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Serena Autieri con gli abiti di scena di “Rugantino” (foto Gianmarco Chieregato)

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Un successo clamoroso, forse inaspettato di questi tempi. A Roma i sold out al Sistina sono stati all’ordine del giorno tanto che, a metà maggio, lo spettacolo tornerà in scena per due settimane. Ieri sera intanto “Rugantino” ha debuttato a Napoli, al Teatro Augusteo, dove resterà in scena fino al 10 aprile (con esclusione di venerdì) nella versione classica e intramontabile di Garinei & Giovannini, con la supervisione di Massimo Romeo Piparo (con la regia di Pietro Garinei, le splendide musiche del Maestro Armando Trovajoli, le preziose scene e i bellissimi costumi originali firmati da Giulio Coltellacci).

Sul palco, la splendida Serena Autieri, ancora una volta straordinaria interprete dell’intrigante personaggio di Rosetta, donna bella, altera e irraggiungibile, che fa battere il cuore di Rugantino, un ruolo in cui l’attrice napoletana dà prova di grande maturità artistica, perfettamente a suo agio tanto nella partitura scritta quanto nelle canzoni, tra tutte il capolavoro “Roma nun fa la stupida stasera” (al suo fianco, Michele La Ginestra nel ruolo di Rugantino, Edy Angelillo è Eusebia mentre Mastro Titta è interpretato da Massimo Wertmuller).

Autieri, da ieri sera l’Augusteo si è trasformato magicamente nella Roma papalina ottocentesca, con le vicende di Rugantino, chiacchierone e sbruffone dall’animo nobile e dalla impareggiabile verve, fino al triste ma edificante epilogo, con lei una Rosetta straordinaria e bravissima come sempre nel canto, sulle musiche del Maestro Armando Trovajoli, da “Roma nun fa la stupida stasera” a “Ciummachella” a “Tirollallero”.

«Sono davvero felice di tornare a Napoli, la mia città, da dove tutto ebbe inizio. Ancora prima di recitare infatti ho iniziato la mia carriera come cantante perché cantare è la mia prima grande passione. Nella mia carriera i musical e le commedie musicali non sono mai mancate, da “Bulli e Pupe” a “Vacanze Romane”. Ora con “Rugantino” corono un sogno perché è un classico intramontabile dello spettacolo italiano. Ricordo che sin da piccolissima andavo a vedere concerti, musical e spettacoli teatrali di ogni tipo, ero una spettatrice e fan, fino poi a diventare cantante e attrice. Con la commedia musicale mi sento a casa: poter recitare, cantare e ballare sulla scena ti rende un’interprete completa e lavoro per farlo al meglio. Anche perché quando incontri uno spettacolo di Garinei & Giovannini sai che ti misurerai con i più grandi, in Italia e tra i più grandi nel mondo. La loro costruzione dello spettacolo è un capolavoro di testi, storia, personaggi e musiche. Ogni volta che entro in scena e mi immergo in quel mondo lì so che difficilmente incontrerò qualcosa di così importante con la quale misurarmi e “Rugantino” e le altre commedie musicali di Garinei & Giovannini sono il massimo a cui ambire, diventano poi un punto di riferimento da tenere sempre a mente e ricercare».

Nei panni di Rosetta è perfettamente a suo agio sia nelle canzoni meravigliose che nella commedia, che ha i toni – se vogliamo – del cinema popolare e brillante delle commedie all’italiana con Vittorio De Sica e Sophia Loren.

«In “Rugantino” le canzoni sono al servizio della storia e sono degli intermezzi, molto belli, all’interno di uno scenario brillante e seducente, con questa donna apparentemente molto forte ma con le sue fragilità. Un personaggio che ha in sé tante sfumature: popolana, passionaria, femminista, ma anche molto dolce e vulnerabile. Le musiche e le canzoni sono un mazzo di fiori che dona al pubblico e che gli autori donano ad un personaggio così ben scritto che cerco di rappresentare nella sua essenza, senza dimenticare la sua indole tenera e romantica».

Da napoletana e donna del Sud i riferimenti non le mancano e lei sembra a tratti restituirli tutti, in modo originale, in questa Rosetta profondamente romana legata alla storia e alla leggenda della Capitale, una “Lupa” che interpreta in una lingua romana che ha fatto sua.

«Io credo che la cultura romana e quella napoletana siano più vicine di quanto si pensi, oltre ad essere di una ricchezza e di un valore assoluti. Sono culture vicine da tanti punti di vista. Rosetta è una popolana, un personaggio che sembra derivare dalle sceneggiate del teatro napoletano più alto. Lo stesso Trovajoli ha sempre raccontato di aver attinto alla canzone napoletana. Roma e Napoli, così belle, forti e così vicine».

Perché il genere musical, al cinema in Italia, è così poco praticato?

«Non me lo so spiegare, o forse sì. Occorre che gli attori sappiano ballare, cantare e recitare. Forse non c’è questa cultura all’americana. Per me sarebbe un sogno. E al pubblico piacerebbe, pensiamo a The Artist, LaLaLand o al recente remake di West Side Story. Più generi facciamo meglio è».

Il suo nuovo film, Tre Sorelle di Enrico Vanzina, non è uscito al cinema.

«È andato su Amazon Prime Video direttamente, non ne conosco i motivi ma li rispetto. È un liberissimo e ideale adattamento di Checov ai giorni nostri. Un film leggero in un registro dove mi trovo bene, quello della commedia, comica o brillante. È un genere che non mi sta stretto, i ruoli drammatici arriveranno. Io mi metto a disposizione dei progetti che sento più interessanti e vicini alle mie corde. Per ora solo commedie, ma in futuro chissà».

Cosa pensa della crisi della sala cinematografica?

«È un luogo di cui non possiamo fare a meno. Mi auguro che la gente, in sicurezza, possa frequentare il cinema capendo la differenza tra uno spettacolo condiviso, la risata contagiosa e il rito di stare insieme, piuttosto che continuare ad isolarsi vedendo film e serie sul divano di casa. La sala deve rimanere il luogo ideale e prediletto dove vedere un film. Ben vengano le piattaforme, ma il cinema va visto al cinema».

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