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Viene giù tutto, a uno a uno cadono i paraventi che coprono il tesoro nascosto. Non c’è capitolo di spesa – servizi generali, scuola, trasporti, sanità, medici, paramedici, impiegati amministrativi, infermieri, portantini – dove non ci siano le tracce del passaggio furioso delle Valchirie del Nord che hanno saccheggiato con destrezza il bilancio pubblico italiano. Decine e decine di miliardi l’anno (non milioni) dovuti alle popolazioni meridionali, sempre che esistano ancora la Repubblica e la sua Costituzione, indebitamente regalati alle popolazioni settentrionali. Per alimentare, cosa ancora più grave, un flusso imponente di assistenzialismo, non immune da infiltrazione malavitose, nei territori ricchi appropriandosi delle risorse che avrebbero dovuto dare ai territori poveri quelle infrastrutture di sviluppo (treni veloci, aeroporti, strade, alta tecnologia, internet e così via) indispensabili per una crescita sana dell’Italia intera.

La miopia regressiva del regionalismo all’italiana ha attuato la secessione nordista dei soldi pubblici e ha accompagnato l’attuazione del disegno di spoliazione meticolosamente organizzato, di impronta leghista ma politicamente trasversale, con gli improperi più malevoli nei confronti dei derubati privi di voce e di rappresentanza politica, certamente incapaci di esprimere una classe dirigente all’altezza della situazione. Questa è la cruda realtà che emerge dall’analisi comparata delle principali voci di bilancio delle Regioni italiane esposte con criteri omogenei per obblighi di trasparenza.

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