono passati da 15 a 21-22 milioni – con la riscossione in bolletta, perché l’importo è stato progressivamente ridotto e perché non incassa il 100% ma l’86% del canone, secondo Mediobanca. Lo Stato ha trattenuto dall’importo del canone 2,4 miliardi in otto anni ha denunciato l’ex amministratore delegato Carlo Fuortes in commissione di Vigilanza. I problemi economici e finanziari della Rai, con un indebitamento finanziario netto di oltre 550 milioni, s’intrecciano ad un’evidente difficoltà negli ascolti degli ultimi anni. L’ascolto della tv è calato, finita la pandemia, e il calo della Rai è stato maggiore di quello di Mediaset. Non solo: la Rai sconta un’evidente dipendenza dalla maggioranza politica di governo, in particolare dalla “controriforma” Renzi di fine 2015 in poi. Nel 2024 scadrà il mandato triennale dell’attuale consiglio di amministrazione e già è in corso il totonomine, ma chi conta a Viale Mazzini, ormai, è l’amministratore delegato, designato dal Tesoro.

Gli accordi nella maggioranza erano per una staffetta tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi, ma tutto può accadere quando si tratta della Rai. Tutto, fuorché una legge che ne assicuri l’indipendenza, requisito fondamentale per offrire un “servizio (al) pubblico”. La Rai, nei fatti, è ancora “costretta” a fare il secondo polo del tramontato duopolio (sul mercato, ma non nelle regole e nella cultura politica), senza riuscire a darsi una propria strategia di media company pubblica e senza alcun indirizzo dalla Politica sulla missione da compiere nei prossimi anni. Rischia, quindi, di non essere all’altezza delle richieste dei propri azionisti politici, se continua a perdere pubblico e credibilità. Ma deve fare da apripista quando si tratta di imporre nuovi standard televisivi e far acquistare a tutte le famiglie i relativi televisori, come dovrebbe fare dal 10 gennaio 2024 secondo il nuovo Contratto di servizio, non ancora firmato. Vi sarà una proroga, ma è significativo che si decida che sia la Rai a rischiare di perdere ascolti e non le principali reti commerciali. Il tutto per portare a termine un passaggio come quello al nuovo standard televisivo DVBT2, prima messo nero su bianco nella legge per far sopravvivere l’attuale assetto del sistema televisivo dopo la cessione di frequenze all’Internet in mobilità, poi rinviato quando le restanti frequenze assicuravano comunque il vecchio assetto senza richiedere pesanti investimenti in nuovi programmi e in nuovi diritti.

Mentre Bbc e Rai aspettano il 2027 per capire quale sarà il futuro destino delle due aziende multimediali, la Francia ha già abolito il canone pagato dai cittadini sostituito da un finanziamento statale pattuito con il servizio pubblico. Ora si tratta di capire se la Gran Bretagna e l’Italia la seguiranno o cercheranno altre strade per finanziare il loro servizio pubblico. Che nel primo caso è sicuramente la Bbc, mentre in quello italiano (forse) la Rai.

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