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Una protesta dei commercianti

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Le serrande aperte rischiano di chiudere, quelle ancora abbassate rischiano di rimanere così per sempre. È questa l’amara fotografia delle imprese meridionali nella crisi economica dettata dalla pandemia. I numeri sono drammatici e parlano da soli. Ecco alcuni esempi. In Campania, secondo Unioncamere, in tre mesi hanno chiuso 5mila aziende. In Puglia, stando ai dati raccolti da Confcommercio, il 30 per cento di chi si è rimesso in moto potrebbe non farcela. Per la confederazione calabrese dei commercianti, senza i necessari aiuti non si passerà mai alla Fase 3 e metà degli esercenti resterà senza profitti.

IL QUADRO

«Siamo ripartiti ma il 30 per cento non ha aperto», ha svelato Mauro Pantano, presidente della Confederazione imprese e professioni di Napoli. Da quando è cominciata la Fase 2, 180mila imprese minacciano la chiusura in Campania e 700mila posti di lavoro, incluso l’indotto, sono a rischio. Crollano gli incassi di abbigliamento e moda (meno 90 per cento), soffrono i ristoranti (meno 97 e 98 per cento). Nel capoluogo campano anche i marchi storici hanno deciso di non riprendere le attività. Tra i settori abbattuti dalla crisi quello delle cerimonie, il 95 per cento del fatturato del tessile al Sud, e il turismo nelle sue articolazioni.

I consumatori, poi, non hanno soldi in tasca da spendere. Come dovrebbero ripartite gli acquisti? Le regioni meridionali hanno optato per i saldi al 1° agosto. Lo ha fatto la Campania, ma anche Puglia e Calabria. Finiranno il 15 settembre. Dagli uffici del governatore pugliese Michele Emiliano si è contestualmente confermato il divieto di vendite promozionali che solitamente anticipano il periodo dei saldi, disponendo inoltre che il commerciante che voglia effettuare una vendita di fine stagione o a saldo debba darne comunicazione al Suap almeno cinque giorni prima, indicando i prodotti oggetto della vendita, la sede dell’esercizio e le modalità di separazione dei prodotti offerti in vendita di fine stagione da tutti gli altri.

LA SPERANZA

La verità è che, durante il lockdown di marzo e aprile i negozi di abbigliamento, boutique e atelier sono rimasti chiusi senza incassare nulla. In Campania i primi negozi a riaprire sono stati quelli di abiti per bambini ma tutti gli altri sono stati chiusi fino al 18 maggio. Bisogna, quindi, sostenere i commercianti che sono rimasti fermi per due mesi. La speranza è che le vendite di giugno e luglio, nonostante le regole rigide per i negozi e per provare i capi di abbigliamento, ridiano fiato ai commercianti.

«La legge – dice Pasquale Russo, numero uno di Confcommercio Campania – prevede normalmente i saldi il primo weekend di luglio e il primo sabato di gennaio. Ma sono possibili deroghe, come accaduto in passato. La regge regionale della Campania prevede che le date dei saldi siano quelle stabilite in Conferenza Stato-Regioni e possibili scostamenti vanno sempre chiesti e autorizzati in quella sede. Quest’anno, a causa dell’emergenza Coronavirus, la Conferenza Stato-Regioni ha stabilito che l’avvio dei saldi estivi sarà posticipato al 1° agosto. Perché si è ritenuto maggiormente utile per i negozianti avere un mese in più per recuperare i due mesi di stop durante il lockdown e la ripartenza a rilento».

L’ALLARME

In Sicilia molti negozianti sono con l’acqua alla gola e non hanno le risorse per pagare le spese. Basti pensare che domenica scorsa quasi tutti gli esercizi commerciali di Messina sono rimasti chiusi. Non possono certamente permettersi il lusso di pagare festivi e straordinari al personale.

Ma non finisce qui. Confesercenti Campania ha lanciato il grido d’allarme per la “Galleria del Mare”, il centro commerciale della Stazione marittima vicino al fallimento. Da novembre 2019 le 54 attività commerciali del centro non hanno introiti e, senza il ritorno del transito delle navi da crociera, non c’è prospettiva di ripresa economica che vada oltre l’emergenza Covid 19. Il presidente di Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo ha sposato la causa e ha scritto alla Regione Campania e alla Camera di Commercio invocando sostegni e interventi.

«Dobbiamo accendere i riflettori – ha detto il presidente di Confesercenti – sulle 54 imprese e sulle 200 famiglie che vengono da esse sostenute. Senza navi da crociera si troveranno senza lavoro e a forte rischio fallimento. La Regione deve intervenire, per dare supporto nell’immediato e nel futuro».
Gli operatori commerciali e gli oltre 100 dipendenti e addetti, si sentono abbandonati. In queste condizioni la ripresa della Galleria del Mare e del Centro congressi sarà molto dura se non impossibile. Urge un intervento dunque.

GLI APPELLI

«Il presidente della Giunta Regionale della Campania – si legge nella missiva – che in questi mesi ha dimostrato concretezza e seria attenzione alle problematiche delle imprese, si impegni per progettare una ripresa delle attività con un programma concreto di investimenti capace di promuovere le attività commerciali e la ripresa delle attività congressuali secondo le prescrizioni sanitarie anti Covid, anche per il ruolo turistico strategico che riveste la Galleria del Mare nella Stazione marittima di Napoli».

Confesercenti Campania ha scritto anche alla Camera di Commercio di Napoli e al presidente Ciro Fiola. «Le attività commerciali della Galleria – si legge nella missiva firmata da Vincenzo Schiavo – a oggi sono ancora chiuse perché, essendo strettamente legate al mercato crocieristico che con molta probabilità riprenderà solo nel 2021, non hanno motivo di restare aperte. Esse costituiscono una nicchia di mercato tuttavia importante in quanto rappresentano la prima immagine commerciale che la nostra città trasmette ai turisti in visita sulle navi da crociera».

Le istituzioni sono sotto accusa. «A oggi purtroppo – è la conclusione – non hanno avuto alcuna tutela e sostegno da parte del governo Centrale, né dalla Regione Campania in quanto, seppure siano attività commerciali, sono strettamente legate all’andamento del mercato turistico, oggi in ginocchio».

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