Il deputato Flavio Di Muro

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Il padano Flavio Di Muro, torinese di nascita e ventimigliese di adozione, classe ’86, è titolare di un volto rubizzo che annega nella barbetta rossiccia; la qual cosa ne colora l’espressione quasi di verecondia.

Infatti, è col massimo pudore che Di Muro, deputato della Repubblica, s’è reso protagonista, alla Camera, di un gesto atletico degno di un feuilletton ottocentesco. Di Muro ha chiesto di intervenire sull’ordine dei lavori e timidamente ha affermato: “In tutta questa attività tralasciamo i veri valori, le persone che ci vogliono bene. Per me è un giorno speciale”.

E qua, io m’immaginavo che sui “veri valori” saltasse fuori il vero dato dei finanziamenti pubblici della Lega di Bossi (magari erano meno dei soliti 49 milioni); che le “persone amate” fossero gli stessi elettori padani che l’avevano issato su quel pennone istituzionale, da semplice assessore che era nella giunta ligure del salviniano Rixi. E che il “giorno speciale” fosse quello della rimodulazione del Mes, l’irsuto fondo salva-stati divenuto la spina nel fianco del governo Conte. Invece, il tenero Di Muro di questi rovelli politici se n’è fottuto altamente.

Con un piccolo scatto ha estratto dalla tasca un anello di fidanzamento, e l’ha offerto al pubblico chiedendo a voce alta: “Elisa, mi vuoi sposare?”. Elisa è la fidanzata, proiettata di colpo dalle felpe di Salvini ai sorrisi di Liala. La sbalorditiva proposta di matrimonio in aula alla camera è arrivata proprio mentre era in corso la votazione sul decreto legge terremoto.

Decreto che, ovviamente, non s’è filato nessuno; poiché erano tutti impegnati lì ad abbracciare l’onorevole, a dargli poderose pacche sulle spalle, ad applaudire, compresa la relatrice a lui successiva, la Pd Stefania Pezzopane. La quale con voce nasale, forse commossa, aggiungeva: “L’amore vince sempre”, rivolgendosi in quel caso al pacchetto di nefaste norme sul salva-Stati, appunto, che le stava passando sotto il naso. L’unico a non apprezzare il senso drammaturgico di Di Muro è stato il presidente di Montecitorio, Roberto Fico: “Capisco tutto -ha affermato- ma usare un intervento sull’ordine dei lavori per questo non mi sembra il caso.
Andiamo avanti!”. Ma era troppo tardi.

La Camera, per una volta, era tutto un embrasson nous, una grande seduta psicanalitica di singulti emotivi, una puntata di C’è Posta per te, dove il burbero Fico pareva quasi assumere borgogli, postura e fattezze di Maria De Filippi. Uno dei primi post di commento, bruciante, su Twitter è stato: “Sì, viva l’amore. Ma a questo toglietegli lo stipendio di oggi, così la smette di farsi fatti suoi con i nostri soldi”. A me è, romanticamente, è venuto in mente un sottofondo melodico: la voce di Bossi quando, col nome d’arte di Donato, cantava O’ surdato nnamurato. Però poi ho pensato allo stipendio di Di Muro e ho smesso subito…

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