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OGGI, otto marzo, alla tivù si parla di donne famose che hanno vinto il Nobel, il Pulitzer o l’Oscar. Non fanno il tuo nome, ma il silenzio che ti è stato imposto è diventato il tuo potere di ascolto e di comprensione. La tua è una rivoluzione che non si strilla nelle piazze, si fa nelle case: fa meno clamore, ma è indispensabile. Quanto pesa una famiglia, un figlio, una rinuncia? Quanto pesa un’assenza? Nessuna bilancia lo indica, ma tu ne conosci la misura esatta.

A volte, per non farti inghiottire dal buio di un’ombra, abbracci un corpo. A volte, quando ti manca il respiro, ti stendi all’ombra di un ricordo o di un sogno. Da autodidatta, hai imparato a fare le carezze che nessuno ti aveva mai fatto e non esiste invenzione più grande. Se c’è da fare un sacrificio, a te per prima viene chiesto. Se gli altri esitano, tu devi essere pronta.

Cosa vuoi tu? Te lo sei chiesta così poco, abituata a chiederti cosa si vuole da te. Fino a dove ti è consentito volere? Con i sensi di colpa possono tenerti sotto chiave, senza che ci sia una colpa e senza che ci sia una chiave. Sei libera di portare la minigonna e di tenere il viso scoperto, ma in qualche modo indossi anche tu un burqa: vedi più di quanto sei vista.

Sei don Chisciotte e i mulini a vento, la protagonista e la peggior nemica di te stessa, il cambiamento e la tradizione, la custode di focolari accesi e spenti. Come una matrioska, contieni tutte le donne che avresti potuto essere. La tua vita somiglia a tante, ma non per questo è meno unica. «Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna», si è sempre detto. E dietro ogni grande donna chi c’è? Non un grande uomo, ma una moltitudine di grandi donne che restano anonime e la storia la fanno nelle retrovie. A loro dico grazie.

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