Il boss Luciano Donadio

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ERACLEA (VENEZIA) – A Eraclea ci sono sei parrocchie che si occupano di badare all’anima degli abitanti, poco più di 12.200. Ogni chiesa, quando c’è bisogno di organizzare una festa, una sagra, deve esibire il piano di safety and security, cioè la certificazione necessaria per lo svolgimento di manifestazioni pubbliche.

E fino a qualche mese fa c’era un uomo a cui si rivolgevano i curati, sempre lo stesso: Christian Sgnaolin.

A consigliare a preti, ma anche a responsabili di associazioni e dirigenti comunali, di andare da Sgnaolin per il piano sicurezza, era spesso il sindaco di Eraclea, Mirco Mestre. È lui, secondo quanto hanno riscontrato gli inquirenti, attraverso le indagini e ascoltando persone informate dei fatti, che aveva introdotto in Comune, quello che all’epoca era il braccio destro di Luciano Donadio. Lo zio Luciano aveva scelto Christian come “ministro dell’Economia” della sua organizzazione criminale, di cui l’imprenditore veneto portava i conti e soprattutto curava gli investimenti finanziari.

L’UOMO CHIAVE

Sgnaolin, passato a collaborare con la giustizia e oggi grande accusatore di Donadio, rappresenta il link di prossimità in Municipio per il boss dei Casalesi a Eraclea. In particolare, a colpire l’attenzione dei magistrati, sono stati i racconti di due persone convocate in Procura e ascoltate sui fatti. La prima è Eleonora Sovran, che nella sede del Municipio riveste l’incarico di responsabile dell’Area servizi al cittadino e al Turismo. La seconda è il comandante dei vigili urbani di Eraclea, Domenico Finotto.

Entrambi hanno confermato la presenza abituale di Sgnaolin (titolare di un’impresa che si occupa di formazione nel campo della sicurezza) nelle stanze del palazzo di Piazza Giuseppe Garibaldi. Sovran ha dichiarato che, in occasione della principale manifestazione che stava per organizzare, un’azienda partecipata del Comune si era messa alla ricerca di agenzie per la produzione del piano di safety and security, a cui richiedere preventivi. Aveva parlato della cosa anche al sindaco Mestre, che subito aveva trovato la soluzione: Sgnaolin.

Soluzione a costi zero, sottolinea la responsabile del settore Turismo, poiché Mestre aveva detto che l’imprenditore era deciso a entrare nel mercato della città costiera veneta, e per tale motivo avrebbe offerto il proprio servizio senza pretendere alcunché in cambio. Il comandante dei caschi bianchi, confermando quanto detto da Sovran agli inquirenti, racconta che per l’organizzazione delle sagre parrocchiali più importanti del paese, tutti i parroci avevano esibito il piano stilato dall’azienda di Sgnaolin.

L’INVITO AI PARROCI

Insospettito dalla circostanza, Finotto aveva effettuato dei controlli e aveva scoperto che, in un caso, un prete era stato consigliato dal sindaco Mestre di rivolgersi all’imprenditore “di casa” in Comune, mentre un altro religioso che aveva bisogno del piano, aveva parlato con un suo parrocchiano e quest’ultimo lo aveva caldamente invitato ad affidare le operazioni sempre a Sgnaolin.

Particolare da non trascurare è rappresentato dal fatto che il parrocchiano in questione, oltre a lavorare per il citato imprenditore, è pure figlio della sorella di Antonio Puoti. Chi è costui? Originario dell’Agro Aversano, è considerato tra i componenti più fidati del gruppo guidato da Donadio. Puoti riuscì a evitare il blitz di febbraio scorso (quando fu arrestato anche il sindaco Mestre), ma la fuga era durata poco. Lo avevano trovato in una località del Casertano, pochi giorni dopo che il silenzio di Eraclea era stato squarciato dal suono delle sirene.

Sessantuno misure eseguite in totale (47 le persone finite in carcere), nell’ambito dell’inchiesta che ha messo al centro le Comunali del 2016. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso allo scambio elettorale politico-mafioso, ma vengono contestati anche i reati di riciclaggio, estorsione, usura, armi, traffico di droga, bancarotta, false fatturazioni.

Lo scorso 8 gennaio, relativamente all’inchiesta, si è aperto ufficialmente il processo che vede alla sbarra 75 soggetti. Contestualmente è stato chiesto lo scioglimento per mafia per il Comune di Eraclea: si tratterebbe del primo ente locale del Veneto, e del Nord Est in generale, interessato da questo tipo di provvedimento.

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