Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 4 Minuti

Asili nido, finalmente qualcosa si muove. Anche i Comuni che finora non hanno erogato il servizio, avranno riconosciuto un fabbisogno minimo di cui si terrà conto nella ripartizione del fondo di solidarietà. La novità parte con i bilanci 2020. Non è ancora una svolta, ma l’avvio di un percorso, anche culturale, che dovrà portare i Comuni a impegnarsi ad avviare il servizio e le famiglie con bimbi di età fino a 2 anni a richiederlo.

ECCO QUANTO COSTA L’ASILO NIDO ALLE FAMIGLIE

Il nuovo meccanismo è stato illustrato ieri in un’ audizione in Commissione finanze alla Camera da Vincenzo Atella, amministratore delegato di Sose, (Soluzioni per il sistema economico Spa), società partecipata dal ministero dell’Economia per l’88% e dalla Banca d’Italia per il 12%, che ha il compito di definire costi e fabbisogni standard dei servizi pubblici e anche i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni.

IL NUOVO PRINCIPIO

La Sose e la Commissione tecnica per i fabbisogni standard hanno fissato un principio: in nessun Comune deve essere riconosciuto un fabbisogno finanziario per gli asili nido pari a zero se finora il servizio non è stato erogato. Questi Comuni, localizzati soprattutto al Sud, riceveranno una quota più alta dal fondo di solidarietà considerando proprio il servizio di asili nido. Non si tratterà di cifre che rivoluzionano i bilanci degli enti, ma che consentiranno agli amministratori, ad esempio, di erogare voucher alla famiglie per consentire ai figi di frequentare magari nidi privati o aziendali, qualora nel Comune non sia presente un nido pubblico.

IL CALCOLO

Il calcolo della Sose è stato effettuato a parità di risorse, poco meno di 1,4 miliardi (la spesa storica dei Comuni per i nidi). Il lavoro è consistito in un riequilibrio, togliendo qualcosa ai Comuni che hanno percentuali molto alte di copertura del servizio, e redistribuendo quanto ricavato ai Comuni che finora hanno avuto un “fabbisogno zero” perché privi del servizio.
È stata quindi stabilita una soglia minima di copertura degli asili nido per fascia di popolazione. Ad esempio, per i Comuni fino a 5.000 abitanti è stata riconosciuta una copertura del 7,69% di bambini da zero a due anni. La soglia sale a 7,75% per i Comuni tra 5.001 e 10.000 abitanti e arriva al 16,71% per i Comuni oltre 250.000 abitanti. In parallelo è stata ridotta la percentuale massima di copertura a 28,88% per tutti i Comuni.
Queste soglie, moltiplicate al costo standard riconosciuto per ogni bambino che frequenta il nido (costo che varia in base alle caratteristiche del Comune), porta a una ripartizione del fondo di solidarietà che riconoscerà qualcosa in più ai Comuni finora privi del servizio, e qualcosa in meno ai Comuni che hanno avuto cifre più alte.

LA SPEREQUAZIONE

Oggi la situazione degli asili nido è molto sperequata. Dalle tabelle elaborate da Sose emerge che, a fronte di una percentuale media di copertura del servizio a livello nazionale di circa il 13% di bimbi fino a 2 anni, i Comuni del Sud presentano una copertura media anche al di sotto del 5%, come in Campania e Calabria (sono soprattutto in queste regioni i Comuni che non erogano affatto il servizio). Puglia e Basilicata sono di poco sopra il 5%. Al Nord invece solo il Veneto ha una copertura più bassa della media nazionale, intorno al 12%, mentre Liguria e Lombardia sono sopra la media, intorno al 15%, Piemonte, Umbria, Marche e Lazio superano il 15% ma i picchi sono in Emilia Romagna, circa il 24% medio di copertura, e in Toscana, il 22%. In queste due regioni alcuni Comuni arrivano a toccare il 35-40% di copertura.

I VINCOLI

Va comunque segnalato che le erogazioni agli enti dal fondo di solidarietà non hanno vincolo di destinazione. Ciò vuol dire che i Comuni oggi privi di asili riceveranno cifre maggiori perché viene loro riconosciuto un fabbisogno minimo per gli asili, ma non sono obbligati a utilizzare quelle risorse in più per avviare nidi o erogare voucher alle famiglie. Saranno obbligati a farlo solo quando entreranno in vigore i livelli essenziali delle prestazioni per gli asili nido.

I lep, infatti, sono un diritto per i cittadini. Ma se c’è domanda del servizio fin d’ora, gli amministratori saranno sollecitati dai cittadini e in qualche modo “controllati”.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •