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La sede della Sace a Roma

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Non si può fare un Salva-banche, con garanzia del Tesoro, per mettere in sicurezza multinazionali e grandi gruppi alle corde prima del Coronavirus, e allo stesso tempo negare con scuse di ogni tipo gocce di liquidità alle imprese sane del Nord e del Sud del Paese. La presidente della Commissione Banche Ruocco raccoglie l’appello del nostro giornale: vigileremo su Tesoro, Sace e Cdp

Siamo la culla del diritto, ma quella culla del diritto è la tomba del Paese. Siamo riusciti nel capolavoro, pandette alla mano, di trovare sempre un chiodo normativo con il quale crocifiggere chi tira la carretta e produce ogni giorno con il sudore della fatica prodotto interno lordo sano e che il Governo della Repubblica italiana – non altri – ha condannato al fallimento imponendo la chiusura delle loro attività per salvare vite umane. Vergogna!

Siamo riusciti, allo stesso tempo, sempre pandette alla mano, a inventarci una impalcatura bizantiniana di garanzie pubbliche per cui a chi è fuori mercato da una vita, con capitale italiano o giapponese o americano, di diritto olandese o di diritto svizzero – approfittando del Coronavirus che ha steso al tappeto commercianti, operatori turistici e di servizi, manifatturieri di mercato ma non loro – garantiamo una corsia preferenziale con la quale possono scaricare sulle spalle di uno Stato superindebitato qual è quello italiano i loro debiti pregressi e le loro evidenti sconfitte imprenditoriali. No, questo è troppo, perché deve essere chiaro a tutti che la salute finanziaria di alcune grandi famiglie private, abituate alle peggiori scorribande nel bilancio pubblico italiano – a partire da quello delle rendite sanitarie e autostradali – non coincide affatto con la salute pubblica di un Paese e, soprattutto, ne abbatte in modo duraturo la competitività che è la condizione imprescindibile, ancorché non sufficiente, per garantire un futuro di soddisfazione ai giovani di talento del nostro Paese, alla riunificazione delle due Italie, e alla rinascita di una nazione. Questa roba drogata, insomma, non serve per uscire dal declino.

Vogliamo essere chiari una volta per tutte. Non è ammissibile una burocrazia pubblica che, con la scusa della segnalazione alla centrale rischi o di una rata scaduta, chiude le porte alle imprese private sane di mercato del Nord e del Sud e le consegna alle agenzie di servizi delle “banche delle mafie” e, nelle stesse ore, consente alla Sace che è una compagnia di assicurazioni sull’export di riassicurarsi a spese del Tesoro, e cioè di tutti noi, attraverso la foglia di fico del controllo di Cdp, a favore dei pacchi di Stato delle grandi famiglie private del capitalismo italiano tutte in cattive acque a prescindere dal Coronavirus nonostante aiuti e foraggiamenti pubblici di ogni tipo. Se la Fca/Psc o la Autostrade del Gruppo Benetton, per non parlare di Kos e Sogefi della famiglia De Benedetti, degli americani della Ariston, giapponesi, svizzeri e così via, non restituiscono alle banche, le banche bussano alla Sace, ma alla fine la Sace si rivarrà sul Tesoro che è il pagatore di ultima istanza e, cioè, su tutti noi.

Qui caro Gualtieri e caro Rivera, rispettivamente ministro e direttore del Tesoro, scherzate con il fuoco, ma a rischiare di bruciare per ignavia prima e debolezza dopo tutte vostre c’è il prodotto intero lordo italiano che è l’unica vera garanzia del nostro maxi debito pubblico. Abbiamo fiducia totale in una donna che ha il senso delle istituzioni e il coraggio della Politica con la P maiuscola. Si chiama Carla Ruocco e è Presidente della Commissione di inchiesta sulle banche. È l’unica che si è impegnata a sciogliere la matassa della centrale rischi che blocca impietosamente ogni genere di sostegno compensativo dovuto alle forze sane del Paese, ma soprattutto si è impegnata a vigilare su ministero dell’Economia, Sace e Cdp affinché rispettino in modo stringente gli impegni assunti su investimenti e occupazione in Italia. Noi ci fidiamo di lei. Sappiamo che li farà ballare a dovere.

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