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«Già nella Finanziaria ci saranno alcuni paletti che serviranno a imprimere una svolta che dovrà essere applicata da qualsiasi governo si avvicenderà». Ad annunciarlo è Carla Ruocco, deputata del Movimento Cinquestelle e presidente della Commissione Finanze della Camera. C’è un lavoro condiviso in via parallela con il ministro delle Autonomie, Francesco Boccia al fine di mettere nero su bianco alcune norme utili a rendere meno diseguali le due parti d’Italia.

«Livelli essenziali di assistenza e fondo di perequazione erano e restano i punti cardine del tema di cui ormai ci occupiamo da mesi», aggiunge Ruocco alla luce delle prime audizioni tenutesi nell’organismo che lei stessa presiede.

Nel lungo calendario di incontri sono sfilati e sfileranno i rappresentanti di Ania, Aci, Federcarrozzieri e dell’associazione Mo’ Bast, il presidente della Commissione tecnica per i fabbisogni standard, Giampaolo Arachi, il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, lo stesso ministro delle Autonomie Francesco Boccia, ma anche i sindaci dell’Anci, la Conferenza delle Regioni e il direttore dipartimento delle Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella.

«Dalle prime audizioni – dice Ruocco – stanno emergendo i dati che noi abbiamo tirato fuori nei mesi scorsi, in poche parole la distorsione della spesa storica che ha sempre avvantaggiato le regioni del Nord rispetto a quelle del Sud è una certezza».

Ecco, appunto, quei numeri vergognosi che il nostro giornale sta denunciando costantemente da sette mesi diventano fonte di ispirazione per il drafting normativo, in un periodo cruciale per trovare modalità di redistribuzione delle risorse tra le varie Regioni. Prima di Natale, con la Finanziaria, il quadro sarà più chiaro. Nella primavera dell’anno prossimo, infine, dovrebbe vedere la luce il nuovo testo che riforma l’autonomia differenziata.

Ruocco, si può trarre un primo bilancio delle audizioni da lei convocate in Commissione Finanze della Camera?

«Sì, posso dire assolutamente che i dati che abbiamo fatto emergere in questi mesi chiedendo un’operazione verità sono stati confermati».

A quali “verità” nello specifico si riferisce?

«Le distorsioni della spesa storica, la distribuzione di alcuni centri di costo, come quello relativo agli asili nido, che vedono il Sud fortemente penalizzato rispetto al centro-Nord: ecco, questi sono esempi concreti, non parole oppure opinioni. Il nodo, ma di questo eravamo ben consapevoli, è sempre quello legato alle risorse, quante ne sono e dove vanno».

Partendo da questo presupposto, quale sarebbe la soluzione tecnica da adottare proponendola a Parlamento e Governo?

«La verità è che bisognerebbe togliere le troppe risorse a qualcuno per darle ad altri. Ma la conseguenza che comporterebbe questa azione sarebbe la rivoluzione sociale. Come commissione Finanze della Camera ci siamo impegnati in una nostra attività di supporto con uno scopo ben preciso: stabilire criteri oggettivi che consentano una volta per tutte di non danneggiare più il Mezzogiorno».

Ecco perché i cerca un compromesso che sia una via di mezzo tra le folli richieste egoistiche del Nord e la sottomissione certificata del Mezzogiorno.

«I miliardi da redistribuire sono tanti, e nessuno ci vuole rinunciare. Ecco perché alcuni rimangono in una situazione di arretratezza e altri sembrano volare, grazie alle condizioni che si sono create a discapito degli altri. Ma stiamo lavorando sin da subito perché questo scempio venga cancellato».

Ci può anticipare qualcosa?

«Nel rispetto del lavoro che sta svolgendo il ministro Boccia, non voglio anticipare troppo. Ma sicuramente nella manovra di bilancio dobbiamo mettere già dei paletti su fondo di perequazione e livelli essenziali di prestazione. Ripartiamo da questi due elementi essenziali, credo che ormai siamo tutti d’accordo».

Intanto l’ex governatore lombardo Maroni ha ammesso che la spesa storica ha portato storture anche se respinge il termine ‘scippo’.

«Mi fa piacere che finalmente se ne prenda atto: le battaglie iniziate dal vostro giornale stanno producendo i primi effetti».

L’altra ammissione è che tutte quelle deleghe richieste un anno fa da Lombardia e Veneto in realtà non servono. Di alcune competenze rientranti in quelle famose 23 deleghe un presidente di Regione non saprebbe cosa farsene.

«Era una forma di provocazione, la loro, e ora lo stanno comprendendo tutti. Attenzione, però, non è mica finita qui. Quelle Regioni insistono nel pretendere quello che non serve, noi invece auspichiamo una giustizia sociale».

Quindi Commissione da una parte e governo dall’altra operano per un fine comune.

«Il testo del ministro Boccia sull’autonomia dovrà blindare i paletti a cui ho accennato: i governi che si succederanno non potranno pensare di mettere mano alla questione stravolgendo, il sistema delle autonomie che bilancia funzioni e spesa».

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