Il commissario Ue per gli Affari economici, Pierre Moscovici

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Troppo grossa per fallire, troppo grossa da salvare. Questa semplice verità sta dietro all’improvvisa accelerata severità dell’Unione europea. Quanti pensavano, e io ero fra quelli, che il risultato delle elezioni europee – tenuta dei partiti pro-Europa ma forte avanzamento delle forze sovraniste – avrebbero consigliato maggior morbidezza nell’applicazione delle famose “regole”, si sono sbagliati. E la ragione di questo sbaglio sta nel fatto che il problema non è più fra l’Italia e la Ue, o fra la Ue e l’Italia. Il problema sta nel fatto che l’Italia – troppo grossa per fallire, troppo grossa da salvare – è un pericolo per l’Europa tutta.

LA VERA BATTAGLIA

Le parole della lettera della Commissione sono tutte concentrate sulle regole disattese dai Governi di oggi e di ieri. Fino ad oggi si era trovata la quadra per giustificare “di tutto e di più”. Una volta c’erano gli “eventi eccezionali”, un’altra volta c’era lo “output gap”, un’altra volta ancora c’era una interpretazione generosa dei “margini di flessibilità”, o una rassegnata accettazione delle promesse di “ravvedimento operoso” da parte del Governo o delle ottimistiche previsioni governative sull’andamento del Pil.

Ma questa volta la Commissione ha dovuto tirare la linea, quando si è resa conto che la battaglia non era più fra le regole e un’Italia inadempiente; la battaglia da combattere aveva come posta in gioco la sopravvivenza del grande progetto di integrazione europea. La Commissione questo non lo dice chiaramente, data la delicatezza del tema. E preferisce insistere su questioni, diciamo, domestiche, cioè legate agli andamenti dell’economia e della finanza pubblica italiana. e qui ha buon gioco a dimostrare che gli andamenti devianti non sono dovuti al destino cinico e baro, al rallentamento dell’economia internazionale, ai conati protezionistici di Trump o quant’altro. No, questa volta l’Italia si è data la zappa sui piedi.

Un Paese che ha un rapporto fra occupati e popolazione in età di lavoro fra i più bassi del mondo non deve dare sussidi, deve aumentare l’occupazione, e se ci sono soldi da spendere è meglio abbassare le tasse sul lavoro piuttosto che elargire oblazioni.

IL BIVIO

E che dire della quota 100? Non è servita ad aumentare l’occupazione, ma solo a scassare la finanza pubblica – di oggi e di domani – e a smontare un sistema pensionistico che era fra i più saldi del mondo, in termini di equivalenza attuariale. A questo punto, delle due l’una. O questo governo riconosce che le sue misure portanti si sono rivelate inadeguate. Oppure è meglio staccare la spina e andare alla crisi e alle elezioni.

Paradossalmente, i mercati sarebbero contenti della crisi di governo, perché vuol dire che tutto resterebbe congelato per alcuni mesi e un eventuale nuovo governo sarebbe più consapevole del rischio. Un rischio, quello che stiamo vivendo, che sta per mettere sul ciglio del precipizio non solo l’Italia ma l’Europa intera.

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