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Ci mancava il virus cinese per infliggere il colpo di grazia all’ortofrutta italiana che da anni è in affanno. Calo dei consumi, maltempo (anche in questi giorni le produzioni del Sud sono a rischio per l’improvvisa ondata di vento e gelo), embargo russo (un conto in 5 anni di un miliardo tra ortofrutta e formaggi), Brexit, le guerre commerciali, le barriere fitosanitarie, il gap infrastrutturale che favorisce i competitor spagnoli e relega nell’angolo il made in Italy: tutto questo sta mettendo a dura prova gli operatori.
Le esportazioni di ortofrutta Made in Italy – ha evidenziato uno studio Coldiretti – sono diminuite del 4% nel 2019 su valori minimi degli ultimi cinque anni, pari a circa 4,7 miliardi di euro. Con il profondo rosso delle arance crollate del 29%, ma anche delle pere (-30%) e dell’uva (-17%), e non è andata meglio agli ortaggi con la maglia nera delle cipolle (-15%).

IL GAP INFRASTRUTTURE

L’Italia sconta una debolezza delle infrastrutture (ogni 100 km quadrati ci sono 5,5 chilometri di ferrovie, contro gli 11 della Germania), ma anche una politica promozionale ancora troppo frammentata e che, per esempio, non ha raggiunto gli standard che hanno favorito l’exploit dell’export di vino nel mondo.
Se l’export è in affanno, i consumi interni in costante calo (-3% nel 2019 sull’anno precedente) non aiutano. Una congiuntura sfavorevole che rischia di appannare il futuro di un settore che oggi è ancora un motore importante dell’economia agricola nazionale e, in particolare, del Mezzogiorno. L’Italia, infatti, è al secondo posto tra i produttori di ortofrutta dell’Unione europea, con un milioni di ettari investiti e il 25% della produzione lorda vendibile agricola.

LA CINA SI ALLONTANA

E ora la Cina, che sembrava più vicina dopo le aperture di Pechino alle arance italiane e ad altri prodotti alimentari favoriti dai nuovi traffici sulla Via della seta. La situazione si è ribaltata e il gigante asiatico non è più il miraggio delle nostre eccellenze. Un assaggio si è avuto al Fruit Logistica di Berlino, il più importante appuntamento mondiale dell’ortofrutta disertato dai cinesi (era atteso un esercito di 100 espositori). Se è vero, infatti, che attualmente i numeri delle nostre esportazioni sono ancora ridotti, c’è però da dire che la Cina rappresenta la nuova frontiera dell’agroalimentare, un mercato ricco per il lusso anche a tavola.
Nel 2019 l’Italia ha esportato cibi per 460 milioni, ma con un aumento record del 5% sull’anno precedente e probabilmente, complice il nuovo accordo sulla Via della Seta, ci sarebbero state le condizioni per imprimere un’ulteriore spinta.

PERICOLOSO CONTRACCOLPO

Anche se l’Italia non è riuscita ancora a sfondare, la Cina, secondo i dati Coldiretti, è comunque il principale importatore di prodotti ortofrutticoli freschi a livello mondiale con 1.314.985 tonnellate di frutta fresca e 139.204 tonnellate di verdura fresca, mentre la Ue è al secondo posto negli acquisti con 361.289 tonnellate di frutta fresca e 1.083.249 tonnellate di verdura fresca. Uno stop agli acquisti, al di là dei quantitativi italiani, comporterà in ogni caso un pericoloso contraccolpo al commercio dell’ortofrutta che inevitabilmente andrà a penalizzare il vaso di coccio della nostra produzione.

«L’emergenza coronavirus sugli scambi internazionali è una situazione preoccupante perché rischia di frenare anche il lavoro fin qui fatto sui protocolli bilaterali per l’esportazione di prodotti Made in Italy in Cina – ha dichiarato al Fruit Logistica il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – Al momento, per quanto riguarda la frutta fresca, l’Italia può esportare in Cina solo kiwi e agrumi, mentre sono ancora bloccate le mele e le pere, oggetto di uno specifico negoziato».

LE CONTROMOSSE

Il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, nel suo intervento al Fruit Logistica, ha garantito il massimo impegno «per studiare azioni di sistema per la promozione del made in Italy agroalimentare, così come stiamo lavorando a testa bassa per aprire nuovi mercati rimuovendo le barriere esistenti».
L’obiettivo del Mipaaf è di spingere su tutti i dossier per aprire spazi in mercati dalle grandi potenziali come Messico, Colombia, Vietnam, ma anche la stessa Cina.

Se a Berlino tiene banco l’emergenza dei mercati, in Italia a creare allarme tra i produttori di frutta soprattutto del Sud, è l’ondata di gelo che ha colpito i campi dopo una inedita primavera.

Dalla Campania alla Puglia, infatti, venti di tramontana hanno investito serre e frutteti già sofferenti per la siccità. A lanciare l’allarme è la Coldiretti che ricorda la debacle per la frutta del 2018 e soprattutto la bolletta da 14 miliardi in dieci anni per i danni provocati dai fenomeni meteo estremi. Un copione destinato a ripetersi.

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