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Migranti, si punta a velocizzare l’iter per le richieste d’asilo. La Ue riformula e uniforma l’applicazione del concetto di «Paese terzo sicuro». Il governo Meloni pone la fiducia sul decreto Albania


L’Unione europea si prepara a introdurre una svolta significativa nella gestione delle richieste d’asilo, con l’obiettivo di velocizzare le procedure, ridurre la pressione sui sistemi nazionali e facilitare il trasferimento dei migranti verso Paesi terzi.

MIGRANTI, UE E PAESE TERZO SICURO

La Commissione ha infatti presentato una proposta legislativa che modifica le regole sull’applicazione del concetto di «Paese terzo sicuro».
Concretamente, il concetto di Paese terzo sicuro consente agli Stati membri di considerare inammissibile una domanda di protezione quando i richiedenti potrebbero riceverla in un’altra nazione considerata ugualmente sicura per loro.
La Commissione chiarisce che la nuova formulazione del concetto potrà essere applicata anche a Paesi semplicemente attraversati dai migranti nel loro percorso verso l’Europa, oppure a Stati extraeuropei con cui esistano patti bilaterali. Tra questi figurano Egitto, Tunisia, Algeria, Albania e, potenzialmente, anche il Ruanda, sulla scorta dell’accordo siglato dal Regno Unito.

NUOVO APPROCCIO UE


Il nuovo approccio, secondo quanto indicato dall’Ue, intende colmare una lacuna normativa nella definizione e nell’applicazione comune del concetto di Paese terzo sicuro tra i 27. Attualmente ogni Stato membro può stilare una propria lista nazionale di Paesi considerati sicuri, ma manca una cornice condivisa a livello comunitario. L’elenco provvisorio della Commissione include Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia, mentre l’Italia ha una lista di 19 Paesi, tra cui figurano anche Albania, Algeria, Senegal e Sri Lanka.

COME DEFINIRE I “PAESI SICURI”


Perché un Paese possa essere considerato sicuro, dovrà garantire una serie di standard: nessun rischio reale di danni gravi, rispetto della vita e della libertà delle persone in base a razza, religione, nazionalità, opinioni politiche o appartenenza a un determinato gruppo sociale, nonché protezione contro il respingimento e accesso effettivo alla richiesta d’asilo.
Naturalmente, la proposta della Commissione ha incontrato il favore del governo italiano, che ha salutato l’iniziativa come una conferma dell’efficacia dell’approccio perseguito dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. «Di particolare rilievo è anche la previsione secondo cui i ricorsi contro i trasferimenti verso Paesi terzi sicuri non comporteranno più la sospensione automatica della procedura, evitando così abusi e rallentamenti», ha dichiarato il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti.

MIGRANTI, FIDUCIA PER DECRETO ALBANIA

Ieri, martedì 20 maggio, intanto, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha posto la questione di fiducia per l’approvazione al Senato del decreto Albania.
In tal senso la proposta europea è un bell’assist per l’Italia, che vede in questa riforma un’opportunità per attuare più facilmente il piano di esternalizzazione della gestione dei migranti, già avviato con l’apertura di centri di accoglienza in Albania, destinati a ospitare i migranti soccorsi nel Mediterraneo. Tali strutture potrebbero ora ricevere i migranti anche in assenza di un legame diretto con il Paese di destinazione, in linea con la nuova normativa.

SOSTEGNO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO


Sostegno è arrivato anche dal Partito popolare europeo, che ha definito la riforma «un passo cruciale verso la creazione di un sistema comune europeo di asilo efficiente, gestibile ed equo». Lena Dupont, portavoce del Ppe per gli Affari interni, ha sottolineato come la definizione di criteri comuni per l’identificazione dei Paesi terzi sicuri fosse «il pezzo mancante» del quadro legislativo europeo in materia di asilo. Di tutt’altro avviso sono però socialisti e democratici, che accusano «la Commissione europea e Ursula von der Leyen di continuare a fare regali alle forze di destra ed estrema destra negli Stati membri e nel Parlamento europeo».

RIMPATRIARE MIGRANTI CHE COMMETTONO REATI


Non è da escludersi, infine, che se questa proposta andasse effettivamente in porto, possano verificarsi squilibri e scomposizioni all’interno delle faglie politiche europee. Del resto, il «modello Albania» messo in campo dal governo Meloni ha raccolto il favore di altri leader, quali Keir Starmer nel Regno Unito e la danese Mette Frederiksen. Non più tardi del marzo scorso, infatti, in un incontro a Palazzo Chigi, le due leader, Meloni e Frederiksen, pur appartenendo a famiglie politiche diverse, si erano dette allineate sulla necessità di rafforzare i confini e rimpatriare i migranti che commettono reati.

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