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Gong Yoo (dariaivleva.photography)

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Il Florence Korea Film fest visto con gli occhi una “k” dipendente, dai film, ai drama, alla musica fino alla skincare


Ho vissuto quattro giorni in una bolla. Una magnifica e immaginifica bolla. Dove tutti capivano cosa dicevo, anzi c’era chi ne sapeva più di me. Nessuno chiamava “pupazzetti” i miei skzoo, qualcuno ha anche invidiato il mio Jiniret vestito. Dove tutti hanno riconosciuto la tang jacket adidas e “dove l’hai trovata?” (È stato un lavoraccio ragazz* mesi a monitorare Vinted per non prendere fregature o pagarla quattro volte il prezzo reale).

LA GIOIA DI SENTIRSI COMPRESE

È pura estasi sentirsi comprese. Come quando ho fatto venire giù la platea quando uno degli organizzatori parlando racconta dei suoi dieci giorni in Corea del Nord e poi chiede a noi da dove veniamo e serafica rispondo «dalla Calabria, che è un po’ meglio di Pyongyang» (la capitale della Corea del Nord).

FLORENCE KOREA FILM FEST, LA FESTA DI NOI “K” DIPENDENTI


Poi c’è stato lui. Il timido spavaldo. Bello più di quanto non appaia in film, serie, social. Gong Yoo, che entra in sala con quella camminata che non si impara, quella cosa che hanno certi uomini di sembrare sempre sul punto di dire qualcosa di importante e poi invece sorridono. E tu muori, poco, ma muori. Quello che smanetta per un paio di minuti sul cellulare – un flip, rigorosamente Samsung – per farti vedere che ha salvato proprio quella scena del film di Luca Guadagnino, da Chiamami con il tuo nome.

GONG-YOO IL TIMIDO SPAVALDO

Quello che si schernisce rispondendo «io? noooo, non sono un idol, mica sono uno dei Bts» (noto gruppo di kpop) quando gli chiedi come si sente a essere una stella con la più luminosa delle scie dell’Halluy coreana. O che sornione ti guarda negli occhi stupito quando gli dici che la sua masterclass è andata sold out in soli tre minuti.

IL CAPO VACANZE IN FEST

Gong Yoo quello che non va in albergo ma con la sua crew prende un airbnb (di lusso) e tipo capovacanze Pasqua 2026, in ciabatte organizza cene a casa. Quello che in conferenza stampa arriva con la perfetta liscetta a cadere sulla fronte, tutto di grigio vestito, con un mezzocollo in cachemire leggero e il giorno dopo te lo ritrovi mosso con un cardigan di mohair rosa pastello, maglietta bianca e jeans (credo fosse tutto Chanel, ma potrei sbagliare) e dice «se parlo troppo e vi annoio ditemelo» o che resta stupito che noi ancora si ami Coffee Prince che è del 2007, o fa la faccetta di chi ne sa quando chiede ma del Goblin cosa vi è piaciuto di più e dal pubblico in coro urliamo la “bromance”. L’uomo che lasciata Firenze ha continuato la gita a Roma, sempre con lo stesso stile.

OLTRE IL FLORENCE KOREA FILM FEST, LA PARENTESI ANTIDOTO

Prima di lasciare Firenze, siamo riusciti ad infilarci anche la presentazione del libro di Paolo Quilici (@antidoto) La Corea oltre Seoul”, il viaggio che smonta ogni cliché sul paese del kimchi e dei K-drama. Paolo Quilici porta il lettore fuori dalle rotte turistiche standard e racconta una Corea che non appare nelle guide. Quilici non scrive per chi cerca itinerari. Scrive per chi vuole capire un paese che si è costruito addosso un’immagine così lucida e precisa, tecnologia, beauty, pop culture, da rendere quasi invisibile tutto il resto. Quello che c’è sotto: le province rurali, i villaggi che il miracolo economico ha attraversato senza fermarsi, le persone che non abitano nella versione Instagram della penisola.
Il libro funziona perché l’autore ha evidentemente passato del tempo vero in quei posti. Non il tempo del reportage rapido, ma quello lento, un po’ scomodo, in cui ti perdi e poi capisci qualcosa.

IL QUOTIDIANO E GLI INVIATI SPECIALI AL FLORENCE KOREA FILM FEST

Io, la mia meravigliosa Tizi e cielomiomaritoSimo siamo stati gli inviati speciali del Quotidiano al Florence Korea Film Fest, che è ancora in corso, ma noi siamo dovuti rientrare. Una esperienza bellissima che merita un grazie speciale alla nostra calabrese a Firenze Valentina Messina, una perfetta padrona di casa.

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