Boggia, Bilancia (1998)

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La libertà non è la licenza di poter dire e fare tutto quello che ci va. Quante offese vengono legittimate in nome della “libertà di espressione”, senza considerare che per essere liberi di esprimere il proprio pensiero, bisogna quantomeno che un pensiero ci sia.

Il pensiero nasce nella parte più alta e nobile del nostro corpo. Giusto o sbagliato che sia, un pensiero degno di essere chiamato tale, è un intento leale di riflessione. Offendere è tutt’altra cosa: è la parte irrazionale di noi che si manifesta nella sua volgarità.

“Pensare” viene dal latino “pesare”. Chi pensa pesa: mette sul piatto della bilancia la realtà; misura il proprio ragionamento e valuta le parole con cui esprimersi. Chi pensa ha un peso, una consistenza; chi non pensa non ha peso, è un vuoto e resta vuoto, anche quando riesce a imporsi.

A creare confusione tra libertà e licenza, tra pensiero e offesa, sono anche quei politici, di vario partito, che si insultano a vicenda con dichiarazioni al vetriolo; quelli che, anziché impegnarsi a fare meglio, affilano unicamente la loro furbizia, lasciando che la loro intelligenza – quando c’è – vada in disuso. Come in una gara tra serpi, vince chi assesta il morso più velenoso. Se chi dovrebbe rappresentare l’autorità ed essere maestro di vita, dà di sé un simile spettacolo, come possiamo pretendere dalla gente un linguaggio e un comportamento diverso?

Sono rari i casi in cui i figli dimostrano di avere un’educazione diversa da quella appresa dai propri genitori. In quest’epoca in cui i politici così spesso parlano del futuro dei propri figli, ricordiamo loro che sono padri anche di questa enorme famiglia, che è lo Stato e che siamo tutti noi.

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