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Fabrizio D'Agostino

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Si chiama Dl Rilancio, ma il timore degli albergatori è che il nuovo pacchetto di misure economiche annunciato dal governo abbia un effetto propulsivo davvero scarso sul turismo. Uno dei settori maggiormente penalizzati dal coronavirus si approccia alla nuova stagione estiva con una ridda di preoccupazioni che lo Stato tarda ad alleviare.

«La Francia ha destinato al settore del turismo 20miliardi, l’Italia 2,5, di cui una buona parte rivolti ai beneficiari finali, ossia i potenziali turisti». L’impietoso paragone tra i due Paesi è di Fabrizio D’Agostino, presidente di Federalberghi Calabria, che al Quotidiano del Sud commenta il decreto approvato mercoledì sera dal Consiglio dei ministri. Intorno alla cifra stanziata si svolge un balletto che rende difficile comprendere la reale entità dell’impegno economico profuso dal governo.

«C’è chi parla di 4miliardi, ma includendo anche lo stop alle rate dell’Irap che però riguarda tutte le imprese. Una misura che riguarda direttamente alberghi e stabilimenti balneari è l’eliminazione della prima rata dell’Imu che vale 500milioni», chiarisce D’Agostino. Molta curiosità aleggia intorno al bonus vacanze, un contributo per famiglie con Isee inferiore a 40mila euro da spendere per soggiorni in ambito nazionale in alberghi, b&b, campeggi e villaggi che va dai 300 ai 500 euro in base al numero di componenti del nucleo familiare. D’Agostino non lo reputa una panacea: «Il bonus non è moneta contante, è un ulteriore credito d’imposta per l’albergo quando e se il cliente deciderà di venire».

Nell’attesa di capire anzitutto se potranno raggiungere le località turistiche calabresi anche turisti di altre Regioni, arrovella i pensieri degli albergatori l’interrogativo sulla igienizzazione o sanificazione delle strutture. Il presidente di Federalberghi Calabria spiega che «oltre 20 giorni fa abbiamo inviato all’Oms, ai Ministeri di Turismo e Salute, nonché a tutte le Regioni un protocollo sulle misure igienico-sanitarie messo a punto da noi insieme a una squadra di virologi, infettivologi e Croce Rossa, ma siamo ancora in attesa che il Comitato tecnico-scientifico varato dal governo esamini il testo e dia una risposta sul da farsi». Ad oggi l’unico riferimento – lamenta D’Agostino – «è una bozza dell’Inail, ma di ufficiale non è ancora uscito nulla».

È così che si alimenta confusione: «Brancoliamo nell’incertezza tra ionizzazioni, ozono, alcol, battericidi… Mi faccia dire una cosa: è opportuno trovare un punto di equilibrio tra sicurezza e fattibilità anche di tipo economico. È opportuno proporre ai clienti di trascorrere sette giorni in un villaggio e non in una clinica, altrimenti si sta a casa». C’è poi un altro tema che tormenta gli albergatori: «Se un cliente dovesse venir contagiato da coronavirus, a livello giudiziario ne risponderebbe l’imprenditore? È una domanda fondamentale, la cui risposta ad oggi ci è ignota». E ancora, l’elenco delle incognite non finisce qui: «Se a un lavoratore viene trasmesso il virus da un cliente che arriva in struttura già infetto, il caso verrebbe classificato come infortunio sul lavoro?».

Le prenotazioni per luglio e agosto, intanto, sono rimaste perlopiù intatte. La speranza è che ne arrivino delle altre. «Sarebbe importante fare un marketing spinto per questi 50-60 giorni effettivi di vacanza, considerando che la scuola potrebbe partire il primo settembre», spiega D’Agostino. Tuttavia, c’è pure chi sta gettando i remi in barca. «I villaggi stanno risentendo maggiormente della crisi, a causa dei divieti di somministrare a buffet gli alimenti e delle attività d’intrattenimento, nonché per via dell’impossibilità di garantire il distanziamento sociale», afferma il rappresentante di Federalberghi. Che aggiunge: «Da una verifica del nostro Osservatorio interno risulta che molti stanno valutando di saltare il turno e pensare già al 2021, che dovrà essere l’anno del rilancio». Ma – osserva D’Agostino – «anche per rilanciare il settore il prossimo anno servirebbe un’azione strategica da parte dello Stato che oggi ancora non c’è».

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