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La rilevazione delle 12 aveva destato in più d’uno un sussulto: quel (quasi) 2 per cento in più d’affluenza rispetto a cinque anni fa, nella fascia di voto mattutina, lasciava immaginare una pur piccola inversione di tendenza. A fine serata, però, nessuna sorpresa: la Calabria conferma la scarsa affezione alle urne, con appena il 44 per cento che si è recato a votare, in linea con le passate regionali.

Era andata così già alle Europee della scorsa primavera, quando andò ai seggi il 43,9 per cento degli aventi diritto, meno di un elettore su due. Un dato inferiore alla media nazionale (56 per cento) e a quella della circoscrizione meridionale (48,3 per cento). Peggio della Calabria l’anno scorso fecero solo le isole. Un dato molto diverso rispetto a quello che si è registrato ieri in Emilia Romagna, compagna di voto dei calabresi in questa tornata (benché in pochi nel Paese si siano accorti che alle urne erano chiamate due regioni). In Emilia ha votato il 67 per cento circa degli aventi diritto, con un aumento di 30 punti rispetto alle elezioni del 2014, quando l’affluenza – e per la regione fu record storico negativo – si fermò a un misero 37,7. E mentre la mobilitazione emiliana vede gli analisti impegnati, in attesa dei dati dello scrutinio, a interrogarsi se a tirare di più siano state le Sardine o la Lega, in Calabria pare proprio non ci sia effetto trascinamento che tenga.

I più preoccupati, dopo la rilevazione delle 19, i candidati “anticasta”, ovvero quelli interessati a intercettare il voto di protesta. Non a caso poco dopo le 20 il candidato governatore grillino si affrettava a postare su Facebook un cartello con su scritto “Andate a votare”.

IL DATO NELLE SINGOLE PROVINCE

In alcuni territori, in realtà, è andata meglio rispetto al passato. È il caso delle province di Catanzaro e Reggio Calabria che fanno registrare un leggero aumento rispetto al 2014: nel primo caso si passa dal 45 al 47 e nel secondo dal 44 al 45. L’affluenza cresce poi in tutti i capoluoghi di provincia. Il dato migliore è quello della città di Cosenza che passa dal 49 al 54. Il calo è invece più diffuso nei piccoli centri, con picchi solo là dove i residenti si sono mobilitati per l’aspirante consigliere regionale locale. C’è una possibile spiegazione per questo scarto tra grandi città e piccoli municipi, come vedremo più avanti.

IL CALO IN VENT’ANNI

Ogni elezione fa storia a sé. E ogni regione fa storia a sé. È vero che gli italiani vanno sempre meno a votare e che al Sud il trend è ancor più negativo, ma tirar fuori una tendenza generale dai dati delle ultime tornate regionali non è facile. Abbiamo visto che cinque anni fa il partito dell’astensione fu più forte in Emilia Romagna che in Calabria. In Toscana alle ultime regionali ha votato meno del 50 per cento degli aventi diritto, con un calo di circa 12 punti rispetto alla tornata precedente, mentre in Lombardia si continua a viaggiare su affluenze del 70 per cento. Ma se altrove il calo è più contenuto o si registrano segnali di ripresa, quello che racconta la storia del voto calabrese per le regionali negli ultimi venticinque anni è una inesorabile e continua flessione, sempre più veloce nell’ultimo lustro. Siamo passati dal 68,61 per cento di votanti nel 1995 al 64,39 del 2005 al 44 del 2014. Una flessione di quasi 25 punti in 5 tornate elettorali.

IL FATTORE EMIGRAZIONE

A tenere lontani i calabresi dalle urne è la sfiducia verso la politica in generale e la propria classe dirigente in particolare (se è vero che almeno alle Politiche si riesce a sfondare il muro del 60 per cento anche in Calabria), ma c’è un altro elemento da non trascurare: l’alto tasso di fuori sede, ovvero di studenti e lavoratori che vivono fuori ma mantengono la residenza in Calabria e che sempre meno decidono di tornare a casa per votare. Tanto più in questo caso, con un voto fissato a venti giorni di distanza dal rientro al nord, dopo la pausa natalizia trascorsa nella propria terra. Potrebbe essere questo a spiegare anche il divario di partecipazione al voto tra i capoluoghi e i piccoli centri. Rientrare per un weekend non è facile, soprattutto considerando i pessimi collegamenti tra la Calabria – si pensi soprattutto alle aree interne – e il resto del Paese.

«Votare è un diritto, votare è un dovere – scrive sulla propria pagina Facebook Roberto Ceravolo, giovane ingegnere gestionale di Pizzo, rientrato da qualche mese dagli States ma ora a Varese – Per molti giovani calabresi questo diritto/dovere non è garantito. Molti di noi, pur essendo residenti in Calabria sono domiciliati ovunque in Italia. E allora perché non garantire almeno un seggio nelle due metropoli più importanti? Certo, ci sono treni ed aerei, i treni addirittura anche scontati… ma quando si lavora, la libertà di movimento è sempre limitata».

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