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Tobias Santelmann nei panni di Harry Hole in "Detective Hole"

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“Harry Hole” approda su Netflix, che affida la sceneggiatura all’autore dei romanzi da cui è tratta la serie: Jo Nesbø.


C’È un momento, proprio nei primi minuti del primo episodio, in cui Harry Hole è sul pavimento del suo appartamento. Non è caduto. È lì per scelta. O per resa. Cose che in fondo si somigliano. La bottiglia accanto, la luce di Oslo che entra obliqua dalla finestra, il telefono che non squilla. Tobias Santelmann non fa niente di teatrale: sta fermo, respira, e già capisci tutto quello che devi sapere su quest’uomo. Uno dei rari casi in cui un adattamento riesce a portare sullo schermo la qualità più difficile da rendere: non la trama, non i colpi di scena, ma l’aura di un personaggio.

I romanzi di Harry Hole esistono dal 1997, da L’uomo pipistrello, e da allora hanno venduto oltre sessanta milioni di copie nel mondo. Con Stieg Larsson e Henning Mankell, Nesbø è tra gli autori che hanno dato al Nordic noir una grammatica riconoscibile, quel modo di costruire il crimine come sintomo sociale, con Oslo in questo caso come organismo che respira, nasconde, accelera e rallenta secondo i bisogni della storia. Netflix ha deciso di affidare la sceneggiatura a Nesbø stesso, tutti e nove gli episodi. Non è un dettaglio minore.

HARRY HOLE NEL SUO PUNTO MASSIMO

Significa che le decisioni narrative, cosa mostrare, le ellissi e gli archi di trasformazione, dove entra la musica, sono passate attraverso la stessa mente che ha creato il personaggio trent’anni fa. Il romanzo adattato è La stella del diavolo, il quinto della serie, quello in cui Nesbø porta Harry al suo punto di massima crisi. Ha già perso troppo, ha bevuto troppo. Ha sbagliato abbastanza da essere licenziato e riammesso e di nuovo è sull’orlo. Il vizio dell’alcol gareggia continuamente con la sua capacità quasi soprannaturale di leggere i crimini, come se il talento investigativo fosse alimentato esattamente dalla stessa fonte che lo distrugge.

Santelmann ha la corporatura giusta, l’economia gestuale giusta, quel modo di muoversi come se il corpo fosse un peso da trascinare. Non è il carisma facile di certi eroi televisivi americani. Quando la serie lo mostra che beve, non è il bere già visto tante volte. No, è il bere di chi non ha altro da fare con le mani. Quando risolve un caso, lo fa con una stanchezza che non sembra recitata.Joel Kinnaman nei panni di Tom Waaler è la scelta più interessante del cast. Waaler è il collega corrotto, l’antagonista istituzionale. Kinnaman lo gioca con una sicurezza quasi solare, un sorriso sempre pronto, quella qualità inquietante delle persone che non sembrano mai preoccuparsi.

Diciamolo pure: Kinneman è agghiacciante e ci ricorda perché ci ha impressionato in un’altra grande serie come The Killing. Il confronto tra i due è il motore emotivo della serie, molto più del caso del serial killer: uno si distrugge cercando di fare la cosa giusta, l’altro è rimasto intatto scegliendo di non farla. Il caso principale è quello della Stella del Diavolo: omicidi rituali che colpiscono Oslo durante un’estate insolitamente calda, dite mozzate e diamanti rossi.

JO NESBØ COSTRUISCE HARRY HOLE COME UN DOPPIO

Nesbø usa il codice simbolico come mostra nei romanzi: il dettaglio che ritorna non è mai gratuito ma è una porta. La struttura narrativa si articola su due binari paralleli, l’indagine e il conflitto tra Hole e Waaler, che la serie risolve con proporzioni diverse: il caso è il meccanismo, il confronto con Waaler è il cuore. Sicuramente ci sono momenti in cui si avverte il peso dell’architettura, ma Nesbø conosce abbastanza la propria storia da sapere quando rallentare serve.

La produzione ha girato in centosessanta location reali. Nei romanzi di Nesbø, Oslo è costruita come un doppio: ordinata e socialdemocratica in superficie, corrotta e violenta sotto. È esattamente la struttura di Harry Hole: competente e distrutto, dentro il sistema e ai margini. La città e il detective non si somigliano per metafora, ma crescono dalla stessa radice narrativa. La fotografia di Ronald Plante lavora sulla luce estiva norvegese, giornate che non finiscono, crepuscoli che durano ore con una luce che non lascia nascondigli, che costringe tutto a essere visibile. È la luce giusta per un uomo che non riesce a smettere di vedere quello che vede.
La scelta di Nick Cave e Warren Ellis per la colonna sonora non è casuale.

Nesbø lo ha detto chiaramente: la musica di Cave è stata un accompagnamento alla sua scrittura per anni, il tono, la densità emotiva, il modo di stare nel buio senza cedere all’estetica del buio. E chi ama Nick Cave come il sottoscritto non può dargli torto. Per Detective Hole i due artisti hanno creato una musica che non commenta le scene, le abita, le esalta. Le loro tracce entrano nei silenzi, pesano sui movimenti di Santelmann, rallentano i momenti che devono essere lenti senza spiegarli.

IL MIX TRA STILE NORDICO E TENSIONE AMERICANA

Ma la colonna sonora non è solo quella originale perché Harry Hole nei libri ama il rock, i Ramones in particolare. Ma non solo, viste le sue t-shirt, soprattutto quella dei Pixies! La musica è diegetica e racconta il personaggio con un romanticismo danneggiato, una fedeltà a una forma di energia che il mondo ha dichiarato obsoleta. Nesbø è chitarrista, ha suonato in una band prima di diventare uno degli autori crime più letti al mondo. La musica attraversa i suoi romanzi come chiave di caratterizzazione, non come colore di sfondo.

I Ramones in un appartamento di Oslo non sono nostalgia, sono una dichiarazione di principio, e la serie ha l’intelligenza di trattarli come tali. Detective Hole è una serie solida, ben recitata, con un punto di vista coerente su chi è il suo protagonista. Non è perfetta, il mix tra stile nordico e tensione americana non è sempre fluido e non piacerà a tutti, ma ha qualcosa che molte serie di genere non hanno: un personaggio che non è una macchina narrativa, una colonna sonora che non decora ma agisce, e una domanda che rimane aperta fino alla fine. Non sulla trama, bensì se un uomo che si distrugge con tale costanza possa ancora sperare di cambiare qualcosa. Nesbø non risponde, nei libri come nella serie. Ed è probabilmente per questo che si continua a seguire Harry Hole.

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