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LA riapertura ai viaggi interregionali ci proietta verso le ferie estive in un difficile tentativo di recuperare un barlume di normalità. Ma giocoforza il clima che troveremo nelle località balneari durante i prossimi mesi sarà diverso da quello cui siamo abituati. E non parliamo di meteorologia…

Obbligo di prenotazione, distanziamento, continue procedure di igienizzazione e controlli sul rispetto delle regole anti Covid renderanno il mare meno rilassante del solito e decisamente più salato. L’attuazione dei protocolli – che in molti casi renderà necessaria l’assunzione di nuovo personale – associato a una riduzione del numero di posti al sole si sta, infatti, sin da ora traducendo in un generalizzato aumento delle tariffe per ombrelloni, sdraio, lettini e altri servizi offerti alla clientela.

I rincari interessano le principali località marittime italiane. In Costiera amalfitana gli operatori potrebbero arrivare a chiedere dal 15 al 20% in più per il noleggio rispetto al 2019. «Cercheremo di restare stretti perché abbiamo una clientela fidelizzata che vogliamo mantenere – ci spiega Andrea D’Auria, gestore dello stabilimento Reginna Major di Maiori – Dobbiamo tener conto del fatto che dovremo tagliare sul numero di ombrelloni, io personalmente ne dovrò posizionare circa 50 in meno. in Più ho dovuto assumere altre persone per assicurare la sanificazione degli ambienti».

A questo si aggiunge la scarsità di aiuti finora arrivati dal governo. «Non abbiamo avuto niente, ci stiamo autoregolando. Se ci saranno dei bandi parteciperemo ma i tempi sono lunghi» dice Massimo Balante, titolare del Lido Aurora di Campomarino (Campobasso), fra le più popolate località della costa molisana, frequentata anche da pugliesi, in particolare foggiani. In base all’accordo recentemente raggiunto con in sindacati ciascuno stabilimento per gli abbonamenti stagionali potrà liberamente operare maggiorazioni che andranno dal 5 al 15% in più, a seconda del servizio richiesto.

Nella splendida Mondello (quartiere marittimo di Palermo) si tenterà, invece, di lasciare invariate le tariffe. «Pur riducendo gli spazi, si sta provvedendo, in accordo con le sigle sindacali delle altre province marittime, a non ritoccare i prezzi – ha detto ad Askanews Alessandro Cilano, che gestisce l’Ombelico del Mondo, arrivato al 20esimo anno di attività – siamo tutti positivi, ci crediamo e siamo certi che questo allarme scemerà e torneremo a una vita normale». A dare una mano anche il rinnovo delle concessioni fino al 2023 disposto dalle istituzioni che è stato un enorme passo avanti che dà respiro oltretutto con la certezza che almeno per il 2020 non pagheremo canone e per il 2021 soltanto il 50%».

Meno bene andrà ai futuri clienti di altre strutture balneari sparpagliate per il Paese. A Ostia, il “mare di Roma”, si potrà arrivare ad aumenti addirittura del 30%. «La nostra linea è stata quella di non far ricadere gli aumenti sui clienti, ma c’è sempre il libero mercato e, a quel punto, ognuno deciderà i prezzi da adottare anche in base ai servizi che offre» ha dichiarato il presidente del Comitato Balneari Ostia, Andrea Da Fonte, all’Agenzia Nova.

Rincari più soft, a quanto pare, nelle Marche, dove – rivela un reportage del Corriere della Sera – le maggiorazioni andranno dal 5 al 10%, in particolare sulla Riviera del Conero (Ancona). Simili aumenti dovrebbero essere applicati anche in Emilia Romagna. Divisa a metà la Liguria: a Ponente si tenterà di non far crescere i prezzi, mentre a Levante potrebbero registrarsi delle maggiorazioni. Situazione analoga a quella della Toscana, con gli stabilimenti del litorale sud che potrebbero chiedere il 15 o il 20% in più.

Della questione si sono occupate le principali associazioni a difesa dei consumatori. Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha parlato di «aumenti purtroppo inevitabili a causa delle minori entrate per i lidi e dei i maggiori costi che dovranno affrontare i gestori». Vi rientrano quelli per la «sicurezza, manutenzione e sanificazione delle strutture». Il tutto si ripercuoterà «sui consumatori finali attraverso un incremento delle tariffe praticate al pubblico, al punto che l’estate 2020 potrebbe essere in assoluto la più ‘salata’ di sempre per le tasche dei cittadini italiani».

Per il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, applicare prezzi più alti sarebbe un errore «considerato che anche le famiglie attraversano un momento di difficoltà e che, quindi, andrebbero invogliate a spendere con sconti, non certo con rialzi dei prezzi, per quanto giustificati».

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