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Il castagno e quindi la castanicoltura sono vitali per l’ambiente e l’economia delle aree interne. Servono investimenti e strategie integrate per valorizzarlo.
Gli alberi del castagno, simbolo di convivenza tra uomo e natura, sono importanti alleati per raggiungere gli obiettivi della transizione ecologica. Per il conseguimento di questa finalità è necessario orientarsi verso soluzioni capaci di utilizzare modelli rigenerativi, nel rispetto dei limiti ecologici e di legami profondi tra cibo, natura e comunità. Attualmente, gran parte dei tradizionali castagneti versa in condizioni critiche e, per proteggere questo prezioso capitale naturale, fonte di sostentamento economico a tante famiglie che “resistono” nelle zone interne del nostro Paese, dobbiamo usare strategie idonee e tempestive. Inoltre, i castagneti, che sommano le qualità del bosco di alto fusto con quello di frutteto, svolgono una funzione di contrasto al dissesto idrogeologico, per lo stoccaggio del carbonio e tutela della biodiversità, e quindi dalla loro salute dipende anche la salvaguardia di preziosi ecosistemi e la sopravvivenza di piccole attività economiche ed industriali di prossimità.
STRATEGIE DI SVILUPPO E STRUMENTI DI FINANZIAMENTO PER IL CASTAGNO
Per provare a dare risposte efficaci ai problemi di questo settore primario e valorizzare le risorse sociali, economiche e culturali dei territori a vocazione specifica, occorrono, perciò, strategie finalizzate al sostegno dell’intera filiera con una progettualità integrata e multifunzionale. Con questa visione, il Programma di Sviluppo Rurale regionale (PSR), 2020/27, potrebbe rappresentare lo strumento idoneo per sostenere le azioni e la qualità dei finanziamenti con gli strumenti dei fondi strutturali FEASR, FSE, FESR. Si tratta, quindi, di riconsiderare le modalità di gestione del territorio con nuovi criteri di “governance” e politiche attive e puntuali in fase di attuazione della gestione amministrativa e considerare, anche se in ritardo, la castanicoltura come “presidio ecosistemico forestale” e rendere attraente anche finanziariamente questo “Capitale Naturale” per garantire un sostegno valido al reddito precario dei conduttori singoli o associati.
Bisognerebbe, anche in rapporto alla Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), ottenere delle risposte sollecite nel merito da parte dei decisori politici per recuperare inoltre il gap amministrativo verso gli impegni istituzionali e governativi da attuare in rapporto alle raccomandazioni U.E. sulla Green Economy e agli obiettivi compresi nella Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile.
CRITICITÀ STRUTTURALI E VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO
Allo stato attuale, infatti, l’ultimo piano di settore castanicolo pubblicato risale al 2010/23 mentre quello relativo al 2022/27 non è stato neanche pubblicato in Gazzetta Ufficiale! Sembrerebbe un sintomo della crisi strutturale del sistema, delle sue obiettive resistenze e delle miopie delle categorie socio-politiche nel ritardo nella predisposizione di appropriati piani di sviluppo locale (Approccio Leader). Bisognerebbe ridare, allora, riconoscimento e dignità di cittadinanza attiva alle aree interne marginalizzate, impoverite e trascurate anche per gli effetti dovuti agli squilibri territoriali centrati sulla narrazione della prevalenza del modello di “città diffusa”.
Ecco perché, per un più equilibrato rapporto tra le parti, sarebbe opportuno e necessario che i programmi pubblici riconoscano, uscendo dalle consolidate “confort zone” il valore delle attività economiche nelle aree interne per riequilibrare le gerarchie territoriali, anche per meglio rispondere alla crescita della domanda di prodotti biologici tipici ad alto valore nutrizionale come sono le castagne.
CASTAGNO, LE PROPRIETÀ NUTRIZIONALI DELL’ALBERO DEL PANE
Le castagne, appunto, nel corso dei secoli hanno avuto un ruolo rilevante nell’alimentazione, tanto che lo storico greco Senofonte riporta che il castagno veniva definito come “l’albero del pane” dei poveri, proprio per l’importanza dei suoi semi quale fonte di nutrimento per le popolazioni del tempo. Facilmente reperibili, conservabili e di alto valore nutritivo sono state per un lungo periodo l’alternativa ai cereali nell’alimentazione dei ceti meno abbienti per il loro alto contenuto calorico, di fibra, di glucidi, di proteine di qualità e di lipidi. Nelle castagne è presente una elevata quantità di glucidi, efficace rimedio per le astenie psicofisiche.
Sono consigliate per chi pratica sport e la quantità di fibra favorisce la motilità intestinale e la riduzione della colesterolemia. Inoltre le loro proteine sono percentualmente uguali a quelle presenti nelle uova di gallina e contengono amminoacidi essenziali quali: triptofano, lisina e metionina. Si differenziano notevolmente anche dall’altra frutta secca per la presenza di grassi essenziali –linoleico e linolenico-importanti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Anche i grassi monoinsaturi come l’acido oleico e palmitoleico, in esse contenuti, contribuiscono a ridurre l’LDL e ad aumentare il colesterolo HDL con effetti cardio protettivi. Le castagne sono ricche di minerali come: calcio, magnesio, zolfo, rame, fosforo, manganese, ferro e zinco.
Sono presenti anche quantità apprezzabili di ribloflavina o vitamina B2, la niacina o vitaminaPP, utile per il sistema nervoso e la vitamina C. Si tratta di nutrienti e principi attivi che rendono preziosi questi frutti da custodire e valorizzare per come sarebbe necessario.
SFIDE CLIMATICHE E NUOVI PARADIGMI DI MODERNITÀ
Sono tutti fattori decisivi per dare più valore alle aree depresse e sostenere i tratti identitari di un patrimonio che va sostenuto con un surplus di valorizzazione anche culturale e garantito per le intrinseche potenzialità in termini di “performance” ad alto valore aggiunto.
Dare centralità a questo comparto agroalimentare significa, dunque, sapersi misurare con le più grandi sfide del nostro tempo, vedi crisi climatica ed ambientale, con l’aspirazione e la capacità politica necessarie per mediare le attuali diseguaglianze sociali e territoriali e per la stessa costruzione di tutela duratura per l’ambiente, i ceti sociali svantaggiati e i giovani “restanti” che provano a resistere e diventare testimoni e protagonisti di un nuovo paradigma solidale di modernità.
* Federica Barbieri, (biologa-nutrizionista) e Giuseppe Rogato, (referente agricoltura biologica).
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