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Rifiuti in un centro di raccolta

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AUMENTA la raccolta differenziata ma non cala il salasso «rifiuti» per le famiglie. Un paradosso ma facilmente spiegabile: i comuni pugliesi pagano quasi 100 euro in più per lo smaltimento dell’immondizia rispetto alla media italiana; quindi, è vero che la differenziata sale, ma siccome gli impianti sono insufficienti, la Puglia è costretta a trasferire ancora parte della sua monnezza in altre regioni. Questo significa che i costi lievitano o, quantomeno, non diminuiscono rispetto al passato.

E se i costi di smaltimento non si riducono, a cascata la Tari non decresce. Mediamente in Puglia i Comuni spendono 407 euro per lo smaltimento di una tonnellata di immondizia, la media italiana è di 317 euro, il Nord è l’area più virtuosa ma non solo perché la raccolta differenziata raggiunga percentuali più elevate. Se in Lombardia il costo per i Comuni è di 234 euro per ogni tonnellata smaltita il motivo principale è da ricercarsi in una maggiore dotazione di impianti che riduce la quantità di immondizia da trasferire fuori dai confini regionali o provinciali.

Lo mette nero su bianco la Corte dei Conti nel report sulla «Qualità della spesa dei Comuni»: «Nelle Regioni a statuto ordinario – evidenziano i magistrati contabili – il costo del servizio rifiuti per tonnellata ammonta mediamente a euro 317. In un quarto dei territori comunali si spendono meno di euro 249, mentre in un altro quarto si spendono più di euro 415 pro capite». Dallo studio emerge una forte differenza fra la maggior parte delle Regioni del Nord e quelle del Sud. A livello provinciale, il territorio in cui il costo medio è più elevato è Rieti (euro 526), seguito da La Spezia (euro 520) e Avellino (euro 499), mentre il costo più contenuto del servizio è in Lombardia, nelle province di Lecco (euro 209), Mantova (euro 210), Bergamo e Como (in entrambi i casi euro 219)».

«Il costo del servizio rifiuti – si legge – è influenzato da fenomeni di economie di scala, ossia risulta maggiore a livello pro capite nei contesti dei Comuni con dimensioni più piccole e tende a ridursi a mano a mano che le dimensioni aumentano».

Sono i comuni più grandi (50.000 abitanti e oltre) a spendere di più. In Puglia la provincia con il costo maggiore è quella Foggiana con 448 euro, segue il Barese con 416 euro per tonnellata, poi Brindisi (398 euro), Bat (392), Taranto (391) e Lecce (386). Paradossalmente, le regioni e le province che raggiungono una più alta percentuale di raccolta differenziata presentano costi maggiori: «Al Nord – si legge nella relazione – maggiori livelli di raccolta differenziata hanno effetti benefici sulla spesa: -17% nei Comuni in cui la raccolta differenziata supera il 65% rispetto a quelli in cui non si raggiunge il 40% nel Nord-Ovest, dato che balza a -26% nel Nord-Est. Al Centro e in misura più spiccata al Sud la situazione è esattamente inversa: i costi aumentano del +3% al Centro e addirittura dell’11% al Sud. Tale situazione fa emergere un divario che dovrebbe essere ulteriormente indagato, anche attraverso una analisi contabile che faccia attenzione a considerare le diverse modalità di contabilizzazione delle entrate da vendita del materiale riciclato».

Secondo la Corte dei Conti, inoltre, le differenze tra Nord e Sud sono da imputare a modelli gestionali e organizzativi: «Il Nord – scrivono i magistrati contabili – è l’area del  Paese nel quale, nel corso degli anni, si è sviluppata una gestione di carattere industriale all’interno di organismi partecipati o gestioni associate di varia natura giuridica, che ha dato vita a vari network in cui il modello consente di sfruttare economie di scala attraverso la costituzione di reti di gestione fra enti locali. Il Sud e, seppure in minor misura, il Centro, richiedono molte più risorse finanziarie. I costi dei servizi sono più alti di oltre la metà rispetto al benchmark Nord-Est, in tutte le categorie dimensionali (Sud: +51% per i piccoli, +56% per i medi, +53% per i grandi; Certo: +40% per i piccoli, +44% per i medi, +29% per i grandi)».

Insomma, al Nord la maggiore raccolta differenziata ha un effetto benefico sui costi, al Sud li aumenta. Ovviamente costi più elevati finiscono per scaricarsi sui portafogli delle famiglie: in Puglia nel 2020, mediamente, il prezzo della Tari è stato di 370 euro, contro i 300 euro di media italiana.

La regione in cui si rileva la spesa media più bassa è il Trentino Alto Adige (193 euro); al contrario, la regione con la spesa più elevata è la Campania con 419 euro. È questo il quadro che emerge dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento una famiglia tipo composta da tre persone e una casa di proprietà di 100 metri quadri.

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