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Il taglio dei parlamentari è legge. Il Movimento 5 Stelle ha esultato, è sceso in piazza per festeggiare e ha parlato di rivoluzione. Anche convenendo che quattrocento persone alla Camera dei Deputati (anziché gli attuali 630) e duecento al Senato (anziché 315) possano essere un numero sufficiente per rappresentare adeguatamente l’intera popolazione italiana e legiferare, parlare di rivoluzione è davvero un po’ troppo. Si risparmieranno qualche centinaia di milioni da utilizzare, si spera, in cose di maggiore utilità per i cittadini. E questo va bene. Ma che un numero ridotto di parlamentari renda i processi decisionali più veloci ed efficienti, è tutto da dimostrare.

L’attività parlamentare non è data solo dalle assemblee nelle aule, ma anche dai lavori delle commissioni, dalle audizioni, dalle commissioni di inchiesta, ecc. Vedremo. A questo punto meglio essere ottimisti.

Di certo sarebbe molto più rivoluzionaria l’altra proposta che in tema di democrazia e rappresentanza sta prendendo piede: allargare il diritto di voto ai sedicenni. In teoria pare che siano tutti d’accordo. Personalmente ho dei dubbi.

Chiariamo: credo moltissimo nella capacità dei giovani di sognare un mondo più giusto. E, al di là della fattibilità o meno di questi sogni (non a caso li definisco cosi’), sono convinta che il semplice fatto che i giovani ce li ricordino sia una cosa importantissima. E spero vivamente che almeno una piccola parte di questi sogni diventino con il tempo realtà, anche se purtroppo a volte ho la sensazione che più andiamo avanti e più il mondo diventa meno inclusivo nei confronti delle fasce della popolazione deboli e fragili.

Mi piace vedere i cortei colorati e festanti dei nostri ragazzi che sfilano per chiedere di salvare il pianeta. Mi piace un po’ meno l’esaltazione che e’ stata fatta di Greta, perché è evidente che alle sue spalle c’è chi muove i fili e non sempre per motivi nobili. Riconosco però che la ragazzina con le treccine ha avuto il grande pregio di riuscire a muovere centinaia di migliaia di suoi coetanei e porre il problema dell’inquinamento globale ai massimi livelli. Ma tutto questo non credo che abbia a che fare con il voto ai sedicenni. Non sono un’insegnante e, per motivi anagrafici, non ne frequento tantissimi.

Qualcuno si però.

Mi sembrano svegli e intelligenti.

La loro consuetudine con il web li porta ad essere anche mediamente informati. Ma se provi a chiedergli cosa pensano di fare finito il ciclo di scuole superiori, ad esempio quale facoltà (sempre che vogliano andare all’università) hanno intenzione di scegliere, solo in pochi hanno le idee veramente chiare. Le avranno nitide nel caso in cui dovessero mettere una crocetta su una scheda elettorale? Ho qualche dubbio. Ma e’ un’opinione molto personale e sicuramente fortemente minoritaria.

Però avrei una domanda da fare ai nostri legislatori: lo sapete che alle ultime tornate elettorali i diciottenni che sono andati a votare sono stati meno della meta’ degli aventi diritto (un fenomeno tra l’altro diffuso anche in altre democrazie europee)? E allora, prima di lanciare proposte cosi impegnative come il voto ai sedicenni, non sarebbe meglio cercare di capire perché la metà dei diciottenni italiani non fa salti di gioia nel momento in cui può esprimere la sua opinione con il voto? Io ricordo benissimo la prima volta che arrivai all’età per votare, non vedevo l’ora che ci fosse una consultazione qualunque per ritirare quella tesserina, e quando il momento arrivò fu un’emozione enorme andare dietro la tendina e mettere la mia crocetta.
Ero convinta che anche quella croce avrebbe contribuito a cambiare le cose e rendere il mondo meno ingiusto. E ancora adesso, nonostante tutto, ci spero. E comunque sono tra quelle persone che pensano che astenersi vuol dire iscriversi da soli nel partito dei perdenti.

Mi piacerebbe convincere di questo anche i giovani che scelgono di non votare perché sentono la politica distante dal loro mondo. Ecco questo sarebbe il vero cambiamento: convincere chi il diritto già ce l’ha a capire che il suo voto conta. E lasciare chi è ancora un ragazzino di avere il tempo di maturare le proprie idee, senza il rischio di essere strumentalizzato.
Intanto diamogli davvero qualcosa a questi ragazzi, scuole che non cadano a pezzi ad esempio, oppure insegnanti capaci di trasferire entusiasmo. Investiamo più soldi nella ricerca e nell’innovazione.

Diamogli soprattutto la possibilità di trovare un lavoro adeguato alle loro aspirazioni. E facciamo in modo che, dopo aver fatto le loro utili esperienze all’estero, abbiano la voglia e la possibilità di tornare. Ma capisco che è più facile stampare un milione di tessere elettorali in più e poi brindare alla rivoluzione.

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