Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 5 Minuti

È la mancata prevenzione a pesare di più. E ad accentuare – con aggravi sulla qualità di vita dei cittadini e sulla spesa pubblica – la “sanità delle diseguaglianze” del Sud Italia. A dircelo sono i numeri dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio civico appena presentato da Cittadinanzattiva e dal Tribunale per i diritti del malato: dati che confermano ancora una volta l’emergenza del Meridione in termini di malattie croniche, liste d’attesa, livelli essenziali di assistenza, speranza di vita.

LE RICHIESTE

«L’urgenza di combattere le disuguaglianze è ormai al centro del dibattito pubblico. Con l’eliminazione del superticket, prevista per il 2020, si compie un primo importante passo – dice Anna Lisa Mandorino, vicesegretaria generale di Cittadinanzattiva – Occorre però far fronte alle disparità nell’esigibilità dei livelli essenziali d’assistenza con cui i cittadini devono fare i conti: per questo chiediamo, tra le altre cose, che si dia piena attuazione al Piano nazionale di governo delle liste di attesa, attraverso un monitoraggio della sua applicazione, e che le organizzazioni civiche siano coinvolte nel Piano nazionale cronicità. Allo stesso tempo chiediamo che i cittadini e le organizzazioni di cittadini e pazienti siano coinvolti in un percorso di partecipazione sulle proposte di autonomia differenziata. Per mitigare i possibili effetti perversi dell’autonomia andrebbe approvata la proposta di riforma costituzionale, lanciata da Cittadinanzattiva con la campagna #diffondilasalute, che intende integrare l’articolo 117 nella parte relativa alle materie di legislazione concorrente, per rafforzare e restituire centralità alla tutela del diritto alla salute del singolo cittadino».

PREVENZIONE

Cinque le Regioni che non raggiungono lo score (9) di sufficienza rispetto ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) per gli screening oncologici: Calabria (2), Campania e Sicilia (3), Puglia (4) e Sardegna (5). Molta disomogeneità anche nella prevenzione delle specifiche patologie.
L’adesione allo screening mammografico al Nord è dell’83%, al Centro del 79%, con il Sud e le Isole fermi al 59%. In Campania aderisce a questo tipo di prevenzione appena il 48% delle donne, nella P.A. di Trento l’89%.
Anche per lo screening cervicale, sono significative le differenze regionali: in Calabria si raggiunge il 60% di adesione, in Emilia Romagna il 90%. Andamento molto simile per la diagnosi precoce dei tumori colorettali: si va dal 25% di adesione nel Sud, al 48% nel Centro e al 65% al Nord. Prima, la Provincia autonoma di Trento con il 73%, ultima la Puglia con il 12%.

MALATTIE CRONICHE

A quasi tre anni dall’approvazione del Piano nazionale della Cronicità (PNC), Basilicata, Campania, Sicilia e Sardegna ne sono completamente sprovvisti. Con un aggravio delle condizioni di vita e di cura per migliaia di pazienti in continua crescita e per i loro familiari.
I rilievi in tal senso parlano di diverse esigenze: nel 73,1% dei casi, l’integrazione fra assistenza primaria e specialistica, presente invece solo in alcune regioni del Centro-Nord, o la continuità assistenziale fra ospedale e territorio (nel 60,9%), che sconta la mancanza, soprattutto nel Mezzogiorno, dei cosiddetti Pdta – Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali.

LISTE D’ATTESA E RINUNCIA ALLE CURE

Secondo quanto registrato da anni da Cittadinanzattiva attraverso il servizio di consulenza e informazione PiT Salute – Progetto Integrato di Tutela – più di un cittadino su due tra quelli che si rivolgono a questo servizio, denuncia delle difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie a causa delle liste di attesa.
Non solo. Secondo il Rapporto Istat presentato a novembre 2018, una percentuale rilevante di cittadini rinuncia alle cure proprio per i lunghi tempi di attesa, soprattutto nel settore delle visite specialistiche. La percentuale più alta di rinuncia è al Sud e nelle isole (4,3% dei pazienti), quella più bassa nel Nord Est (2,2%). Un segnale ulteriore di vulnerabilità che colpisce le fasce meno abbienti, dunque – ancora una volta – le aree economicamente più svantaggiate, che meno di tutte possono ricorrere alla spesa sanitaria privata.

LIVELLI ESSENZIALI D’ASSISTENZA

Le profonde diseguaglianze tra i vari Servizi sanitari regionali sono confermate dallo strumento dei Lea, che tramite una serie di indicatori analizza il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza da parte delle singole Regioni. Ebbene, secondo i nuovi indicatori che sostituiranno la Griglia Lea a partire dal 1° gennaio 2020, le Regioni che riusciranno a garantirli sono appena nove: Piemonte, Lombardia, Procincia autonoma di Trento, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Nessuna nel Sud Italia.
La Campania – seppure in ripresa – resta sotto la soglia minima richiesta (160) con 153 punti, mentre continua a peggiorare la Calabria, che passa dai precedenti 144 punti ai 136 dell’ultima rilevazione.
Ma c’è di più, e a sottolinearlo è il ministero della Salute che, rispetto alle disparità regionali, si mostra ancora meno ottimista, sostenendo che alcuni miglioramenti emersi dal monitoraggio con gli indicatori oggi in uso potrebbero essere «verosimilmente da attribuire alla staticità della Griglia Lea nella quale soglie e indicatori non vengono modificati dal 2015». E che, dunque, potrebbero essersi verificati «effetti di adattamento del sistema, senza che, di fatto, ci sia stata una promozione della qualità e dell’efficacia dell’assistenza sanitaria». Motivo che ha portato a introdurre, all’inizio del prossimo anno, nuovi indicatori.

SPERANZA DI VITA

Se la media nazionale per quanto riguarda la speranza di vita alla nascita è di 82,7 anni, il Sud si ferma a 81,9, mentre il Nord sale a 83,2. Mentre il Trentino si attesta a 83,8 e il Veneto a 83,4, la Campania si ferma a 81,1 e la Sicilia a 81,6. Forbice ancor più ampia se si considera la speranza di vita in buona salute: in questo caso, chi nasce in Calabria ha un’aspettativa di 9 anni e 1 mese inferiore a chi nasce in Emilia-Romagna e 15 anni inferiore ai nati in Trentino. Disuguaglianze spiegabili alla luce di quanto sopra: reale capacità di fare prevenzione, accedere in tempi utili alle cure mediche, poter disporre di livelli essenziali d’assistenza almeno sufficienti, in assenza dei quali si emigra dal proprio luogo di residenza.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •