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Tempo di lettura 3 Minuti

Harry d’Inghilterra non era nato per essere “regnante”, ma neppure “reietto”. Il primo ruolo gliel’aveva tolto, nascendo con qualche anno di anticipo, il fratello maggiore William, che poi aveva rincarato la dose con la collaborazione di Kate, che fin da piccola aveva studiato su consiglio di mammà l’arrampicata perfetta. Tre figli e Harry, se fosse stato uno dei purosangue tanti amati da sua nonna la Regina, sarebbe finito fuori dal marcatore, che è il tabellone che registra l’arrivo di una corsa di cavalli.

Reietto, però mai: anzi, al principe scavezzacollo nonna e popolo perdonavano molte cose. Come vestirsi da nazista o denudarsi a gomito alzato. Poverino: aveva tanto sofferto per la scomparsa di Diana, la principessa del popolo sua madre. Chi non ricorda quell’interminabile camminata cui il bambino quasi ragazzetto fu costretto per seguire il feretro che chiudeva la bellissima principessa del Galles?

Ora, invece, Harry non è più né il cocco di nonna né quello del popolo. Tutta colpa dell’americana, dicono i benpensanti che sempre pensano male. L’americana è Meghan Markle, attrice di serie tv di successo. L’ha catturato, sposato e lo tiene per dove le pare: capita a molti uomini ed a quasi tutti in casa Windsor.

Gli ultimi difensori di Meghan dicono: la Royal Family è razzista e non sopporta quel po’ di afroamericano che ha Meghan nel sangue. Sarà, ma questo poteva essere il grande atout per la monarchia da svecchiare. Siamo accoglienti, era il messaggio subliminale.

Tra il popolo all’attacco di Harry e Meghan si è messa la gente del Canada: se il premier Trudeau aveva aperto le porte anche alle spese di sicurezza, un sondaggio dice che lassù vogliono bene alla Regina come il capo di Stato che è, ma la Royal Family se ne resti a casa sua: per loro sono tipi qualunque che in Canada dovrebbero vincere l’immigrazione a punti e pagare le tasse.

Punti? Tasse? Harry forse non ha mai sentito parlare di queste cose “da poveracci” e Meghan non crede forse alla sacralità dei doveri ma a quella del business. Il marito di Elisabetta chiama il tutto “la ditta”, “the firm”, come Bersani col PD; per Meghan probabilmente si tratta di un brand. Harry non osa ancora: HRH, la sigla che sta per Sua Altezza Reale vale sul mercato e Meghan la neoduchessa vuole passare all’incasso. Harry è triste e combattuto: il primo impegno da “reale quasi ex”, il sorteggio del mondiale di rugby, l’ha visto non sbarazzino come al solito.

La nonna ora lo chiama per nome, anziché “il duca di Sussex”: non è un gesto d’affetto per la normalissima sovrana; vuole mettere in chiaro le cose. Più che “Carlo non farlo”, vecchio musical, “Harry non farlo”.

A proposito di musica, c’è chi prevede, o si augura, la clamorosa ospitata, Harry e Meghan a Sanremo a fare concorrenza a Romina e Al Bano. Nella serata della storia che riproporrà gloriose canzoni. Qualcuno consiglia “Casetta in Canadà”. Ma anche nella canzone arriva Pinco Panco che la brucia, povero Harry.

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