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Se le polis greche sempre in guerra tra loro deponevano le armi per consentire la celebrazione delle Olimpiadi, nel Novecento è accaduto esattamente il contrario.

Se le polis greche sempre in guerra tra loro deponevano le armi per consentire la celebrazione delle Olimpiadi, nel Novecento è accaduto esattamente il contrario.

I Giochi del 1916 non furono mai celebrati per la Grande Guerra e gli atleti di tutto il mondo tornarono a incontrarsi nel 1920 per la VII Olimpiade ad Anversa. Ed è proprio il desiderio di cancellare il ricordo delle atrocità delle trincee che spinge gli organizzatori a scegliere il Belgio, uno dei Paesi più colpiti dal conflitto, e a escludere le Nazioni sconfitte e responsabili dell’inutile strage, per dirla con Benedetto XV.

La Russia, invece, decide di non partecipare per ragioni politiche. Nonostante le infrastrutture siano carenti e il Belgio sia uscito praticamente distrutto dalla guerra, le Olimpiadi sono un successo, soprattutto perché si consacrano nel ruolo di portatrici dei valori di pace e fratellanza tra i popoli.

Ad Anversa, per la prima volta l’Italia si presenta in maglia azzurra (il colore dei Savoia) e conquista 13 ori. A farsi notare è soprattutto il grande schermidore Nedo Nadi, che trionfa in 5 delle 6 gare a cui partecipa, mancando l’en plein per un malore.

La nostra squadra di pallanuoto, invece, decide di terminare in anticipo una gara perché la temperatura dell’acqua era troppo fredda… Ancora una volta, il record di medaglie conquistate spetta agli Usa, ma Paavo Nurmi, il “finlandese volante”, si consacra come uno dei più grandi atleti di tutti i tempi.

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