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Provo imbarazzo per lui. Spero che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo strapazzi a dovere. Ne avrebbe motivo. Siamo in presenza di un ministro preparato dell’Economia, Roberto Gualtieri, che mostra noncuranza per venti milioni di persone. Verga, di suo pugno, una premessa alla Nota di aggiornamento di Economia e Finanza 2019 in cui il principale problema dell’economia del Paese, il Mezzogiorno, viene ridotto a ciò che meglio sintetizza il profilo delle cose facoltative o inutili: anche. Testuale: gli investimenti pubblici verranno destinati anche alla riduzione del divario tra il Sud e il Nord del Paese.

Tra il determinato e l’indeterminato ci passa la solita presa per i fondelli e avevamo, quindi, invitato il responsabile del Tesoro a sbianchettare l’anche e a sostituirlo con “per il 45% del totale” ripristinando quella quota da destinare al Sud indicata con lungimiranza in tempi non sospetti da Carlo Azeglio Ciampi. Un ministro dell’ Economia (e molto altro) che ho conosciuto così bene da poterne testimoniare, al confronto con Gualtieri, il sorprendente precipizio di visione dell’oggi. Non è successo nulla, l’anche persiste.

Ai miei occhi il capolavoro Gualtieri lo raggiunge nella più chilometrica delle interviste rilasciate da esponenti di governo il giorno dopo la manovra. Non sono minimamente in discussione né la qualità delle domande degli intervistatori, come sempre eccellente, né la qualità delle risposte del neoministro, ma è un dato di fatto incontestabile che in un effluvio di parole che si distende su due pagine formato lenzuolo come è quello del Sole 24 Ore Gualtieri non riesce a pronunciare mai, nemmeno in parentesi, la parola Sud. Si occupa, e con dovizia, veramente di tutto, anche dei buoni pasto elettronici, ma non riesce mai a affiancare alla parola investimenti pubblici e privati la parola Mezzogiorno. Ha sbianchettato l’anche della Nadef, ma per sostituirlo con il nulla.

La Banca d’Italia (consiglio la lettura delle ultime Considerazioni finali di Ignazio Visco) e l’Europa, un giorno sì e l’altro pure, invitano l’Italia a mettere al centro dei suoi investimenti il Mezzogiorno. Molto più modestamente questo piccolo giornale, avvalendosi delle rilevazioni delle principali strutture statistiche e contabili nazionali, ha documentato che si è azzerata la spesa per infrastrutture (0,15% del Pil) e che decine di miliardi l’anno vengono indebitamente sottratte al Sud per fare assistenzialismo al Nord. Su tutto questo Gualtieri tace. Non ha nulla da dire.

Nonostante un Presidente del Consiglio che ha messo la sua faccia sul rilancio del Mezzogiorno e un ministro competente come Provenzano che lotta fino all’alba per rendere cogente il vincolo del 34% degli investimenti pubblici. Governare l’economia di un Paese non è la stessa cosa di guidare una Commissione del Parlamento europeo e di avere buono ascolto delle voci della politica e delle banche. L’Italia non si rialza, anzi cade a pezzi, se non riconosce la priorità Mezzogiorno e se non si attrezza per rendere effettiva questa priorità. Qualcuno restituisca la parola al ministro Gualtieri.

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