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Percorsi Seriali, su Disney+ la quarta stagione di The Bear della serie con Allen White, già confermata anche la quinta


The Bear è qualcosa che stupisce ogni volta, anche se la terza stagione non ci aveva soddisfatto pienamente, noi continuavamo ad amarla. E sapevamo di aver ragione. La quarta stagione è stata rilasciata in un’unica tranche di dieci episodi il 26 giugno 2025 su Disney+ in Italia (e il 25 giugno 2025 su Hulu negli USA). Il ritorno dopo una terza stagione considerata meno incisiva presenta una narrazione più coesa e una rinnovata tensione drammatica. La stagione si apre con un rimando al passato – un flashback che svela l’origine del nome “The Bear” – e subito scatta un’ora di pressione: una recensione del Chicago Tribune definisce il ristorante “promettente ma incoerente”, imponendo una deadline di 1440 ore per dimostrare la sua validità.

L’investitore Uncle Jimmy installa un timer in cucina, incarnando una minaccia palpabile che scandisce l’intera trama.Carmine “Carmy” Berzatto (Jeremy Allen White) si trova di fronte al peso della leadership e dell’insoddisfazione: il dialogo con Sydney rivela che non prova più gioia nell’esercizio stesso della cucina, spingendolo lentamente verso l’uscita di scena. Jeremy Allen White continua a dominare la scena, offrendo un’interpretazione emotivamente vibrante. Sydney Adamu (Ayo Edebiri), coautrice di uno degli episodi cardine, riceve sempre più spazio per esprimersi: diventa la nuova leader naturale del locale e affronta conflitti esistenziali su passioni, carriera e identità.

PERCORSI SERIALI, GLI ARCHI DI RICONCILIAZIONE DEI PERSONAGGI DI THE BEAR

Richie, Natalie/Sugar, Tina e gli altri membri dello staff vivono archi secondari di riconciliazione, sviluppo personale e affetti, spesso in bilico tra il passato (debiti emotivi, traumi familiari) e un futuro incerto. Il tono della narrazione si è sicuramente fatto più riflessivo rispetto all’esplosivo ritmo delle prime stagioni. L’azione in cucina lascia spazio a introspezione e quiete emotiva. Alcuni critici lodano il nuovo equilibrio interiore e la definizione dei personaggi.

Altri parlano di stasi e ripetizione, sostenendo che la narrazione risulta lenta se confrontata ai picchi delle stagioni precedenti. A mio avviso siamo in una situazione a metà dove c’è sicuramente un focus sui personaggi – e la prima sequenza è l’imprinting di tutto quanto – ed un necessario rallentamento delle scene, ma non in senso negativo, piuttosto come scelta stilistica e di racconto. Anche per me è un ritorno formidabile grazie a una struttura narrativa più coesa e al consolidamento di tutti gli elementi — drammaturgici e tecnici — in un mosaico narrativo più equilibrato.

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Il countdown è metafora del tempo che scorre irreversibile e del rischio di logoramento. Carmy non solo lotta per salvare il ristorante, ma soprattutto per ritrovare il senso del suo mestiere. Emozioni profonde emergono in scene come la terapia fra Carmy, Richie e Sydney nell’episodio finale, con Carmy che confessa di aver partecipato al funerale di Mikey, ma senza entrarci davvero dentro, indicativo di un trauma più profondo. L’episodio scritto da Ayo Edebiri (episodio 4) viene ampiamente celebrato per aver approfondito il personaggio di Sydney e le sue crisi: scatta un confronto tra ambizione, valori personali e autonomia artistica.

IL PATHOS DELL’EPISODIO CONCLUSIVO

L’episodio conclusivo (il numero 10 “Goodbye/Addio”) è carico di pathos: Carmy trasferisce le responsabilità a Sydney, Richie e Natalie/Sugar; annuncia il suo ritiro e firma il passaggio di consegne. Il finale, ambientato nel retro del ristorante, è intenso e concentrato su confessioni personali: Carmy abbandona il ristorante per affrontare la propria vita al di fuori del fuoco della cucina. Jeremy Allen White resta il fulcro emotivo della serie, gestendo con maestria sia le esplosioni isteriche in cucina sia i silenzi interiori nei momenti di introspezione. Ayo Edebiri cresce fino a rubare la scena in più occasioni, grazie a performance che mixano talento recitativo, co-sceneggiatura e autenticità emotiva.

Il cast di supporto (Ebon Moss-Bachrach, Abby Elliott, ecc.) regge il peso della sceneggiatura con scene intense di riconciliazione e sviluppo personale Sono molti i punti di forza di questa stagione. Primo fra tutti l’arco di crescita del personaggio del nostro protagonista, Carmy giunge a un’evoluzione autentica, chiudendo un cerchio iniziato dalle prime stagioni. Oltre lui vediamo come il personaggio di Sidney arrivi in primo piano e tutte le stagioni precedente portavano a questo. Si tratta di un personaggio finalmente centrale, supportato da una scrittura efficace e introspezione credibile.

PERCORSI SERIALI, UNA PROVA ECCELLENTE DEL CAST DI THE BEAR

Il cast tutto, poi, offre una prova eccellente, una stagione che brilla sui volti e nelle voci dei protagonisti. C’è anche a mio avviso una rinnovata coesione narrativa con più equilibrio tra azione in cucina e ritmi interiori. E poi c’è il finale. Tutto da gustare e non è un eufemismo per una serie ambientata in un ristorante, anzi per la serie per eccellenza ambientata in un ristorante, un episodio conclusivo denso, intimo e pieno di risonanza.

La quarta stagione di The Bear rappresenta un momento di transizione e maturità per la serie: abbandona in parte l’adrenalina delle cucine, in favore di introspezione e analisi emotiva, centrando il suo scopo nel distacco consapevole e nella costruzione di nuove fondamenta per il ristorante. Non mancano momenti di stasi e qualche sottotrama rimasta in sospeso, ma il valore emotivo e la crescita dei personaggi rendono questa stagione un tassello importante della saga. Se le tue passioni si trovano più nella drammaturgia esistenziale che nelle scintille tra pentole e passione, questa stagione saprà offrire riflessioni forti, consapevolezza di sé e una resa finale potente e delicata.

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