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Non c’è nulla da fare: il povero Di Maio non può trovare quiete. Si era quasi convinto del fatto che il sovranismo fosse, di base, un gran boiata per un’economia quale quella italiana che eccolo a dover fare i conti con chi di sovranismo se ne intende assai. Convocato direttamente in Presidenza dallo Zio Sam. E pure con le orecchie da asino ben piantate in testa data la madornale gaffe ripresa durante la conferenza stampa congiunta alla Farnesina con il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, trasformatosi improvvisamente in “Ross Pompeo” grazie all’evidente passione per “Friends” del nostro Ministro degli Esteri. Ma si sa: se lo Zio Sam chiama, noi rispondiamo e se sbagliamo il nome del Segretario di Stato poco importa, nella patria della democrazia occidentale tutto è permesso.

Tutto o quasi in realtà. Per esempio, non è permesso fare alcun tipo di concorrenza commerciale ai colossi americani, esattamente quello che ha fatto l’UE con il supporto dei programmi di lancio dei velivoli Airbus. Ed è per questo che i giudici della World Trade Organization hanno autorizzato lo Zio Sam ad imporre dazi per 7,5 miliardi di dollari sull’export dell’UE, pari alla stima del danno arrecato al colosso a stelle e strisce Boeing a causa degli aiuti illegali pervenuti dall’Europa al suo competitor. Annosa questione, direte voi, che potrebbe subire ulteriori sviluppi in base a quanto stabilirà la WTO sugli aiutini, parimenti illegali, denunciati dall’Unione Europea che lo Zio Sam avrebbe concesso a Boeing. Strana coincidenza, ribatto io. Anzi, direi addirittura incredibile.

A sentire le parole della Coldiretti il dubbio un po’ sorge: recentemente Trump avrebbe infatti ricevuto una letterina nientepopodimeno che dalla lobby dell’industria casearia Usa (CCFN) la quale avrebbe chiesto alla ex comparsa in “Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York” di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei per favorire l’industria del Parmesan, meglio conosciuto come “falso Made in Italy”. Neanche a dirlo, i danni stimati per i prodotti dell’agroalimentare italiano sarebbero incalcolabili. A dircelo non è proprio un quisque de populo ma Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano. A suo dire (e onestamente non ho in animo di smentirlo), dei dazi superiori al 20% non sarebbero sostenibili dal mercato statunitense con il volume di export del Grana padano in conseguente caduta libera.

Infatti, sempre secondo Baldrighi, lo stop simultaneo al commercio di Grana padano ma anche di Parmigiano reggiano sul mercato statunitense causerebbe una considerevole quantità di invenduto che determinerebbe, a sua volta, il crollo dei prezzi del mercato interno. Inutile aggiungere che, a quel punto, verrebbe seriamente messa a rischio una filiera di 100 mila addetti. Dello stesso avviso è in realtà anche la già citata Coldiretti che, a più ampio raggio, parla di una guerra commerciale del valore di 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy.

Non posso fare a meno di sorridere pensando a Meloni e Salvini che, in tempi non sospetti, guardavano a Trump con occhi adoranti e applaudivano a ogni sua oscenità neanche fosse il messia di una nuova epoca politica. Il sovranismo comporta anche questo: se per loro era “prima gli italiani”, per il Presidente degli Stati Uniti è “prima gli americani”, anche a costo di mettere in ginocchio un intero settore produttivo di un Paese alleato. Mi sembra banale precisarlo ma a rimetterci non sarebbero solo “100 mila addetti” italiani, ma 100 mila famiglie italiane solo per il settore caseario. E, se l’esame di Economia all’università è servito a qualcosa, potrei spingermi a pronosticare un’ulteriore contrazione del mercato causata dalla compressione del potere di acquisto di quelle 100 mila famiglie che, come “consumatori”, sarebbero costrette a rinunciare all’acquisto di alcuni beni causando, a loro volta, danni anche ad altri settori non toccati direttamente dai dazi di Trump.

Insomma, un effetto valanga e il Mercato, l’effetto valanga, lo regge poco o nulla. Forse ci stiamo preparando ad apprendere la lezione nel peggior modo possibile ma quanto sta accadendo o potrebbe accadere dovrebbe farci riflettere sul significato profondo del termine “sovranismo” tanto osannato negli ultimi tempi: una politica aggressiva e chiusa mal si concilia con la ineluttabile globalizzazione dei mercati e la scure di questo tipo di gestione si abbatte in primis sui Paesi che fanno del commercio la propria colonna vertebrale, come il nostro. Matteo Salvini ha commentato la vicenda con un laconico “Speriamo che i dazi non ci siano”. Io, fossi in lui, mi asterrei invece dal ripetere ancora il celebre “aiutiamoli a casa loro” che detto da Trump fa tutto un altro effetto. Soprattutto se “casa loro” dovesse diventare casa nostra.