La chiesa di San Jacopino a Firenze

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«Lasciate che i bimbi vengano a me». Ha detto Gesù in modo chiaro: mica con un intreccio di parole e di ammiccamenti come un post dal Papeete; o confuso come Di Maio davanti a una cartina geografica.

Certo, non ha stabilito dove e come. Ma mica doveva. Il suo credo è a prova di emendamenti e di manine manipolatrici. Ci mancherebbe.

Ma in un paese dove la religione confina in modo pericoloso con la superstizione, dove ognuno si è creato un Dio a propria immagine e somiglianza, un dio elettorale (Fruttero&Lucentini), capita spesso che l’interpretazione delle idee del rivale di Barabba nel primo ballottaggio su piattaforma di piazza, venga adattata a umori e convenienze.

E così se un bimbo crea un po’ di chiasso in chiesa, il fervente soldato di Cristo, di Firenze, non riesce a fare di meglio che prendere a calci la madre. Facile immaginare lo sconquasso all’arrivo della polizia. Dalle preghiere alle botte, dal segno di pace ai lividi. Ma quei bimbi invocati da Gesù dove devono andare per incontrarlo? Una chiesa non è il posto giusto? Strana storia.

Se aggiungiamo che la mamma del discolo è filippina, forse abbiamo un quadro più chiaro. Il fervore religioso rischia di colorarsi di tinte antipatiche, sempre più diffuse negli ultimi anni. D’altronde, se c’è chi va in giro a baciare crocefissi e poi sbraita per chiudere i porti ai disperati del mare, cosa vi aspettate di meglio? Si può anche essere atei o professare un’altra fede, ma è difficile non riconoscere al mondo cattolico una peculiarità: non tirarsi indietro davanti ai peggiori peccatori dell’universo. Uno può commettere nefandezze inimmaginabili, atrocità, schifezze di tutti i tipi, ma già sa che, se vuole, un prete disposto a non lasciarlo solo con i suoi demoni, esiste. E anche se molti sacerdoti si sono infilati in storiacce indegne e da brividi, gli altri hanno sempre trovato una parola per la feccia rifiutata dall’umanità.

La reazione del credente fiorentino è esagerata e non ha nulla di cristiano. Una religione che tende la mano agli ultimi o ai peggiori, non può perdersi in un episodio di intolleranza odioso. E anche se c’è sempre lo smacchiatore del perdono, stavolta un segnale diverso bisognerebbe darlo. Mica possiamo arrivare ai luoghi di preghiera vietati ai minori o creare dietro all’altare gli scivoli e i banchetti per i bambini. E pazienza se per una volta va in pezzi anche il dogma del religioso silenzio.

A questo credente sprovvisto di tolleranza, (ma l’ira non era uno dei 7 vizi capitali?) bisognerebbe forse applicare le norme che si usano per i tifosi violenti negli stadi: la squalifica, l’allontanamento per lunghi periodi dalla partecipazione al rito della messa. O costringerlo a prestare servizio volontario in un asilo, con l’obbligo di rifare il corso di catechismo. Solo per caso la rissa in chiesa non è degenerata in qualcosa di peggio. Ma si è rischiato molto. Le Sacre scritture invitano a porgere l’altra guancia, non i glutei. E qualcuno poteva ricordarsene.

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