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Le Aree Marine Protette richiedono equilibrio tra ecologia e giustizia sociale per trasformare i rischi iniziali in benefici economici duraturi.


Gli esiti sociali ed economici per le comunità costiere sono elementi fondamentali nella realizzazione e nella gestione delle aree marine protette, definite dall’acronimo Amp. Tuttavia, in alcune regioni costiere altamente urbanizzate e soggette ad un‘intensa e crescente pressione antropica, queste misure volte alla protezione di zone litorali caratterizzate da elevati livelli di biodiversità marina, possono produrre conseguenze negative nel tessuto sociale. Sono, infatti, ben noti i rischi socio-economici legati ad una generale riduzione delle attività di pesca commerciale unitamente ad una limitazione delle infrastrutture antropiche fino alla esclusione parziale o totale delle popolazioni locali dai processi decisionali.

AREE MARINE PROTETTE: DAL RIFIUTO POPOLARE AI BENEFICI DELL’ECOTURISMO E DEL RIPOPOLAMENTO ITTICO

Questi problemi possono condizionare negativamente l‘andamento dei processi conservazionistici portando, in alcuni casi, ad un rifiuto popolare di tali misure, in particolare nelle prime fasi del processo istitutivo delle Amp, le quali sono viste dalla collettività come aree proibite e vietate ad una fruizione pubblica. Invece, una analisi attenta ed approfondita delle Amp evidenzia numerosi vantaggi ed effetti positivi dallo sforzo di pesca ai benefici sociali ed economici per le popolazioni locali fino ai flussi turistici legati all’ecoturismo.

Infatti, nel lungo termine, una gestione razionale delle Amp porta non solo ad un netto incremento della biodiversità marina nelle acque interne alle riserve marine ma anche ad effetti positivi per il ripopolamento di alcune specie ittiche di grande valore commerciale nelle acque esterne alle zone di protezione. Inoltre, un nuovo modello di turismo ecologico può divenire una via alternativa capace di coniugare gli obiettivi di conservazione ambientale con evidenti vantaggi sociali ed economici per le popolazioni costiere.

IL CONTESTO ITALIANO: BIODIVERSITÀ E CRITICITÀ GESTIONALI DELLE AMP

In Italia, la grande biodiversità marina, costituita da 17.000 specie animali e vegetali con un tasso di endemismo pari al 20% circa del biota Mediterraneo complessivo, ha motivato nel tempo l’istituzione da parte del Ministero dell’Ambiente di 32 Amp per una superficie complessiva di 231.000 ettari pari al 4.53% del perimetro costiero nazionale. Questi dati numerici, sebbene confortanti ma comunque sempre ben al di sotto del valore percentuale limite del 30% suggerito dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), nascondono una scarsa funzionalità delle Amp che rimangono, in gran parte “castelli di carta” pronti a sgretolarsi al primo alito di vento. Tali condizioni negative sono causate da una generale carenza gestionale causata dall’estrema frammentazione tra politiche nazionali, regionali e locali e dalle lacune ancora esistenti tra scienza e politica.

AREE MARINE PROTETTE, GIUSTIZIA SOCIALE E PARTECIPAZIONE: VERSO UNA GESTIONE COSTIERA INTEGRATA

Queste apparenti contraddizioni possono essere risolte attraverso la valorizzazione del principio di giustizia sociale in un processo dinamico dal basso verso l’alto in grado di riconoscere i diritti delle popolazioni costiere, dei pescatori, della fruizione turistica e di tutti i portatori di interesse coinvolti in un processo finalizzato verso la protezione e valorizzazione dei beni ambientali. In tal senso, occorre orientare tutti gli sforzi verso principi di equità sociale alla base della realizzazione e della gestione delle Amp. IE, in generale, la presenza di una estesa rete di aree marine protette può innescare attività culturali e ricreative tali da favorire flussi turistici e benefici economici per la piccola pesca costiera ed i residenti del luogo. In conclusione, il giusto equilibrio tra componente antropica e protezione ambientale diviene lo strumento principale per una gestione costiera integrata capace di coniugare le dinamiche sociali, politiche, economiche ed ecologiche del territorio. 

* Nicola Cantasano, ricercatore Cnr presso l’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo, in quiescenza.  

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