L'attore Domenico Diele

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«SEI un topo di fogna te, i tuoi avvocati e i giudici. Ve la faremo pagare», e poi la minaccia più grave, quella di gettare l’acido in faccia a lui, Domenico Diele, l’attore 33enne, che la notte del 24 giugno di due anni fa travolse e uccise la 48enne Ilaria Dilillo a bordo del suo scooter sull’autostrada A2 del Mediterraneo, risultando positivo al test antidroga e con la patente sospesa al momento dell’incidente.

LA RICOSTRUZIONE DELL’INCIDENTE

Una tragedia di cui i media hanno molto parlato, ma di cui solo ora, emergono risvolti inquietanti che hanno reso necessaria la celebrazione del processo a porte chiuse, fin dal primo grado. Mentre la famiglia della povera Ilaria, segretaria di Salerno, con papà e fratello nell’Arma si è chiusa in un dignitoso dolore, un gruppo di persone vicine alla vittima oltre a presidiare in agguerriti drappelli il Tribunale durante le udienze, avrebbe dato vita a una vera e propria gogna mediatica nei confronti dell’attore, stella in forte ascesa, protagonista di ACAB con Pierfrancesco Favino e delle serie di Sky 1992 e 1993 con Stefano Accorsi, ora reo di omicidio stradale. Su Facebook ancora oggi è visibile la pagina “Diele in carcere” con circa 700 iscritti, che indica Domenico come il peggiore degli assassini, rendendolo bersaglio di tutti gli haters di passaggio. E c’è di più: un esposto nelle mani del procuratore capo di Salerno denuncia addirittura la minaccia che sarebbe stata indirizzata al giovane, di sfigurarlo con l’acido.

Intanto il 31 maggio scorso, la Corte di appello ha rilasciato il suo verdetto, secondo le nuove norme molto più severe, in materia di omicidio stradale: dopo i 7 anni e 8 mesi del primo grado, ha inflitto a Diele 5 anni e 10 mesi di reclusione, uno sconto di pena che sulla solita community Facebook è stato commentato così: «Pure 7 anni sarebbero stati pochi… 7 secoli doveva marcire senza acqua e cibo questo essere …», «Diele, usa i tuoi profili fake per offendermi. Assassino». Intanto, chi lo conosce bene, dice: «Domenico, è veramente provato, lui e la sua famiglia. Aver tolto la vita involontariamente a un’altra persona lo ha devastato. Agli attacchi sui social non ha mai risposto». Dopo un paio di settimane di reclusione nel carcere di Fuorni nel salernitano e più di cinque mesi ai domiciliari nell’abitazione romana della nonna, Diele è tornato libero in attesa della conclusione del processo e vive a Roma, solo. I set, i red carpet, per lui sono solo un ricordo, frame sbiaditi di una vita passata. «Non ha più lavorato, ma il lavoro è l’ultima cosa a cui pensa, lui è graffiato profondamente nell’anima per ciò di cui si è reso colpevole», continua a dire chi lo conosce da vicino.

Il giorno della sentenza di appello, Domenico difeso dagli avvocati Giuseppe Montanara, Guglielmo Marconi e Ivan Nigro, ha consegnato ai giudici una memoria in cui ha voluto esprimere il suo dolore e ora è in attesa delle motivazioni della sentenza, prima che si incardini il terzo grado di giudizio. Dal canto loro, i familiari della vittima sono stati risarciti in primo grado con circa trecentomila euro e, costituitisi parte civile, hanno ritenuto di non presenziare all’appello di un processo, che ha ruotato tutto intorno a una questione: Diele, trovato con una piccola quantità di hashish e di coca nel portafoglio, la notte che spezzò la vita di Ilaria era sotto l’effetto di stupefacenti o risultò positivo al test antidroga per averne fatto uso nei giorni precedenti? Le perizie non hanno ancora sciolto i dubbi, mentre lui continua a ripetere che fu fatale una distrazione, in quegli attimi, che hanno distrutto una vita, anzi due. Innescando una catena di dolore ma anche di odio, incontenibile.

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