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Questa settimana è stato ospite al Politecnico di Milano, nell’evento OnLife dedicato al futuro che ci aspetta, l’informatico Leonard Kleinrock, l’uomo che esattamente cinquant’anni fa ha realizzato la prima comunicazione di Internet.

Leonard Kleinrock

Nel 1969 l’uomo ha raggiunto la luna e creato la rete Internet. Non male per un solo anno. Per l’anniversario della prima comunicazione, quella realizzata tra i primi due punti collegati da Internet, che allora si chiamava Arpanet, bisogna aspettare il 29 ottobre, ma in questo mese assisteremo a parecchie celebrazioni per i 50 anni della rete.

In effetti, anche se è difficile crederlo, la guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica del secolo scorso, che tante volte fece temere per lo scoppio di una nuova guerra, in realtà ha dato una accelerata al progresso, in proporzioni probabilmente mai viste prima.
Tutti pensiamo alla corsa allo spazio, che ha portato gli Stati Uniti a mandare il primo uomo sulla luna dopo che i sovietici avevano lanciato il primo satellite, lo Sputnik, portato il primo essere vivente nello spazio, la cagnolina Kudryavka, e il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin. Se vi ricordate che il nome della cagnolina fosse Laika non siete (troppo) in errore… in russo Laika indicava la razza e ci fu un equivoco tra un giornalista occidentale e uno dei responsabili della missione.

Proprio la competizione nata dal lancio del satellite Sputnik ha portato gli Stati Uniti a fondare l’ARPA, l’Advanced Research Projects Agency (Agenzia Nazionale per i Progetti Avanzati), al fine di cercare di assicurare alla nazione un predominio tecnologico sugli avversari. L’ARPA è stata fondata nel 1958, l’anno successivo al lancio dello Sputnik, e negli anni Sessanta ha anche iniziato a studiare la possibilità di realizzare una rete di telecomunicazioni sicura.

Secondo alcune fonti, tra i requisiti della rete vi era anche la capacità di resistere a un attacco nucleare: l’idea quindi è che non ci dovesse essere un nodo centrale nella rete, ovvero un punto cruciale che, se distrutto, ne avrebbe compromesso il funzionamento.

Questa rete, chiamata ARPANET, inizialmente era composta da quattro computer, tre in California e uno nello Utah.

La prima comunicazione, il 29 ottobre del 1969, è stata tra il computer dell’università della California, dove lavorava Leonard Kleinrock, e quello dell’Augmentation Research Center di Stanford; la parola da trasmettere era login, che indica un accesso a un sistema informatico, ma sono riusciti a trasmettere solo i primi due caratteri, la “l” e la “o”.

Nel team di Kleinrock c’era anche un italiano, Mario Gerla, che dopo una laurea nel 1966 proprio al politecnico di Milano si era trasferito all’UCLA dove ha fatto prima il dottorato di ricerca e poi è diventato professore; purtroppo Mario Gerla è scomparso a febbraio, altrimenti probabilmente ci sarebbe stato anche lui sul palco del politecnico di Milano, insieme a Kleinrock, a raccontarci i primi vagiti della neonata rete.

Dopo quel primo storico collegamento tra i due computer, Internet inizia a crescere a una velocità inimmaginabile: mille computer connessi nel 1984, centomila nel 1989, dieci milioni nel 1996. Si stima che l’anno prossimo, nel 2020, saranno circa 10 miliardi i dispositivi connessi a Internet. Parliamo di dispositivi, non più di computer, perché Internet in effetti è cambiata parecchio in questi 50 anni. Agli inizi collegava tra di loro solo supercalcolatori di centri militari e università.

Poi sono arrivati i personal computer, poi i cellulari, poi i tablet come l’iPad, e adesso Internet collega dispositivi di ogni tipo, e infatti si parla di Internet of Things, l’Internet delle Cose.

Se da un lato siete già abituati ad avere nuove tipologie di oggetti, come Alexa di Amazon, il vostro assistente personale che si collega ad Internet in maniera autonoma, forse vi sorprenderà sapere che, nel futuro prossimo, gran parte degli oggetti che usate quotidianamente sarà in grado di collegarsi ad Internet per aumentare le proprie funzionalità.

Già adesso è disponibile, negli Stati Uniti, il frigorifero intelligente di Samsung. Se il prezzo di circa settemila euro non vi spaventa, potete avere a casa un frigorifero smart collegato a Internet. Grazie a una telecamera interna è in grado di leggere le date di scadenza dei prodotti e avvisarvi se qualcosa è andato a male!

Inoltre, se volete cucinare un piatto in particolare potete usare il suo grande schermo touch per cercare la ricetta online: il frigo sarà in grado di segnalarvi quali ingredienti già avete, ovviamente quelli dentro il frigo, e quali dovrete ordinare, e in caso ci penserà direttamente il frigorifero a fare l’ordinazione grazie al suo collegamento Internet.

Pochi anni fa ci sarebbe sembrato uno scenario da fantascienza, oggi è già operativo nelle case di tanti americani.

Kleinrock, nel suo intervento a Milano, non ha però risparmiato critiche e sollevato interrogativi.

«Il nostro Internet era etico, di fiducia, aperto, gratis e condiviso» ha detto, «Internet adesso è passato da mezzo di condivisione di notizie a strumento del lato oscuro. È perfetto per fare anche l’illecito».

Come sarà l’Internet del futuro?

«Sarà un mondo nuovo, per capirlo dovrete chiederlo ai vostri figli, lo sanno meglio loro».

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