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Non esistono pranzi gratis. Non si può accertare che ogni anno sono stati indebitamente sottratti al Sud 61 miliardi di spesa pubblica per regalarli al Nord e constatare che non succede nulla. L’operazione verità voluta da questo giornale, confermata dalle rilevazioni coerenti delle principali istituzioni economiche, contabili e statistiche della Repubblica italiana e di quelle internazionali più blasonate, ha avuto la sua consacrazione ufficiale in Parlamento attraverso le parole del ministro per gli affari regionali
e l’autonomia, Francesco Boccia.

Vorremmo dire ai Governatori di Lombardia e Veneto, Fontana e Zaia, che si possono agitare quanto vogliono, possono annunciare tutte le guerriglie possibili e immaginabili, paralizzare il ministero di Boccia o intasare la Corte Costituzionale con leggi volutamente in conflitto con quelle statali, ma non potranno avere mai ragione perché hanno torto marcio. Perché i numeri ormai conclamati li ridicolizzano, perché la Spesa Storica continua a spostare risorse pubbliche dovute al Sud per fare spesa sociale e infrastrutture di sviluppo e le regala ai carrozzoni regionali di Lombardia, Veneto, Piemonte e così via per fare assistenzialismo. Buttare soldi, sistemare amici degli amici in micro società collegate con più amministratori di dipendenti o foraggiarli con sontuosi contratti di finte consulenze. Il marcio più marcio che si può dell’Italia perché l’immoralità dei ricchi ancorché ricorrente suscita indignazione. Addirittura ribrezzo quando si ha la sfrontatezza di accusare gli altri di quello che si dovrebbe rimproverare a se stessi.

Per capire di che cosa stiamo parlando, bastano pochi numeri. Anzi, per ora, un solo esempio. Su una rete di 1350 chilometri di treni veloci, solo il 16% è al Sud, che rappresenta il 34% della popolazione. Le linee sono elettrificate per l’80% al Nord e per il 50% al Sud.

Nel programma 2018/2019 di Rete Ferroviaria Italiana, il 55% delle opere (92 miliardi) è riservato alle Regioni del Nord, al Sud tocca sulla carta il 29% del totale. Dopo venti anni di spesa pubblica per infrastrutture ridotta al lumicino nelle regioni meridionali e addirittura di azzeramento negli ultimi dieci anni, si persevera in un dualismo tanto ostinato quanto miope. Con la consueta efficacia, il ministro Boccia ha dichiarato: “Il Sud dovrebbe avere il 34% dell’alta velocità e invece c’è solo il 16%. Cosa gli raccontiamo a chi ha pagato le imposte?”. Non gli raccontiamo nulla. Facciamo una cosa che si capisce meglio. Accompagniamo alla porta i capi-azienda di RFI, Ferrovie, e di tutti i soggetti economici a totale o stragrande controllo del Tesoro italiano che hanno violato la regola minima del 34% di investimenti al Sud. Accompagniamoli alla porta e non la riapriamo più. Quelli che prenderanno il loro posto sapranno cosa fare. Altrimenti continuiamo a prenderci in giro. Forse, anche Fontana e Zaia capirebbero e la smetterebbero di raccontare balle ai loro cittadini.

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