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Un Paese sempre più vecchio, sempre più multietnico, che si spopola al Sud e si popola un po più al Nord. Quello che sta accadendo non è casuale, ma frutto di una crescita distorta, della poca attenzione alle famiglie, della precarietà di molti lavori e della crisi economica che ormai dal 2008 ci costringe a politiche di austerity. E le previsioni per il 2050, come ci ricorda Svimez, a bocce ferme vedono una situazione ancora più compromessa.

LA POLITICA ESTRATTIVA

La politica estrattiva che ormai da decenni il Nord fa nei confronti del Sud non solo non dà diritto ai bambini di Reggio Calabria di avere gli asili nido, agli studenti del Mezzogiorno di avere il tempo pieno, ma anche toglie anni di vita agli uomini e alle donne meridionali. Infatti si ha diritto a vivere un anno e quattro mesi di vita in meno, sia se siano uomini o donne, se si nasce nel Mezzogiorno. Gli uomini residenti nella ripartizione geografica del Nord Est possono infatti contare su una speranza di vita alla nascita pari a 81,6 anni, le donne pari a 85,9.

Il Mezzogiorno, al contrario, gode di condizioni di sopravvivenza meno favorevoli, in virtù di una speranza di vita alla nascita di 80,2 anni tra gli uomini e di 84,5 tra le donne. Intermedi e ravvicinati sono invece i livelli di sopravvivenza nel Nord-ovest e nel Centro, dove risulta identica la speranza di vita alla nascita per le donne (85,5) mentre leggermente favoriti risultano i residenti nel Centro per quanto concerne gli uomini (81,3 contro 81,1). Quella di Trento rappresenta l’area più favorevole per la sopravvivenza anche per le donne, grazie a una vita media di 86,6 anni, dato che costituisce peraltro il più alto livello di speranza di vita alla nascita mai toccato nella storia del Paese per una singola regione. D’altra parte, nulla di nuovo: le realtà a sviluppo ritardato hanno una speranza di vita più bassa. Per esempio l’India ha una speranza di vita per gli uomini di 65,8 anni e per le donne di 69,3.

LA DESERTIFICAZIONE

Questi dati confermano che il futuro di questo Paese, se non si metterà al centro il tema dello sviluppo del Sud, andrà verso uno spopolamento di una parte e una sovrappopolazione di un’altra. Con tutte le conseguenze che ciò comporta in termini di eccessiva antropizzazione del Nord.
Si pensi solo all’esigenza delle terze e quarte corsie di autostrade in presenza di un processo di trasferimento di parte della popolazione da una parte all’altra del Paese, ma il tema riguarda i servizi, la sanità, per fare solo alcuni esempi. Da una parte paesi spopolati e terreni desertificati, dall’altra un’esigenza di consumo del suolo maggiore.

E tutto questo porta danni a tutti, perché laddove si desertifica e vi è l’abbandono, il problema della protezione dei suoli diventa più complesso da gestire. Mentre una realtà si impoverisce non solo per il capitale umano che abbandona le proprie terre ma anche per il patrimonio immobiliare che non ha più valore. In molti paesi dell’interno di tutto il Mezzogiorno, nei borghi interni, spesso le case vengono offerte a un euro, a condizione che vengano ristrutturate.

Un problema che tutti i Paesi occidentali si stanno ponendo e che porta ad un mondo più “colorato” e certamente meno bianco. Questo è un processo inevitabile e i sovranisti e i nazionalisti se ne facciano una ragione.

L’AUTOLESIONISMO

Il processo che hanno vissuto gli Stati Uniti e le realtà che hanno avuto le colonie sta riguardando anche l’Italia, ma questo non vuol dire che dovremo rassegnarci ad abbandonare parte del territorio, cosa che nel Meridione sta avvenendo.

Se non parleranno le persone parleranno le pietre, dice il Vangelo, e le pietre stanno cominciando a parlare e a dirci che questa strada che il Paese ha intrapresa è errata e porta a una forma di pesante autolesionismo.

Un processo involutivo con una parte che ha il reddito doppio e anche di più dell’altra. Una parte che deve essere assistita con il reddito di cittadinanza e che non ha altra alternativa che l’emigrazione, si emigrazione non mobilità.

Tale percorso non può portare nulla di buono e i risultati di un albero malato cominciano purtroppo a vedersi. Forse siamo ancora in tempo per cambiare rotta, ma certamente il governo deve smetterla di giocare con dichiarazioni di principio e cominciare a operare seriamente. Avremo la capacita di capirlo?

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