Il vice ministro Laura Castelli

Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 4 Minuti

«Prima che dalla politica, il Sud è stato battuto dalla matematica, clamorosamente battuto dalla matematica». A dirlo è Vito De Filippo, ex presidente della regione Basilicata e attuale capogruppo del Partito democratico nella commissione Affari sociali alla Camera. Inizia così, con una considerazione amara, l’illustrazione in aula dell’interpellanza presentata dal Pd poche settimane fa sulle risorse destinate al Mezzogiorno. L’interpellanza nata dalle inchieste del Quotidiano del Sud (LEGGI LA NOTIZIA).

NUMERI E DOMANDE

Davanti alla viceministra dell’Economia Laura Castelli, De Filippo sciorina dati su dati, anche quelli più recenti sulla spesa pubblica destinata al Sud e al CentroNord, provenienti dai Conti pubblici territoriali e pubblicati in esclusiva da questo giornale lo scorso 9 luglio. «Utilizziamo i dati dei conti pubblici territoriali che la stessa Agenzia per la coesione, quindi un organismo che fa capo al Governo, mette a disposizione, e che certificano come negli ultimi dieci anni, ancora una volta, mancherebbero non meno di 1,6 miliardi di euro al Mezzogiorno» scandisce de Filippo. «I conti pubblici territoriali che abbiamo a disposizione – l’ultimo dato è quello del 2017 – ci certificano come la percentuale di risorse finanziarie garantite al Mezzogiorno, dove vive il 34 per cento degli abitanti del nostro Paese, è stata pari al 26,7 per cento».

 Cifre che stridono con il dibattito in corso sull’autonomia differenziata, che vede nella spesa storica, quindi nella cristallizzazione della distribuzione delle risorse, il criterio da cui partire. 

«Vogliamo ricostruire, prima di questo plateale e superficiale dibattito, che sembra tutto comunicativo e tutto sviluppato sui social sull’autonomia del nostro Paese, sul cosiddetto regionalismo differenziato, vogliamo sviluppare, un quadro sinottico della spesa correlata alla popolazione, di quello che è successo nel nostro Paese?» è la domanda rivolta dai dem al governo. 

Per evitare il tranello della spesa storica bisognerebbe dare attuazione alla legge 42/2009, cosiddetta legge Calderoli, e individuare i livelli essenziali delle prestazioni con i relativi fabbisogni standard. «Volete voi garantire una compilazione pur minima e sufficiente dei livelli essenziali di prestazione in tutti i servizi pubblici nel nostro Paese?» , «quanto volete agire per mettere in campo azioni compensative di risorse, vista questa storia statistica disunitaria che noi vi abbiamo messo a disposizione?»

 LA RISPOSTA DELLA VICE MINISTRA

«Mi trova concorde sulla necessità di fare qualcosa» è la risposta della ministra Castelli, anche se ammette che «applicare ciò che non è mai stato applicato – la 42/2009 – non è una cosa semplice». «A seguito della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei fabbisogni standard – di fondamentale importanza al fine di stabilire la congruità delle risorse a disposizione di ciascun ente per l’esercizio delle proprie funzioni fondamentali – occorrerà rivedere l’adeguatezza delle risorse riconosciute per ciascuna funzione». Che, in parole povere, vuol dire che dopo l’approvazione dei Lep e dei fabbisogni standard, le risorse destinate a Veneto, Emilia Romagna e Lombardia in ragione delle nuove competenze acquisite, verrebbero ricalcolate. 

E il ricalcolo sulla base dei fabbisogni è tutt’altro che vantaggioso per territori che a oggi vantano un’altissima spesa storica e che che, in ragione di questa, ricevono risorse ingenti, sarà d’accordo la componente leghista con quanto affermato in aula dalla ministra Castelli?

LA REPLICA

Francesco Boccia, primo firmatario dell’interpellanza sottoscritta da tutti i deputati meridionali del Pd, ne è poco convinto: «È una risposta che imporrà una discussione nuova nella maggioranza attuale e che stride, purtroppo, con la posizione delle prime proposte dei decreti della Ministra competente, che, in realtà, ci aveva rappresentato un altro modello: partiamo, definiamo questo percorso di start attraverso la spesa storica, ripartiamo su scala regionale – era una cosa che aveva fatto accapponare la pelle a tutti gli osservatori – indipendentemente dalle condizioni; non solo i livelli essenziali delle prestazioni non erano citati, ma indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche» puntualizza, facendo riferimento all’operato della ministra leghista per gli Affari regionali, Erika Stefani. 

GUARDA IL VIDEO DELL’INTERVENTO DI FRANCESCO BOCCIA

«Se la viceministra Castelli intende rovesciare gli elementi dell’attuale dibattito all’interno del governo in materia di autonomia regionale, come riferito oggi in Aula, il Pd non si sottrarrà da dare il suo contributo» è la promessa.

Boccia ribadisce i dati dei Cpt per il 2017 e rincara: «Il Sud non ha mai avuto più del 22 per cento di risorse negli ultimi sedici, diciassette anni»

E l’esiguità delle risorse trova l suo contrappunto opere incomplete o del tutto assenti: «Le infrastruttura – spiega il deputato dem – ci dicono che su 1.467 chilometri di binari dell’Alta velocità pagata con le tasse di tutti gli italiani, a partire da quelli del Mezzogiorno, che hanno pagato attraverso la fiscalità ordinaria l’Alta velocità al Nord, al Sud l’Alta velocità in questo momento è del 16 per cento».

SCOPRI IL CONTENUTO INTEGRALE DELL’APPROFONDIMENTO NEL QUOTIDIANO DEL SUD L’ALTRAVOCE DELL’ITALIA IN EDICOLA OGGI OPPURE CLICCA QUI PER ACQUISTARE L’EDIZIONE DIGITALE

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •