Il presidente Sergio Mattarella

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Il solleone che spacca le teste a Ferragosto, diceva Giovannino Guareschi, porta tanti pericoli con sé. Stavolta ne ha portati innumerevoli al vertice del governo italiano, che adesso affronta la crisi più pazza mai accaduta. Mentre il debito pubblico è arrivato alla cifra record di 2.386 miliardi, cioè il 21% in più rispetto all’ultima registrazione e l’Europa è in forte trepidazione per l’arrivo di una nuova crisi finanziaria, la Lega cerca di uscire dall’angolo mandando segnali di pace ai 5Stelle. Tra litigi e riavvicinamenti si fanno prove per ricucire gli strappi. Si fanno largo le ipotesi di Di Maio premier e di Conte commissario europeo. Ma gli scenari sono diversi, ciascuno segue un filo logico, ma nessuno è confermato.

LE IPOTESI

Il più probabile appare quello di un governo guidato da Giuseppe Conte, ma in corsa c’è anche Roberto Fico, attuale presidente della Camera. Se prevalesse questo scenario, Barbara Carfagna potrebbe salire al gradino più alto della Camera. Ovviamente, sarebbe previsto il sostegno a un esecutivo di legislatura di Forza Italia che ha già negato qualsiasi approccio con Matteo Salvini. Ci sarebbe anche qualcosa per Dario Franceschini, che potrebbe essere promosso vice-premier mentre Matteo Renzi verrebbe catapultato a Bruxelles, sulla poltrona di Commissario europeo.

Nel caso in cui avvenisse un semplice rimpasto nel governo gialloverde, piccolo o grande non importa, lo scacchiere muterebbe in alcune pedine essenziali. Giancarlo Giorgetti diventerebbe ministro dell’Economia, Matteo Salvini sarebbe invece confermato vice-premier e ministro dell’Interno. Vanno messi tanti puntini sulle “i” prima di comprendere quale scenario politico verrà privilegiato. Dovrà essere il capo dello Stato a trovare la quadra politica e decidere quale sarà il percorso istituzionale. La crisi costantemente annunciata e mai veramente decisa, verrebbe così congelata. E’ bene ricordare che Di Maio ha precisato che la trattativa sulle poltrone «è tutto falso».

Invece, la frase che ha acceso questa fase, peraltro confusa dopo l’annuncio di Salvini di chiedere il voto di sfiducia contro il premier Conte, è stata pronunciata nel giorno di Ferragosto quando Salvini ha detto. «Ho il telefono sempre acceso». Un’apertura a Di Maio per ricominciare: infatti da allora il dialogo è ripartito. La retromarcia è avviata, con quale esito non si sa.

LE MANOVRE

Ma è stato Renzi a ergersi come paladino di un Pd che ancora sembra incerto sulla via da seguire. L’ex premier è convinto più che mai che «bisogna cercare di evitare il ritorno alle urne voluto da Salvini». Sembra disposto a tutto per impedire agli italiani di votare. L’Italia, riconosce, è abituata alle convulsioni , ma quella innescata da Salvini «non ha precedenti. Non abbiamo mai causato una crisi nel mezzo dell’estate per non fare il bilancio». E giudica fallimentare il governo gialloverde.

Serve un governo istituzionale, ricorda, «per salvare le famiglie dall’aumento dell’Iva». Salvini, intanto, ha fatto un’altra apertura a Di Maio promettendo che la prossima settimana voterà il taglio dei 365 parlamentari. Mentre l’ex ministro Del Rio suggerisce “il bacio del rospo” con i pentastellati «un accordo scritto, alla tedesca».

I RUOLI CHIAVE

Secondo la Costituzione, spetterà al presidente Mattarella affidare l’incarico di presidente del Consiglio, ma è chiaro che il rimpasto dovrà tenere presente anche i rapporti che legavano le forze di maggioranza, arrivati a zero negli ultimi tempi. La Lega chiede di pesare di più nei ruoli chiave, come nelle Infrastrutture e nell’Ambiente. Senza contare la Difesa, che ha subito forte scosse sui migranti tra Salvini e Trenta.

L’ingresso o il sostegno del Pd non sono per nulla scontati, anche se trattative sarebbero in corso, con sviluppi attesi nelle prossime ore. Fonti anonime spiegano che Salvini avrebbe compiuto l’azzardo di far saltare l’alleanza coni 5Stelle dopo aver stretto il patto di “Pa-Station”, dal nome del ristorante omonimo, al quale avrebbero partecipato anche i capigruppo della Lega di Camera e Senato.

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