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Blitz antimafia della Polizia a Bari: Due arresti per le sparatorie avvenute nei quartieri Carrassi e Libertà.


BARI – Una risposta rapida e decisa dello Stato di fronte alle recenti tensioni armate che hanno scosso le strade del capoluogo pugliese. La Polizia di Stato di Bari ha eseguito questa mattina, 27 luglio 2026, due ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettante persone, ritenute responsabili degli episodi di fuoco registrati nei quartieri Carrassi e Libertà. I due arresti giungono al termine di un’articolata attività d’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Gli investigatori si sono concentrati sulle dinamiche criminali che hanno portato all’uso delle armi in due zone ad alta densità abitativa della città, definendo responsabilità e ruoli legati ai recenti agguati e scontri a fuoco.

GLI ARRESTI PER LE SPARATORIE

I due arresti, scattati su richiesta del Pubblico Ministero ed emessi dal Gip del Tribunale di Bari, giungono al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) e condotta dalla Squadra Mobile. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di lesioni personali e porto in luogo pubblico di arma da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso.Alla base delle violenze ci sarebbe una strisciante faida legata alla gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare nella zona di Carrassi. Le investigazioni hanno ricostruito uno scenario complesso di forti attriti tra le articolazioni del clan Strisciuglio attive nel quartiere Libertà e quelle del rione San Paolo.

LE TAPPE DELLE SPARATORIE A BARI E LE PROVE CHE HANNO PORTATO GLI ARRESTI

Gli episodi contestati risalgono alla primavera scorsa e vedono come vittime due giovani legati al clan Strisciuglio. Il 9 aprile ci fu il primo agguato in viale della Repubblica (quartiere Carrassi), culminato con il ferimento di un 19enne. Mentre il 14 aprile: la ritorsione in via Dante (quartiere Libertà), dove a rimanere ferito sotto i colpi di pistola è stato un 22enne.

Sin dalle prime fasi, gli inquirenti hanno ipotizzato una matrice comune. Un’intuizione confermata dalla dinamica identica dei due raid: in entrambi i casi, i sicari sono entrati in azione a bordo di uno scooter per poi aprire il fuoco e darsi alla fuga tra i passanti. A incastrare i presunti responsabili sono stati i decisivi riscontri ottenuti dall’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, uniti alle intercettazioni ambientali e telefoniche avviate immediatamente dopo gli agguati.

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