Una scena da Heated Rivalry
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La serie rivelazione Heated Rivalry arriva su HBO Max Italia il 13 febbraio 2026. Trama, cast e perché Shane e Ilya hanno rivoluzionato il romance queer
L’abbiamo già vista tutt*. Più o meno legalmente e rigorosamente in lingua originale. Ora sta per arrivare ufficialmente, anche sottotitolata (ma non subito): venerdì 13 febbraio 2026, Heated Rivalry sbarca ufficialmente in Italia su HBO Max. E l’hype è alle stelle perché ci imporrà un volontario rewatch. E sì parlo di Heated Rivalry. La serie rivelazione. Il fenomeno. La grande meraviglia. Ovvero, quando il ghiaccio si scioglie o della rivoluzione romantica di Shane e Ilya. Che sono diventati nel tempo di un inconsapevole sbattere di ciglia le perfette crush di tutt noi.
IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL DOPPIAGGIO
HBO zero, fandom 1. Quando la base arriva in porta. Come ben scritto su Coming Soon da Emanuele Manta, il fandom è riuscito nell’impresa titanica di fermare il doppiaggio italiano della serie rivelazione Heated Rivalry, spingendo HBO Max, a rifare tutto da capo. È bastato un trailer, pubblicato nella giornata di mercoledì e al momento ancora disponibile nel profilo YouTube della piattaforma, per scatenare centinaia di commenti amareggiati o addirittura furibondi lì e sugli altri social network. Attraverso un messaggio condiviso su Instagram, HBO Max ha espresso la volontà di rimediare al “pasticcio”, comunicando che per ora la serie arriverà solo in versione originale con sottotitoli in italiano e che un nuovo doppiaggio sarà rilasciato più avanti.
(aggiornamento del 12 febbraio 2026)

LA VALANGA HEATED RIVALRY
Ma cos’è che rende questa serie un cult istantaneo, capace di strappare un rinnovo per la seconda, attesa per il 2027, e terza stagione ancor prima del debutto italiano? Non è solo una serie, è una valanga. Debuttata lo scorso novembre su Crave e HBO Max, la produzione diretta da Jacob Tierney ha compiuto un miracolo sportivo e narrativo: trasformare l’hockey su ghiaccio, bastione tradizionale di mascolinità tossica, nel palcoscenico per una delle storie d’amore queer più autentiche del decennio. Come ha ben sottolineato TeamWorld, Heated Rivalry segna la maturità del romance contemporaneo: «Non chiede permesso, non semplifica, non si giustifica». E i numeri rispondono: 96% di gradimento su Rotten Tomatoes e un fandom che ha mandato in crash i social media.
LA TRAMA
La prima scena di sesso arriva dopo 18 minuti, se ve lo state chiedendo. Protagonisti sono Shane Hollander (Hudson Williams) e Ilya Rozanov (Connor Storrie), due stelle dell’hockey, capitani di squadre rivali (Montreal Metros e Boston Raiders), intrappolati in una dinamica complicata. Tratta dal secondo romanzo della saga bestseller Game Changers di Rachel Reid, la serie adatta una relazione che dura un decennio. Shane, il golden boy canadese, neurodivergente che deve conciliare l’ambizione con la scoperta della propria identità gay. Ilya, il carismatico rivale russo, bisessuale, sfacciato e magnetico, ma profondamente protettivo. La serie esplora la paura dell’outing e i drammi familiari, ma lascia spazio alla gioia, alla gelosia agonistica e a un’alchimia che è fuoco.
HEATED RIVALRY O DELLA CHIMICA DEI PROTAGONISTI
Il successo della serie poggia sulle spalle, larghe e accoglienti, dei due protagonisti. La performance di Hudson Williams, attore coreano-canadese, nato proprio oggi, il 13 febbraio 2001, restituisce uno Shane vulnerabile e introspettivo. Un personaggio neurodivergente, con un disturbo dello spettro autistico, reso con una delicatezza che sfugge agli stereotipi. Connor Storrie, di Odessa nel Texas, dal canto suo, regala un Ilya magnetico e sfaccettato, passionale, prepotente, a tratti arrogante, ma profondamente umano. Ha imparato l’accento russo e ha costruito un Ilya così iconico da sorprendere persino se stesso per l’amore ricevuto dal pubblico. Nonostante le speculazioni virali sulla loro vita privata dovute all’intensità delle scene intime, cast e regia sono stati chiari: conta la storia, non il gossip. Che, comunque, impazza e coinvolge anche l’altro protagonista, François Arnaud, bisessuale dichiarato, ufficialmente impegnato in una relazione con l’attore Marc Bendavid, coinvolto in un chiacchericcio social per una presunta storia con Connor Storrie.

Che la serie sia un fenomeno che tutto trascina lo dimostra anche il fatto che da emeriti sconosciuti, o quasi, oggi Hudson Williams e Connor Storrie sono praticamente ovunque, dalle fashion week agli eventi mondani, non ultimo acclamati e adorati tedofori per Milano Cortina 2026. Condividendo su instagram uno scatto del momento, i due interpreti canadesi hanno usato come caption una citazione da Mean Girls, riadattata per l’occasione: «Sali, perdente, stiamo andando a Milano Cortina 2026».
DAI ROMANZI ALLE SERIE BL
Heated Rivalry non nasce dal nulla. È la punta di diamante di un movimento che parte dal BookTok dove i romanzi di Rachel Reiderano sono già dei best-seller e si inserisce in una rinascita globale della serialità LGBTQ+. La scrittrice canadese ha dichiarato di aver creato la saga Game Changers come risposta rabbiosa all’omofobia sistemica nella cultura dell’hockey. Quando la serie è stata annunciata i fan dei libri hanno accolto la notizia con entusiasmo ma anche timore, gli adattamenti televisivi spesso deludono le aspettative dei lettori. In questo caso, però, la fedeltà alla fonte originale combinata con l’abilità registica di Jacob Tierney ha prodotto qualcosa che soddisfa sia i fan storici che i nuovi spettatori. Il risultato è stato un effetto valanga sui social media. TikTok è letteralmente esploso di contenuti dedicati alla serie: edit delle scene più iconiche, analisi dei personaggi, confronti con altre serie queer, tutorial per imparare i nomi russi. La canzone “All The Things She Said” delle t.A.T.u., utilizzata in una scena chiave, è tornata virale dopo anni. Ciò che colpisce è l’autenticità con cui viene rappresentato il mondo dello sport professionistico, un ambiente dove la mascolinità è performativa, dove la vulnerabilità è considerata debolezza. “Heated Rivalry” smonta questi clichés dall’interno, mostrando come la vera forza stia nell’accettare chi si è non nel nasconderlo. La serie osa anche sul fronte della sensualità, con scene di sesso, molte e intense, girate con una grazia che non scade mai nel voyeuristico. C’è desiderio, sì, ma anche tenerezza. C’è passione, ma anche paura. È questo equilibrio a renderla adulta nel senso più profondo del termine.

LA SERIE GIUSTA AL MOMENTO GIUSTO
Heated Rivalry arriva in un momento particolare per la rappresentazione LGBTQ+ nei media. Dopo anni di progressi, stiamo assistendo in molti, troppi, paesi a un contraccolpo conservatore che minaccia di limitare i contenuti queer, specialmente quelli rivolti ai giovani. In questo contesto il successo della serie assume un significato che va oltre l’intrattenimento. Dimostra che esiste un pubblico globale affamato di storie queer autentiche, complesse e prive di censure. Dimostra che queste storie possono competere con le produzioni mainstream in termini di qualità e appeal. La tv pare stia finalmente riconoscendo che le storie queer non sono un mercato di nicchia, ma narrazioni potenti che parlano dell’esperienza umana universale: il bisogno di essere visti, accettati e amati per quello che siamo davvero.
Ama chi ti pare, un mantra, un dogma. Per tutti, mi auguro.
Preparate i popcorn e i fazzoletti: il 13 febbraio su HBO Max il ghiaccio si scioglie davvero.
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