Silvia Salis e Elly Schlein
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Elezioni amministrative, centoventisei comuni al voto, Genova va alla Salis e Schlein esulta: «Uniti si vince»
Il punto è se un piccolo test può diventare un significativo test politico. Se questa tornata elettorale può essere letta con una prospettiva lunga e nazionale. Se la risposta è affermativa, il centrosinistra gode di buona salute e dimostra che, tappandosi almeno un po’ naso e bocca e restando unito può essere competitivo per una eventuale competizione politica nazionale.
Ed è questa la lettura che viene data in casa Pd e centrosinistra.
Certo – è la più che facile obiezione – a Genova e Ravenna dove il centrosinistra unito incassa il sindaco al primo turno, non c’è di mezzo la politica estera, la guerre ai confini dell’Europa, il massacro di Gaza, il piano di riarmo europeo e neppure quei quesiti referendari (i quattro sul job’s act) che sembrano pensati apposta per dividere il centrosinistra.
Se invece si considera questo test amministrativo una parentesi poco significativa – tesi prevalente nella maggioranza – è chiaro comunque che il centrodestra deve farsi in fretta molto domande e soprattutto cercare risposte: sulla propria classe dirigente – è chiaro che a Genova e a Ravenna non hanno saputo scegliere un candidato competitivo – e sulle politiche che lo tengono insieme a livello nazionale ma non sufficienti a livello locale. Per essere più chiari: Giorgia Meloni dovrà perdere un po’ di tempo, magari nel lungo viaggio verso il centro Asia dove volerà mercoledì, a ragionare fino a che punto le conviene portare avanti l’alleanza autodistruttiva con la Lega di Matteo Salvini in vista delle prossime politiche di cui è già la candidata premier.
CENTOVENTISEI COMUNI CHIAMATI ALLE URNE
Erano centoventisei i comuni al voto, due milioni di elettori chiamati ad eleggere nuovi sindaci e consigli comunali. Genova, il test più significativo, va alla candidata del campo progressista, Silvia Salis, una sportiva professionista (lancio del martello), ex vicepresidente del Coni, che ha staccato di una decina di punti l’avversario di centrodestra Pietro Piciocchi, un avvocato, vice di Bucci che ha guidato il comune da quando l’ex sindaco è diventato governatore. Su Salis, pescata dal nulla cinque mesi fa a patto che nessuno degli alleati mettesse veti (come invece era successo per Andrea Orlando nelle regionali quando Conte disse no a Italia viva e Azione), il centrosinistra unito, dai renziani ai Cinque stelle, ha scommesso le sue ultime carte.
È andata bene. Adesso occorre vedere quanto dura e come. Metterlo alla prova di governo. “Genova e questa campagna elettorale hanno dimostrato che le destra è legittimata solo dove il campo progressista non è unito. Dove lo è, perde l’unico argomento che lo tiene unito: le differenze della coalizione progressista” sono state le sue prime parole dopo una cordiale telefonata con l’avversario Picciocchi. “Non abbiano l’arroganza di dare lezioni a nessuno ma una riflessione me la voglio concedere: il campo progressista non può avere timore di alcuna elezione nazionale o locale”.
AMMINISTRATIVE, SCHLEIN SUL VOTO: «LORO ESULTANO PER I SONDAGGI, NOI VINCIAMO LE ELEZIONI»
Salis chiede collaborazione all’avversario Piccioli, si mette subito al lavoro per la nuova giunta e spera di poter portare in città gli Europei di calcio. Gli alleati leggono la vittoria in chiave nazionale. Per Bonelli e Fratoianni è addirittura “un avviso di sfratto a Meloni”. Matteo Renzi posta una foto della Leopolda e scrive: “Forza Silvia, tocca a te adesso accendere le stelle”. Anche Elly Schlein, la segretaria del Pd che puntava molto su questa vittoria, punge la premier: “Il centrodestra esulta per i sondaggi, noi vinciamo le elezioni”.
Anche a Ravenna è andata bene: anche qui campo largo, un candidato condiviso da tutti – Alessandro Barattoni – erede di quel De Pascale che ha vinto la regione dopo l’elezione di Bonaccini al Parlamento europeo.
Speculare e contrario all’uniti si vince è il risultato di Taranto e Matera dove il centrosinistra pur essendo avanti dovrà aspettare il ballottaggio (8-9 giugno). A Matera, causa pasticci interni ai dem, il Pd non ha presentato neppure il simbolo.
LA SITUAZIONE AL SUD: MATERA E TARANTO
Nonostante questo e nonostante l’assenza dei 5 Stelle il candidato di area Roberto Cifarelli raggiunge quasi il 42%. Un buon punto di partenza in vista del ballottaggio che lo vedrà duellare con il candidato del centrodestra Antonio Nicoletti. Tra i due la distanza è meno di dieci punti, pochi se si contano le numerose liste civiche più a destra che a sinistra i cui voti è difficile adesso capire dove andranno.
Su Taranto il centrodestra esce spappolato dopo il primo turno. La Lega è andata per conto suo appoggiando Francesco Tacente che ha ottenuto il 26,5% dei voti mentre il candidato di Fratelli d’Italia e di Forza Italia (Luca Lazzaro) si è fermato al 20, 1%. Sarà Tacente a fronteggiare Pietro Bitetti, il candidato del Pd, ex presidente del consiglio comunale, che si è fermato intorno al 40% e ha tenuto fuori dalla coalizione i 5 Stelle (intorno al 10%).
Una coalizione unita sarebbe passata al primo turno.
Il caso Ilva ha pesato moltissimo anche su questo voto.
VOTO ALLE AMMINISTRATIVE, SCHLEIN: «NECESSARIA L’UNITÀ»
Oltre a pungere Meloni, la segretaria del Pd manda un messaggio chiaro anche ai suoi e agli alleati: “Essere testardamente unitari, è necessario ripeterlo oggi più che mai, non è una tesi o un dibattito politologico ma un dato oggettivo: uniti si vince. E congratulazioni a tutte le forze che hanno contribuito a queste belle vittorie”. Renzi e Calenda rivendicano il peso dei centristi su queste vittorie. “Quando si presentano candidati riformisti, concreti e competenti, il consenso arriva – dice Calenda – Le persone non cercano slogan ma serietà e capacità di far accadere le cose”. Renzi ricorda con amarezza le regionali: “Allora fu messo il veto sui nostri candidati (lo fece Conte, ndr) e abbiamo perso. Senza veti, vinciamo”.
AMMINISTRATIVE, SCHLEIN SODDISFATTA DEL VOTO
La più soddisfatta è senza dubbio Elly Schlein che porta a casa la prima tappa di una road map che, nelle intenzioni del Nazareno, dovrebbe concludersi con il cappotto alle prossime regionali che si svolgeranno in autunno. Dopo le amministrative il prossimo passo è il referendum. Al di là del quorum, la leader dem punta ad un “buon risultato” che viene fissato a 12 milioni e 300 mila votanti che sono gli stessi che votarono Meloni nel settembre 2022 portandola a palazzo Chigi. Dopo i referendum sarà la volta dell’assemblea dem, il momento in cui fare i conti interni al partito e correggere la rotta soprattutto in politica estera. Poi la campagna estiva per le regionali d’autunno. L’obiettivo è confermare il centrosinistra in Campania, Toscana e Puglia e magari strappare Marche e Veneto. Obiettivamente, andrebbe in onda un altro film.
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