Osvaldo Bagnoli con Preben Larsen Elkjaer ai tempi del Verona
INDICE DEI CONTENUTI
E’ MORTO a 91 anni Osvaldo Bagnoli, l’allenatore dello scudetto dello storico scudetto del Verona, conquistato nella stagione 1984-1985. Bagnoli si è spento all’ospedale Borgo Roma della città scaligera. Nato a Milano il 3 luglio del 1935 Bagnoli ha iniziato la sua carriera nel Milan, giocando da centrocampista, a metà anni 50′. Lasciato il club rossonero ha vestito le maglie di Verona, Udinese, Catanzaro, Spal, Udinese e Verbania, per poi ritirarsi nel 1973 e iniziare ad allenare. In panchina il “mago della Bovisa”, così venne soprannominato, ha guidato Solbiatese, Como, Rimini, Fano, Cesena, Verona, Genoa e infine Inter, squadra per cui faceva il tifo da bambino e che ha allenato dal 1992 al 1994.
MORTO BAGNOLI, IL CORDOGLIO DEL VERONA
Pochi minuti dopo la notizia della scomparsa di Bagnoli il Verona ha pubblicato una nota di cordoglio sul proprio sito ufficiale. “Con infinita tristezza e commozione, Hellas Verona FC piange la scomparsa del proprio Presidente Onorario, Osvaldo Bagnoli, ora e per sempre Leggenda inimitabile non solo del nostro Club, ma di tutto il calcio italiano.
Originario della Bovisa, quartiere operaio di Milano, e di umili origini, Osvaldo ha conservato in ogni sua parola e in ogni suo gesto un’umiltà che hanno ispirato rispetto e ammirazione da ogni persona e tifoso incontrato sul proprio cammino. Dopo un inizio di carriera da giocatore al Milan, è proprio al Verona che Osvaldo si è imposto per quattro anni come mezz’ala dall’ottima predisposizione al gol. Appese le scarpette al chiodo nel 1973, se le riallaccia per diventare, immediatamente, allenatore della Solbiatese.
OSVALDO BAGNOLI, LA CARRIERA DA ALLENATORE
Nelle esperienze a Como, Rimini, Fano e Cesena ottiene salvezze, promozioni e mostra le qualità che nel 1981 lo portano a incrociare nuovamente la strada del Verona che – dopo un decennio quasi ininterrotto di Serie A – fatica a tornare nella massima serie. Pronti, via: l’estate dell’Italia Campione del Mondo in Spagna è anche quella in cui – al primo tentativo e al termine di una cavalcata esaltante – Bagnoli e il suo Verona tornano in Serie A, l’unica categoria frequentata dai gialloblù per le 8 stagioni successive. E non una Serie A “qualsiasi”. La migliore di sempre, dove il piccolo grande Verona del piccolo grande Osvaldo conquisterà tre partecipazioni alle coppe europee (due Uefa e una dei Campioni) e due finali di Coppa Italia. Ma è nella stagione 1984/85, naturalmente, che si compie il capolavoro assoluto di Bagnoli e del Verona, prima e tutt’ora unica squadra di città non capoluogo di Regione a conquistare lo Scudetto nella Serie A a girone unico. Un’impresa mai troppo celebrata, che tutti i protagonisti, nessuno escluso, attribuiscono prima di tutto al mister.
Negli ultimi anni di vita, i meritati riconoscimenti: la Hall of Fame del Calcio Italiano della Figc nel 2017, il titolo di Presidente Onorario dell’Hellas Verona nel 2018. Sei il più Grande di tutti. E ci manchi già, Osvaldo”.
IL CORDOGLIO DI RANIERI E COLLOVATI
Un’impresa impronosticabile, bissata, per dimensioni, solo dal Leicester di Ranieri trentuno anni dopo. E proprio Ranieri ricorda quel risultato: “Quell’Hellas è stata, insieme al Cagliari, la squadra che più ricorda questo tipo di imprese, dove una società di provincia riesce a battere le grandi. Il calcio perde un signore, una grande persona e un punto di riferimento”.
A seguito dell’addio al Verona – dopo due decimi posti, un quarto posto, un quattordicesimo e una retrocessione – passò ad allenare il Genoa, dove collezionò una quarta e una quattordicesima posizione. “Bagnoli è stato tra i più grandi e allo stesso tempo semplici allenatori di sempre. Secondo me è stato sottovalutato”, le parole di Collovati, allenato da Bagnoli tra il 1990 e il 1992.
MORTO BAGNOLI, IL CORDOGLIO DELL’INTER
Quindi l’esperienza all’Inter: al primo anno ottenne un secondo posto alle spalle del Milan. L’Inter così lo ricorda sul suo sito ufficiale: “Umile, rispettoso, genuino: Osvaldo Bagnoli è stato un uomo autentico, che rispecchiava in tutto e per tutto la sua Milano e la sua Bovisa, il quartiere dove è nato e cresciuto. Persona di grande intelligenza, tecnico accorto, metodico e scrupoloso, Bagnoli era solito appuntare ogni annotazione utile per gli allenamenti e le partite su un taccuino, il suo fedele “quadernètt”, come lo chiamava lui. All’Inter Bagnoli costruisce una squadra intorno a Ruben Sosa e sfiora un’incredibile impresa, arrivando quasi a rimontare al Milan 11 punti di svantaggio – con 2 in palio per la vittoria. La seconda stagione non è altrettanto positiva e la sua avventura all’Inter finisce nel febbraio 1994 dopo 56 panchine totali. Non comprava i giornali, ma li leggeva, li memorizzava e si informava al bancone del bar. Un uomo d’altri tempi, un uomo di valori antichi capace di andare controcorrente: umile e schivo, ma dotato di un’intelligenza sopraffina”.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA