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Un Paese che vive permanentemente in campagna elettorale e si nutre di propaganda e incompetenza, può solo guadagnare tempo, ma si ammala ogni giorno di più, si debilita, perde pezzi senza nemmeno rendersene conto. Il più sciagurato dei rappresentanti politici che poteva capitare a un Mezzogiorno abolito e vilipeso si chiama Luigi Di Maio. Anche quando fa finalmente il passo indietro ripete slogan vuoti, produce danni (veri) alla reputazione di tutti gli italiani, confonde il mercato con l’amicizia, scappa come un bambino dalle macerie di venti mesi di governo senza nemmeno una parola di autocritica.

Riesce nel miracolo di non pronunciare mai la parola Mezzogiorno, non dico con la forza della coerenza meridionalista del trentino De Gasperi perché non si può essere statisti se non lo si è e non lo si può diventare, ma neppure con il rispetto che deve comunque avere per quello che è stato e probabilmente non sarà più il suo granaio elettorale. Riesce a pronunciare la parola Sud una prima volta di striscio e sempre con l’ennesimo slogan spacciato per fatto (scuole a tempo pieno). Quando sempre di striscio, parla di una cosa seria (le infrastrutture) lo fa per dire che dobbiamo farle non solo al Sud ma ovunque sono utili. No, basta con questa ipocrisia!

Nel governo gialloverde di cui ha fatto il pieno di deleghe economiche, il suo ex gemello, Matteo Salvini, è riuscito a fare approvare un emendamentino di favore per i Comuni del Nord grazie al quale gli appalti sopra i 5 milioni, spesso clientelari, nel 2019 sono esplosi nel Nord Ovest del 106,2% e nel Nord Est del 56,1% mentre sono precipitati del 19,9% nelle regioni meridionali. Siccome ha avuto la delicatezza, dopo quasi due anni di governo, di continuare a parlare delle colpe di quelli di prima, possiamo tranquillamente informarlo che negli ultimi due decenni la spesa pubblica per infrastrutture nel Mezzogiorno d’Italia è stata azzerata raggiungendo il suo minimo storico (0,15% del Pil) e contribuendo così attivamente alla doppia recessione italiana. Abbiamo, però, il dovere di informarlo che lui è riuscito in un’impresa apparentemente impossibile e, cioè, quella di fare ancora peggio di chi lo ha preceduto. Lui e i suoi non solo non hanno scalfito di un millimetro i privilegi della Spesa Storica che arricchisce i ricchi e depreda i poveri, ma addirittura hanno ancora di più chiuso i borsoni della spesa per le opere al Sud e ancora di più aperto i borsoni della spesa per opere clientelari al Nord. Con queste scelte l’Italia intera può guadagnare sul campo solo la sua terza recessione e non mancano le prove. Il Sud si allarga con Sardegna e Molise che passano da regioni in transizione a regioni meno sviluppate e Umbria e Marche che arretrano da Regioni più sviluppate a Regioni in transizione. Stiamo parlando delle Marche dei Merloni e di un capitalismo che ha fatto epoca. Che cosa aspettiamo a svegliarci?

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